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Altra giornata nera per Barazzutti: Seppi e Fognini deludono le attese

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Fuori dalla FedCup, fuori dalla Davis. È il 2015 l'annus horribilis di Corrado Barazzutti. Cominciata la giornata di Astana con la netta sconfitta patita da Andreas Seppi per mano di Mikhail Kukushkin, nel tardo pomeriggio è toccato a Fabio Fognini tentare di fare la differenza. Come l'anno scorso a Napoli con la Gran Bretagna di Andy Murray. Messo al cascina ieri, insieme a Simone Bolelli, il punto nel doppio, oggi nell'ultimo singolare con il Kazakistan ha fallito di un soffio la conquista di quello che avrebbe consentito all'Italia di disputare i quarti di finale del World Group di Davis. Da lui, dal ligure, e dai suoi avversari, in campo e fuori, bisogna partire per parlare della terza travagliata giornata di Astana.

Quando si tratta di mercenari, i kazaki non fanno distinzioni tra russi e ucraini, peraltro ex popoli fratelli nell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Vinti due singolari con il russo di Volgograd naturalizzato kazako Ku…
Fuori dalla FedCup, fuori dalla Davis. È il 2015 l'annus horribilis di Corrado Barazzutti. Cominciata la giornata di Astana con la netta sconfitta patita da Andreas Seppi per mano di Mikhail Kukushkin, nel tardo pomeriggio è toccato a Fabio Fognini tentare di fare la differenza. Come l'anno scorso a Napoli con la Gran Bretagna di Andy Murray. Messo al cascina ieri, insieme a Simone Bolelli, il punto nel doppio, oggi nell'ultimo singolare con il Kazakistan ha fallito di un soffio la conquista di quello che avrebbe consentito all'Italia di disputare i quarti di finale del World Group di Davis. Da lui, dal ligure, e dai suoi avversari, in campo e fuori, bisogna partire per parlare della terza travagliata giornata di Astana.

Quando si tratta di mercenari, i kazaki non fanno distinzioni tra russi e ucraini, peraltro ex popoli fratelli nell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Vinti due singolari con il russo di Volgograd naturalizzato kazako Kukushkin, nel match decisivo con Fognini il capitano Dias Doskarayev schiera l'outsider Aleksandr Nedovyesov (ieri in coppia con Andrej Golubev), nato nel 1987 ad Alushta in Crimea, allora parte dell'URSS, poi regione dell'Ucraina indipendente, dallo scorso anno annessa con la forza dalla Russia putiniana. Nel frattempo, Nedovyesov ha accettato l'ingaggio ed è diventato kazako. Un rompicapo geopolitico.

Aleksandr è tecnicamente solido, con un servizio sparato alla Ivanisevic e un diritto ad uscire che fa male. ATP 130, formato alla Oklahoma State University dal 2007 al 2011, è potente e regolare ma un po' lento negli spostamenti laterali. Chiamato a rete, non ha un braccio così sensibile da permettergli variazioni sul tema. Poche armi, dunque, ma letali, almeno oggi.

Fognini sta tenendo botta nel ranking ATP (è 22) nonostante il confronto statistico con l'eccellente primavera dell'anno scorso. Avendo giocato nell'ultimo mese solo sulla terra rossa, è in forma ma non ha dimestichezza con il sintetico. Se da sempre la responsabilità in azzurro lo esalta, qui ad Astana a infierire sui suoi non saldissimi nervi è la tendenza dei giudici di linea a favorire i kazaki sulle palle dubbie e perfino su quelle certe. In più, sulla veloce superficie del National Tennis Center riesce raramente a piazzare vincenti.

Il risultato finale (Fognini soccombe per 6-7 6-3 6-4 3-6 5-7 in tre ore e 41 minuti) va spiegato passo a passo. Il primo set procede senza break e si chiude con Nedovyesov che nel tie break riesce a sfruttare il migliore rendimento del suo servizio. Il secondo set vede Fabio far valere il divario in termini di classe: rischia parecchio in un paio di occasioni ma poi gli basta un break per chiudere sul 6-3. Terzo set con progressione analoga, con il break ottenuto da Fognini al quinto game e poi regolare sequenza di turni di servizio. A un leggero calo fisico del kazako, che patisce anche l'obbligo d'inseguire l'azzurro, s'accompagna la crescente sicurezza del nostro numero 1. Al servizio sul 5-4, avanti 40-0 Fabio si fa rimontare e superare: solo grazie all'esperienza e a qualche regalo di Nedovyesov riesce a prendersi il set dopo aver sprecato sei chance per chiudere.

Il quarto set comincia malissimo per il ligure, che concede subito un break davvero ingiustificato. In quindici minuti si ritrova sotto per 0-3. A contare è di nuovo, come nel primo set, l'alta percentuale di servizi vincenti del kazako, che mantiene il vantaggio fino alla fine.

Il quinto set parte persino peggio per l'Italia, con un break al primo game ai danni di Fognini e, subito dopo, con una miracolosa rimonta del kazako, sotto 0-40. Fabio subisce un secondo break al quinto game ma lo recupera immediatamente. Ottiene poi il secondo controbreak perché Nedovyesov perde improvvisamente la concentrazione. Sul 4 pari l'italiano cade malamente e rischia di perdere il game. Diventa un confronto sul filo della stanchezza e della tensione. Che Fognini sente di più. Cede il servizio sul 5 pari e lascia che Nedovyesov abbia l'occasione della vita. Che coglie senza trovare resistenza.

Anche la sconfitta di Seppi ha un gusto amarissimo. Mikhail Kukushkin è uno di quei giocatori che hanno dovuto lavorare talmente sodo per diventare un top 50 (è stato numero 49 ATP due anni fa, ora è 58) da non potersi preoccupare di quisquilie come la cura dell'eleganza del gesto. Mi rammenta uno dei più forti tennisti dell'ultimo decennio, David Ferrer, che merita ogni volta il prezzo del biglietto per l'energia e la determinazione che esprime in campo. Per l'estetica, meglio scegliere match con altri protagonisti. In più, il russo naturalizzato kazako s'esalta sull'onda del vantaggio e non sbaglia più nulla. In gennaio a Sydney s'era preso, partendo dalle qualificazioni, sette match consecutivi senza perdere un set, pur lasciando il trofeo a Viktor Troicki (2-6 3-6). Altrettanta trance agonistica aveva sfoggiato venerdì contro Simone Bolelli, di fatto uscito di scena dopo aver perso il primo set al tie break (7-6 6-1 6-2 in 2 ore 22 minuti). S'è ripetuto oggi contro Andreas Seppi con la stessa sequenza di eventi (7-6 6-0 6-4 in 2 ore e 1 minuto).

Kukushkin è dotato di un servizio efficace e di un rovescio che controlla alla perfezione. Ma da Seppi, che a Melbourne aveva sconfitto Roger Federer in quattro set e costretto Nick Kyrgios a giocarsi tutto nel quinto, era lecito attendersi una prestazione più sicura e grintosa. Nella prima mezz'ora di gioco il sudtirolese ha dato la sensazione, conquistando a zero anche un break, di poter contenere il tennis aggressivo del kazako. Ma quando la battaglia è diventata più cruenta anche con il contributo attivo dei giudici di linea ai danni dell'azzurro, ha sempre e solo subito.

Vista la malaparata, Capitan Barazzutti ha giocato la carta Fognini. Ma non era un asso.
Twitter @claudiogiua