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La giornata dei piccoli divi greci cresciuti sotto il solo australe

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Che mi ricordi, solo Eleni Daniilidou, sei anni fa ventunesima nel ranking WTA, ha dato qualche lustro al tennis greco, in gran spolvero nella prima edizione delle Olimpiadi moderne, nel 1896 ad Atene, per poi assopirsi senza più risvegli. Invece mi sono goduto un paio d'eccezionali giocatori di origine greca: l'americano Pete Sampras, classe 1971, mamma di Sparta, dominatore per quasi un decennio del tennis mondiale con 14 Slam e 286 settimane da numero 1, e l'australiano Mark Philippoussis, 1976, per metà italiano, finalista a Flushing Meadows nel 1998 e a Wimbledon nel 2003, numero 8 del ranking ATP nel 1999. Mark Baghdatis è greco-cipriota, quindi non c'entra nulla con la categoria dei migranti.

Anche i più promettenti under 20 a livello mondiale sono entrambi australiani d'origine ellenica. Nick Kyrgios, vent'anni a fine aprile, è già numero 50 al mondo e l'anno scorso ha conquistato i quarti di finale a Wimbledon sconfiggendo Rafael Nadal (7 - 6 5 - 7 7 - 6 6 - 3). Thanasi Kikkonakis, che in aprile ne compirà 19, è in fase di rapidissima crescita. Agli Australian Open cominciati oggi i due ragazzi hanno affrontato in contemporanea giocatori di ottimo livello.

Nick se l'è vista con Federico Delbonis, argentino di 24 anni, l'anno scorso vincitore dell'ATP 250 di San Paolo su Paolo Lorenzi e nel 2013 sconfitto in finale da Fabio Fognini nel 500 di Amburgo e da Ernst Gulbis nel 250 di Nizza.  Proprio il lettone, numero 11 del seed degli Open di Melbourne, è stato invece l'avversario di Kokkinakis. È stato, il loro, un match di straordinaria intensità. Thanasi, dotato di un efficacissimo diritto in torsione, di un rovescio preciso e di un servizio formidabile, ha lasciato il primo set (5-7) per un calo di tensione forse dovuto al tifo rumorosissimo a suo favore, ha fatto il bello e il cattivo tempo nel secondo (6-0), s'è preso una prolungata sosta nel terzo (1-6). La quarta frazione ha espresso tennis di qualità ed energia. Annullati quatto match point al supponente contendente, Kikkonakis ha conquistato di forza il tie break dopo 64 minuti tiratissimi. Nell'ultimo set l'equilibrio s'è spezzato solo quando, avanti per 6-5, l'australiano ha fatto vedere di che pasta è fatto in termini di tenuta nervosa, non lasciandosi sfuggire la prima occasione di chiudere il match. Entrato nel tabellone principale grazie a una wild card, Thanasi è da oggi virtualmente numero 144 della classifica mondiale.

Più sofferta di quando pronosticato la vittoria di Kyrgios, che non è nella forma smagliante di metà 2014 a causa di qualche problema fisico. Delbonis è giocatore costante, con buoni colpi base e un servizio che gli ha a lungo consentito di contenere i danni anche contro un bombardiere come l'australiano, peraltro molto nervoso. La parità di forze schierate è ben descritta dalla sequenza palindroma dei punteggi dei primi quattro set: 7-6 3-6 6-3 6-7. Il set decisivo (6-3) è durato lo stretto indispensabile a Nick di trovare la concentrazione e di approfittare della nulla abitudine di Delbonis ai match al meglio sui cinque.  Difficile dire fin dove possano arrivare qui i due ragazzi più amati dalle teenager di Melbourne, presenti in massa sugli spalti. Ma è certo che almeno uno dei due sarà grande protagonista del tennis prossimo futuro. Più probabilmente, entrambi: per la felicità della diaspora greca.

Degli italiani in campo si può dire solo bene. È uscita di scena Karin Knapp, opposta all'ingiocabile romena Simona Halep in apertura di giornata nella Rod Laver Arena (6-3 6-2), ma hanno superato il turno gli altri quattro. Senza storia le vittorie di Sara Errani e Roberta Vinci, troppo superiori rispetto alla ventenne americana Grace Min (6-1 6-0) e alla serba Bojana Jovanovski, 23 anni, l'estate scorsa salita fino al posto 32 del ranking WTA. Ottima le prova di Andreas Seppi contro la bestia nera personale Denis Istomin, ancora una volta capace di trascinare il numero 2 d'Italia al quinto set sul remoto campo 22: 5-7 6-3 2-6 6-1 6-4. Se possibile, più convincente m'è parso (ho seguito spazzi di partita) Simone Bolelli contro Juan Monaco (6-3 3-6 6-3 6-1), che è stato tra i più efficaci giocatori su terra battuta dell'ultimo decennio. Peccato per i colori nazionali, ma non per lo spettacolo, che il bolognese trovi Roger Federer al secondo turno. Partita imperdibile, per chi ama il tennis dal gesto pieno.
Twitter @claudiogiua