I "se" non cambiano nulla delle vicende umane, ma aiutano a capire. Dunque: se Andreas Seppi non avesse atteso di compiere i trent'anni per trovare la felicità di scendere in campo e la sicurezza nel proprio gioco, cosa sarebbe stata la storia del tennis italiano d'inizio millennio? Davanti al pubblico innamorato di Roger Federer della Rod Laver Arena - lo sono tutti i pubblici del mondo - il sudtirolese è apparso oggi così felice e sicuro che noi italiani non abbiamo mai dubitato, game dopo game, che davvero potesse riuscire nell'impresa di battere in uno Slam il più forte giocatore dell'era moderna. Impresa riuscita che sarà indicata a generazioni di tennisti in erba come un obiettivo a cui puntare: "... devi crederci e devi divertirti. Fai come Seppi quando sconfisse Federer agli Australian Open del 2015, ma l'anno devo controllarlo...".
Anzitutto sgombriamo l'orizzonte dai dubbi. Il numero 2 al mondo è nel pieno di una fase positiva della carriera, nonostante i 33 anni e 4 mesi sul groppone. Da quando il suo coach è Stefan Edberg, ha razionalizzato e reso più efficace il gioco, accorciando gli scambi e scendendo più frequentemente a rete. È in eccellente forma da mesi, come ha dimostrato vincendo in novembre la Coppa Davis in casa dei francesi e in questo inizio di stagione australe. Due giorni fa, opposto al miglior Simone Bolelli degli ultimi anni, ha subìto nel primo set ma poi ha agevolmente condotto il match fino alla vittoria.
Insomma: ha vinto Seppi, mica ha perso Roger. Secondo Paolo, il mio personal technical advisor, l'azzurro è stato bravissimo a rimanere con i piedi vicino alla riga di fondocampo, non permettendo a Federer di prendere tempo e girare attorno alla palla come avrebbe voluto. Lo svizzero è stato carente dalla parte del rovescio dove non è risultato sempre incisivo. Spesso ha dovuto ricorrere al rovescio in back, colpo che non ha permesso ad Andreas di sparare vincenti ma nemmeno gli ha procurato particolari fastidi. Tatticamente Federer ha provato a essere molto aggressivo quando s'è sentito in trend favorevole o è stato avanti nel punteggio, ma Seppi in occasione dei punti importanti (i due tie-break su tutti) è riuscito a difendersi in maniera straordinaria. Se Federer può rimproverarsi qualcosa è d'aver perso il secondo set dopo essere stato avanti 4-1 in un tie-break che aveva raggiunto per miracolo (e anche con un po' di fortuna).
Roger ha regalato poco o nulla. Andreas è stato perfetto nei primi due set (6-4 7-6), leggermente sottotono nel terzo (4-6), incerto in un solo game del quarto (7-6), attento ed esplosivo sempre: complessivamente, il miglior Seppi mai visto, letteralmente fenomenale nei passanti di rovescio, molto determinato al servizio. La differenza con Federer l'ha fatta, come detto, nei due tie break, che ha conquistato in forza di un carattere che solo raramente in passato gli avevo visto sfoggiare. Il merito va ovviamente, per buona parte, al coach Massimo Sartori, da vent'anni al suo fianco, vera eccellenza della scuola tennistica italiana.
Nel quarto turno degli Open australiani Andreas, che ufficiosamente è di nuovo tra i Top 40, troverà Nikos Kyrgios, astro nascente del nuovo tennis degli antipodi. Avrà contro il ventenne d'origine greco-malese e tutta la Rod Laver Arena, a meno che qualche gruppo d'italiani di Melbourne non venga al Park a sostenerlo.
Giornata di altri "se" del tennis italiano. Se Filippo Volandri avesse avuto un servizio appena decente, sarebbe stato un Top Ten e avrebbe raggiunto il terzo turno di uno Slam almeno una decina di volte (gli riuscì solo al Roland Garros 2008). Con le stesse, o addirittura peggiori, condizioni di servizio Sara Errani è arrivata tra le Top Five due anni fa e c'è rimasta lungo, ha disputato una finale di Slam (Roland Garros 2012) in singolare, oltre a due semifinali e tre quarti di finale, per tacer dei tornei WTA di singolo e degli Slam di doppio vinti, dei trionfi in FedCup. Non è un dato scientifico, ma anche questo confronto a distanza di due nostri numeri 1 conferma che la rilevanza del servizio nel tennis femminile è percentualmente meno significativa che in quello maschile. Purtuttavia conta, eccome. Parafrasando l'assurda ipotesi volandriana, se la romagnola avesse un servizio appena decente, avrebbe già forse vinto il suo Slam.
Nel match di oggi nella Hisense Arena nel Melbourne Park la carenza nel servizio di Sara è stata determinante nel determinare la sconfitta contro la muscolosa Yanina Wickmayer, 25 anni, attualmente WTA 80. Arraffato il primo set per 4-6 grazie all'alto tasso di errore dell'avversaria, l'azzurra ha mancato di un soffio di andare sul 3-0 nel secondo set per poi vederselo sfuggire (6-4) non appena la belga ha preso a collocare dentro il rettangolo di gioco le pallate che in precedenza metteva regolarmente fuori. Il terzo set ha riassunto i temi dei due precedenti: tanti errori di Wickmayer, troppi servizi sotto la sufficienza di Errani. Un buon matematico avrebbe descritto perfettamente con i numeri quanto stava accadendo in campo prevedendo - a condizioni persistenti - l'ineluttabilità del successo di Yanina, che ora conduce per quattro match a due il personale confronto con Sara.
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