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È la Coppa Davis di Federer
ma Wawrinka ha grandi meriti

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Il rovescio a una mano è da anni un'eccezione tra i giocatori di prima fascia: meno del dieci per cento lo preferisce al colpo bimane, gli altri forse lo considerano un residuo di un tennis antico, sorpassato. Non è così: tra gli irriducibili del classic one-handed backhand si contano alcuni tra i migliori giovani, da Grigor Dimitrov e Dominic Thiem, e tra i più forti degli ultimi due lustri, come gli svizzeri Roger Federer e Stan Wawrinka. Sono proprio loro due, efficacissimi testimonial del colpo più scenografico del tennis, a guadagnarsi l'ultima standing ovation della stagione 2014 con l'impresa realizzata in terra di Francia, a Lille. L'uomo che impersona la sconfitta dei francesi nella finale di Coppa Davis è tuttavia un altro esegeta del rovescio a una mano, il supercampione molto annunciato e mai compiuto Richard Gasquet, ieri in drammatico tono minore nel doppio con Julien Benneteau e oggi incapace di mettere in difficoltà Federer nel quarto match del confronto transfrontaliero, quello della speranza amaramente delusa del capitano Arnaud Clement.

Con il limpido trionfo su Gasquet (6-4, 6-2 6-2 in un'ora e 52 minuti) il numero 2 al mondo, in balía solo 48 ore fa di Gael Monfils, ha conquistato uno dei pochi titoli che mancava nel suo curriculum, quello di campione mondiale con la nazionale rossocrociata. La sua grande felicità s'è espressa con il tuffo sulla terra rossa e con qualche lacrima. Ma va detto che buona parte del merito del successo di squadra, il primo nella storia svizzera, va riconosciuto a Stan Wawrinka, travolgente venerdì con Jo-Wilfried Tsonga e perno portante della coppia con Federer ieri.

Contro Gasquet, Roger ha sfoggiato un gioco pulito e concreto, senza errori e con alcuni acuti che hanno entusuasmato il pubblico dello Stade Pierre Mauroy, meno sciovinista di quanto m'aspettassi. Ha controllato l'emozione - gareggiare per i colori nazionali non è come farlo per se stessi - fino al colpo del ko, un incrociato a campo preventivamente sgombrato che entrerà nell'immaginario sportivo svizzero come in quello italiano si scolpì il gol di Rivera nei supplementari della semifinale di Città del Messico con i tedeschi, nel 1970.

Non credo che adesso a Federer importi l'aver mancato l'altro obiettivo della sua fantastica stagione, che era arrivare alla sosta invernale da numero uno ATP. Festeggerà stasera con Stan Wawrinka, con il capitano-amico Severin Lüthi, che quest'anno non ha sbagliato una scelta, con Marco Chiudinelli e Michael Lammer, comprimari e ottimi sparring partner. Spero li raggiunga Mirka, la moglie di Roger, protagonista una settimana fa dell'episodio che aveva irritato Wawrinka durante la semi delle ATP Finals, e che forse d'ora in poi adotterà la linea di un maggiore understatement. Ma sono dettagli in uno dei giorni più memorabili per Roger, che inizierà il 2015 con sicurezze e stimoli persino maggiori di quelli degli ultimi anni.
Twitter @claudiogiua