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Stan e Nole implacabili
a Kei e Milos le briciole

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Bisogna fare autocritica quando si sbaglia. Un anno fa ho giudicato irripetibili i risultati di Stan Wawrinka sul plexicushion dei campi di Melbourne, dovuti - scrivevo - a circostanze eccezionali quali l'entusiasmo per aver sconfitto nei quarti Novak Djokovic (non accadeva dal 2006) e l'evidente condizione di sofferenza e inferiorità di Rafael Nadal in finale. Invece la vittoria a Monte Carlo in primavera su Roger Federer e il contributo al trionfo in Davis a Lilla in autunno hanno consacrato lo svizzero come uno dei più costanti ed efficaci giocatori del circuito, tanto da finire la stagione da numero 4 del ranking ATP e da cominciare il 2015 con il trionfo a Chennai.

Dagli Australian Open viene oggi la consacrazione definiva. Sotto gli occhi dei rispettivi nobilissimi coach Magnus Norman e Michael Chang, Wawrinka ha vinto il suo quarto di finale contro Kei Nishikori (6-3 6-4 7-6 in 2 ore e 4 minuti) grazie alla prevalenza nel servizio e alla capacità di approfittare di qualsiasi spiraglio lasciatogli dall'avversario. Per alcuni tratti è parso irresistibile anche se ho condiviso con altri la sensazione, a passaggio di turno acquisito, che se il giapponese - appena un gradino sotto Stan nella classifica mondiale - avesse compiuto il miracolo di prendersi il set dopo la rimonta fino al 6-6 da 6-1 nel tie break, il match sarebbe tornato alla sua portata. Lo stress di dover affrontare almeno un altro set o addirittura due avrebbe potuto condizionare Wawrinka non poco. Peraltro, agli ultimi UsOpen il giapponese aveva già prevalso su di lui in cinque set.

Poiché gli slogan pubblicitari s'impongono nel lessico quotidiano ("...anch'io ho commesso un errore", "...con quella bocca può dire ciò che vuole", "...cosa vuoi di più dalla vita?"), m'è venuto INGenuamente da pensare "...ma la vera domanda è: perché..." Kei è uscito così abbacchiato dal centrale del Melbourne Park? La risposta l'ha data ieri un articolo di Claudio Plazzotta, giornalista di Italia Oggi (si occupa di stampa e comunicazione) e appassionato di tennis, nel quale si elencano i ricavi annui dei Top Ten, in gran parte dovuti alle sponsorship. Nishikori è oggi probabilmente, grazie al mercato giapponese e asiatico, il recordman mondiale il termini di valore. Il suo principale contratto è con Uniqlo, il brand di abbigliamento che ha sognato di avere in semifinale sia lui, sia Novak Djokovic, anch'egli a libro paga: sarebbe stato uno spot globale dal valore straordinario, del quale essere con entrambi generosamente grato. Dall'articolo ho anche appreso che il nuovo contratto di Andy Murray con l'americana Under Armour, che prende il posto di Adidas, vale 5 milioni di euro l'anno. Tanta roba.

Bisogna fare autocritica quando si sbaglia. Ho a lungo faticato a considerare Milos Raonic un giocatore completo, avendolo spesso visto puntare tutte le proprie carte sul servizio, forse oggi il più redditizio in circolazione. Il canadese di origini montenegrine ha invece altre qualità, evidenziate nell'ultima stagione dalle cure di Riccardo Piatti e Ivan Ljubicic. Arrischia discese a rete non sempre suicide, prova quando può qualche tocco di fino (palle alte e corte), tiene più a lungo del passato gli scambi da fondo campo. A 24 anni appena compiuti, ha ampli margini di miglioramento. Per adesso, tuttavia, Novak Djokovic gli è almeno di una categoria superiore. Implacabile, annichilisce psicologicamente Milos, che perde via via sicurezza e alza il tasso di errore. Al serbo, mobilissimo sulle gambe, basta controllare senza distrazioni la partita, prendersi il tie break nel primo set, gestire il break d'apertura nel secondo, prendere il largo nel terzo e chiudere per assicurarsi la semifinale. Finisce 7-6 6-4 6-2. Fossi Ljubicic, andrei da Nole a ringraziarlo per il contributo alla didattica.

Bisogna fare autocritica quando si sbaglia. Io ho sbagliato nel criticare senz'appello Fabio Fognini dopo l'eliminazione al primo turno degli Australian Open per mano dell'oscuro colombiano Alejandro Gonzalez. Il ligure, grazie alla tranquillizzante compagnia dell'amico Simone Bolelli, sta silenziosamente disputando un eccellente torneo di doppio a Melbourne, tanto da superare nei quarti (7-6 7-6) due vecchie volpi come l'uruguaiano Pablo Cuevas, ottimo singolarista e vincitore del torneo di doppio al Roland Garros 2008, e lo specialista spagnolo David Marrero, vincitore delle Masters Finals del 2013, in forza di una maggiore qualità tennistica accoppiata a un affiatamento e a una sintonia quasi perfetti. Partita durissima, sempre in bilico e decisa da due tie break, comunque.

Gli avversari di Fognini e Bolelli in semifinale saranno l'olandese Jean-Julien Rojer e il romeno Horia Tecau. Passassero il turno, sarebbero i primi maschi italiani a disputare una finale di Slam nell'era Open. In tribuna non mancheranno Corrado Barazzutti e lo staff della FIT in vista dell'impegno in Coppa Davis ad Astana, in Kazakistan, dal 6 all'8 marzo. Con Seppi in gran spolvero e Bolelli e Fognini in crescita, quella azzurra è tra le squadre più complete del World Group. Un'eccellente notizia.
Twitter@claudiogiua