C'è chi pensa che Gerhardt Schtitt sia esistito. Invece no, David Foster Wallace l'aveva inventato per il romanzo "Infinite Jest". Era - c'informò - l'"Head Coach and Athletic Director at Enfield Tennis Academy" che sapeva di matematica più che di tecnica. Citandolo, DFW ne aveva descritto anche le sapienze psicotennistiche che tentava di trasmettere ai suoi ragazzi: "Il vero avversario, la frontiera che include, è il giocatore stesso. C'è sempre e solo l'io là fuori, sul campo, da incontrare, combattere, costringere a venire a patti. Il ragazzo dell'altra parte della rete: lui non è il nemico: è più il partner nella danza. Lui è il pretesto o l'occasione per incontrare l'io. E tu sei la sua occasione ". Ho la sensazione che Luca Vanni, aretino di Foiano della Chiana, abbia letto e digerito, negli anni, la lezione di Foster Wallace AKA Gerhardt Schmitt. Altrimenti non sarebbe stato capace, a tre mesi e mezzo dal trentesimo compleanno, di partire dalle qualificazioni e approdare al tabellone principale di un ATP 250, superare con un colpo di fortuna il primo turno per il forfait di Feliciano Lopez e con infinita bravura e testardaggine i due turni successivi (Thiemo De Bakker e poi Dusan Lajovic), fregarsene del tifo ostile nella semi contro l'idolo locale Joao Souza, disputare alla grande la finale contro un eccellente giocatore come Pablo Cuevas, uruguaiano nato in Argentina, numero 32 del ranking ATP, vincitore degli ultimi due tornei giocati sulla terra rossa. L'ha persa per un soffio (4-6 6-3 6-7 dopo due ore e due minuti) ma adesso per lui, che un anno fa era oltre il posto 700 al mondo, viene il tempo nel quale essere un protagonista del circuito maggiore.
Il destino di Luca sarebbe stato diverso se il suo fisico potente - è alto 1,98 e pesa 95 chili - fosse stato sostenuto da articolazioni efficienti. Invece a 19 anni, quand'è nel team di Alberto Castellani a Perugia, gli esplode prima un menisco e poi l'altro, quest'ultimo con tanto di legamenti. Carriera finita, pensano in tanti. Invece, per mantenersi comincia a dare lezioni e partecipare ai campionati a squadre, anche fuori Italia. Vita grama. A 27 anni, nuova operazione per un problema al tendine rotuleo, riuscita perfettamente. Dal 2013, un nuovo coach a Foligno, Fabio Gorietti, e una sequenza infinita di Futures. Parte da lì il cambiamento: ne vince sette nel 2014, con una sola finale persa. In luglio a Taiwan arriva in finale in un Challenger. In settembre e il mese scorso prova inutilmente a entrare nei main draw degli Open americano e australiano. Tutta esperienza. In gennaio esordisce nel tabellone principale di Chennai (fuori al primo turno per mano di Ricardas Berankis): è il suo primo torneo ATP.
Ha detto in ottobre Gorietti a Luca Fiorino di Spazio Tennis: "È maturato tantissimo. La sua crescita è avvenuta tre anni fa quand'era più o memo il numero 270 del ranking mondiale. (...) L'infortunio al tendine rotuleo l'ha costretto a fermarsi per circa un anno. Incidenti di quella portata possono essere devastanti o rappresentare una svolta. Luca ha reagito nella maniera migliore, sapendo di poter contare sulla fiducia di tutte le persone vicine. Esserne uscito bene gli ha dato la grande forza mentale che l'ha aiutato ad avere maggiore consapevolezza dei propri mezzi".
Nella finale di oggi (che vale 443mila euro) Luca mostra tutta la questa consapevolezza. Perde il primo set per colpa di un attimo di black out sul 4 pari. Molto efficace al servizio, Cuevas invece gestisce il break con notevole freddezza, non concedendo all'italiano la possibilità di recuperare. Nel secondo set il servizio di Vanni diventa incontrollabile per l'uruguaiano, che lascia un break in apertura e non lo riprende più. Soprattutto, aumenta la qualità della risposta, che finalmente fa male.
Governare 198 centimetri in un campo da tennis è complicato assai. Luca riesce ad essere esplosivo al servizio, quasi sempre sopra i 200 orari, e nel diritto ad uscire, che riesce a colpire anche dall'alto quasi schiacciandolo. Sono questi i suoi killing skills. I punti deboli sono invece i piedi - lenti - e il rovescio bimane anche se riesce a staccare bene la mano quando è in fase di recupero. Resta un mistero assoluto perché il ragazzo non sfrutti di più il vantaggio, dopo il servizio, anche e soprattutto la rete. Per risparmiare, soprattutto energie, tendini e menischi.
Il terzo set è ancora segnato dall'equilibrio. Gli scambi sono rapidi, come piace a Vanni. Che al servizio si conferma devastante. Sul 3 pari ha la chance di ottenere il break e la spreca, non per caso, di rovescio. Ne ha una seconda sul 4 pari, che sfrutta benissimo. Va a servire per una vittoria che sarebbe davvero la realizzazione di un sogno impossibile. Pur avendo più volte nel torneo superato ostacoli non facili dal punto di vista nervoso, Luca non gestisce bene l'occasione e concede il controbreak con un paio di errori banali. Si va avanti fino al tie break. Dove cala improvvisamente la qualità del servizio del toscano, al quale manca la prima. Cuevas, invece, non molla, pur facendo qualche regalo. L'uruguaiano gioca solo sul rovescio di Luca, fino a costringerlo all'errore. Finisce 7-4 per lui.
Da domani l'italiano sarà numero 107 al mondo. Avesse vinto, sarebbe stato 84, quota che vale il lasciapassare per i grandi tornei compresi gli Slam. Ma il calendario gioca a suo favore perché d'ora in poi ogni turno superato in un ATP gli porterà punti preziosi. Ginocchi permettendo, si/ci darà altre soddisfazioni.
Twitter @claudiogiua
Il destino di Luca sarebbe stato diverso se il suo fisico potente - è alto 1,98 e pesa 95 chili - fosse stato sostenuto da articolazioni efficienti. Invece a 19 anni, quand'è nel team di Alberto Castellani a Perugia, gli esplode prima un menisco e poi l'altro, quest'ultimo con tanto di legamenti. Carriera finita, pensano in tanti. Invece, per mantenersi comincia a dare lezioni e partecipare ai campionati a squadre, anche fuori Italia. Vita grama. A 27 anni, nuova operazione per un problema al tendine rotuleo, riuscita perfettamente. Dal 2013, un nuovo coach a Foligno, Fabio Gorietti, e una sequenza infinita di Futures. Parte da lì il cambiamento: ne vince sette nel 2014, con una sola finale persa. In luglio a Taiwan arriva in finale in un Challenger. In settembre e il mese scorso prova inutilmente a entrare nei main draw degli Open americano e australiano. Tutta esperienza. In gennaio esordisce nel tabellone principale di Chennai (fuori al primo turno per mano di Ricardas Berankis): è il suo primo torneo ATP.
Ha detto in ottobre Gorietti a Luca Fiorino di Spazio Tennis: "È maturato tantissimo. La sua crescita è avvenuta tre anni fa quand'era più o memo il numero 270 del ranking mondiale. (...) L'infortunio al tendine rotuleo l'ha costretto a fermarsi per circa un anno. Incidenti di quella portata possono essere devastanti o rappresentare una svolta. Luca ha reagito nella maniera migliore, sapendo di poter contare sulla fiducia di tutte le persone vicine. Esserne uscito bene gli ha dato la grande forza mentale che l'ha aiutato ad avere maggiore consapevolezza dei propri mezzi".
Nella finale di oggi (che vale 443mila euro) Luca mostra tutta la questa consapevolezza. Perde il primo set per colpa di un attimo di black out sul 4 pari. Molto efficace al servizio, Cuevas invece gestisce il break con notevole freddezza, non concedendo all'italiano la possibilità di recuperare. Nel secondo set il servizio di Vanni diventa incontrollabile per l'uruguaiano, che lascia un break in apertura e non lo riprende più. Soprattutto, aumenta la qualità della risposta, che finalmente fa male.
Governare 198 centimetri in un campo da tennis è complicato assai. Luca riesce ad essere esplosivo al servizio, quasi sempre sopra i 200 orari, e nel diritto ad uscire, che riesce a colpire anche dall'alto quasi schiacciandolo. Sono questi i suoi killing skills. I punti deboli sono invece i piedi - lenti - e il rovescio bimane anche se riesce a staccare bene la mano quando è in fase di recupero. Resta un mistero assoluto perché il ragazzo non sfrutti di più il vantaggio, dopo il servizio, anche e soprattutto la rete. Per risparmiare, soprattutto energie, tendini e menischi.
Il terzo set è ancora segnato dall'equilibrio. Gli scambi sono rapidi, come piace a Vanni. Che al servizio si conferma devastante. Sul 3 pari ha la chance di ottenere il break e la spreca, non per caso, di rovescio. Ne ha una seconda sul 4 pari, che sfrutta benissimo. Va a servire per una vittoria che sarebbe davvero la realizzazione di un sogno impossibile. Pur avendo più volte nel torneo superato ostacoli non facili dal punto di vista nervoso, Luca non gestisce bene l'occasione e concede il controbreak con un paio di errori banali. Si va avanti fino al tie break. Dove cala improvvisamente la qualità del servizio del toscano, al quale manca la prima. Cuevas, invece, non molla, pur facendo qualche regalo. L'uruguaiano gioca solo sul rovescio di Luca, fino a costringerlo all'errore. Finisce 7-4 per lui.
Da domani l'italiano sarà numero 107 al mondo. Avesse vinto, sarebbe stato 84, quota che vale il lasciapassare per i grandi tornei compresi gli Slam. Ma il calendario gioca a suo favore perché d'ora in poi ogni turno superato in un ATP gli porterà punti preziosi. Ginocchi permettendo, si/ci darà altre soddisfazioni.
Twitter @claudiogiua