Per personalissime ragioni, ho l'intima convinzione che chi è nato a metà di un decennio pieno - come il 1915, l'anno di mio padre, il 1935, il 1955, l'anno mio, il 1965 etc. - abbia una marcia in più. Un'idea balorda, ovviamente. Eppure se in qualche arena tennistica incoccio in ragazzi del 1995 come Nick Kirgios o Madison Keys non posso non tifare per loro, sicuri protagonisti prossimi venturi. Per cui l'altro giorno nel primo turno dell'ATP 250 di Marsiglia m'è spiaciuto trovare l'un contro l'altro schierati due giocatori che, oltre che italiani, sono entrambi del 1985: Simone Bolelli, che farà trent'anni in ottobre, contro Luca Vanni, di qualche mese più anziano. Match equilibrato che il bolognese ha vinto soffrendo (6-4 7-6) perché l'aretino, tesserato per il Tennis Club Sinalunga (dove stasera sarà festeggiato in Comune) e allenato a Foligno da Fabio Gorietti, ha confermato l'eccellente stato di forma mostrato a San Paolo in Brasile, dove ha raggiunto la finale nel suo primo vero torneo ATP. Ieri, nel secondo turno, Simone ha ottenuto il miglior risultato in carriera, battendo 6-4 3-6 7-6 il numero 6 al mondo Milos Raonic, annichilito dalla determinazione e dalla qualità del gioco dell'azzurro.
Oggi Simone ha provato a ripetersi contro il parigino Gael Monfils, numero 7 del ranking ATP nel 2011, cinque volte nei quarti di finale e una volta semifinalista negli Slam, abituato ad alti e bassi di rendimento ma tornato tra i migliori del circuito negli ultimi mesi fino a risalire a quota 21. Avesse vinto, Bolelli avrebbe ampiamente sfondato il muro dei top 50 ATP. Non ce l'ha fatta per colpa di due sciagurati game di servizio, uno nel primo e uno nel secondo set, quest'ultimo lasciato all'avversario a zero sul 4 pari. Il 6-4 6-4 subìto gli ha chiuso la porta della semifinale marsigliese ma lo spinge a insistere con il tipo di preparazione che lo sta riportando ai livelli di sei anni fa, quando fu 35 ATP.
In ogni caso, largo ai trentenni, cioè a Bolelli (53 ATP), Vanni (108) e ad Andreas Seppi (36), che proprio domani compie 31 anni. Anche perché la generazione azzurra dei ventenni tarda a farsi valere. Dietro ai tre citati e dietro a Fabio Fognini, che è numero 28 al mondo, e all'eterno Paolo Lorenzi (67), non s'intravvede una gioventù rampante: Marco Cecchinato, palermitano classe 1992, numero 156, è forse il ragazzo da tenere più sotto osservazione; Potito Starace, campano, 33 anni, è numero 169; Matteo Viola, veneziano, 1987, 190; Andrea Arnaboldi, milanese, 1987, 210; Stefano Travaglia, marchigiano, 1991, 220; Filippo Volandri, livornese, 1981, 240, è in caduta libera; Thomas Fabbiano, pugliese, 1989, 255. Gli altri, i ventenni sui quali riporre le speranze per un futuro agonisticamente non troppo grigio, stanno oltre quota 400, da Matteo Donati (405, classe 1995) a Gianluigi Quinzi (419, 1996), da Gianluca Mager (440, 1994) a Stefano Napolitano (445, 1995).
Diciamo da tempo che i tre under 20 con i migliori numeri tecnici, fisici e psicologici sono Quinzi, Donati e Napolitano: il primo - che non è nato nel 1995 per solo 48 ore - due anni fa trionfò a Wimbledon Junior ma poi è incappato in una serie di guai ancora irrisolti. Donati, dopo un anno di misurate soddisfazioni, ora si sta allenando a Bra in attesa di cominciare la stagione agonistica, mentre Napolitano continua a farsi le ossa tra Futures e Challenger. Se nessuno dei tre dovesse riuscire a sfondare, sarebbe un altro duro colpo alla mia convinzione sulla superiorità degli anni che finiscono con il 5.
A meno di un recupero psicologico di Fognini, in crisi di motivazioni dall'aprile scorso quando riuscì a battere Andy Murray nei quarti di Davis a Napoli, nel breve periodo siamo costretti a contare su Seppi e Bolelli e a sperare in una ulteriore crescita di Vanni. In tre sommano 91 anni ma l'esperienza e la voglia di ottenere nel finale di carriera i risultati che contano possono essere un propellente straordinario. Ci sono casi clamorosi a confortare i loro sforzi: l'attuale numero 51 al mondo è Victor Estrella Burgos, classe 1980, entrato per la prima volta nel main draw di uno Slam poco più di otto mesi fa a Parigi, che due settimane fa ha battuto in finale per 6-2 6-7 7-6 a Quito lo spagnolo Feliciano Lopez, 14 ATP, conquistando un doppio record: mai nessun tennista aveva conquistato il suo primo torneo ATP a 35 anni; mai un dominicano aveva ottenuto un risultato così. Siccome Victor verrà sicuramente agli Internazionali BNL d'Italia in maggio, non perdetevelo. Dal vivo.
Twitter@claudiogiua
Oggi Simone ha provato a ripetersi contro il parigino Gael Monfils, numero 7 del ranking ATP nel 2011, cinque volte nei quarti di finale e una volta semifinalista negli Slam, abituato ad alti e bassi di rendimento ma tornato tra i migliori del circuito negli ultimi mesi fino a risalire a quota 21. Avesse vinto, Bolelli avrebbe ampiamente sfondato il muro dei top 50 ATP. Non ce l'ha fatta per colpa di due sciagurati game di servizio, uno nel primo e uno nel secondo set, quest'ultimo lasciato all'avversario a zero sul 4 pari. Il 6-4 6-4 subìto gli ha chiuso la porta della semifinale marsigliese ma lo spinge a insistere con il tipo di preparazione che lo sta riportando ai livelli di sei anni fa, quando fu 35 ATP.
In ogni caso, largo ai trentenni, cioè a Bolelli (53 ATP), Vanni (108) e ad Andreas Seppi (36), che proprio domani compie 31 anni. Anche perché la generazione azzurra dei ventenni tarda a farsi valere. Dietro ai tre citati e dietro a Fabio Fognini, che è numero 28 al mondo, e all'eterno Paolo Lorenzi (67), non s'intravvede una gioventù rampante: Marco Cecchinato, palermitano classe 1992, numero 156, è forse il ragazzo da tenere più sotto osservazione; Potito Starace, campano, 33 anni, è numero 169; Matteo Viola, veneziano, 1987, 190; Andrea Arnaboldi, milanese, 1987, 210; Stefano Travaglia, marchigiano, 1991, 220; Filippo Volandri, livornese, 1981, 240, è in caduta libera; Thomas Fabbiano, pugliese, 1989, 255. Gli altri, i ventenni sui quali riporre le speranze per un futuro agonisticamente non troppo grigio, stanno oltre quota 400, da Matteo Donati (405, classe 1995) a Gianluigi Quinzi (419, 1996), da Gianluca Mager (440, 1994) a Stefano Napolitano (445, 1995).
Diciamo da tempo che i tre under 20 con i migliori numeri tecnici, fisici e psicologici sono Quinzi, Donati e Napolitano: il primo - che non è nato nel 1995 per solo 48 ore - due anni fa trionfò a Wimbledon Junior ma poi è incappato in una serie di guai ancora irrisolti. Donati, dopo un anno di misurate soddisfazioni, ora si sta allenando a Bra in attesa di cominciare la stagione agonistica, mentre Napolitano continua a farsi le ossa tra Futures e Challenger. Se nessuno dei tre dovesse riuscire a sfondare, sarebbe un altro duro colpo alla mia convinzione sulla superiorità degli anni che finiscono con il 5.
A meno di un recupero psicologico di Fognini, in crisi di motivazioni dall'aprile scorso quando riuscì a battere Andy Murray nei quarti di Davis a Napoli, nel breve periodo siamo costretti a contare su Seppi e Bolelli e a sperare in una ulteriore crescita di Vanni. In tre sommano 91 anni ma l'esperienza e la voglia di ottenere nel finale di carriera i risultati che contano possono essere un propellente straordinario. Ci sono casi clamorosi a confortare i loro sforzi: l'attuale numero 51 al mondo è Victor Estrella Burgos, classe 1980, entrato per la prima volta nel main draw di uno Slam poco più di otto mesi fa a Parigi, che due settimane fa ha battuto in finale per 6-2 6-7 7-6 a Quito lo spagnolo Feliciano Lopez, 14 ATP, conquistando un doppio record: mai nessun tennista aveva conquistato il suo primo torneo ATP a 35 anni; mai un dominicano aveva ottenuto un risultato così. Siccome Victor verrà sicuramente agli Internazionali BNL d'Italia in maggio, non perdetevelo. Dal vivo.
Twitter@claudiogiua