La scorsa settimana molti di noi s'erano non poco stupiti scorrendo i tabelloni del torneo più ricco dopo gli Slam, Indian Wells: tra le protagoniste del torneo di doppio - un parterre stavolta d'altissimo livello, così come il gemello maschile - non c'erano le numero 1 del ranking WTA, Sara Errani e Roberta Vinci. La mia risposta, non avendo notizie dirette, era stata la più ovvia: le ragazze si prendono un turno di riposo, vogliono arrivare al meglio della forma alla stagione europea sulla terra e al Roland Garros. Non è così. Qualcosa è accaduto alle Cichis, come capita spesso alle coppie nello sport e nella vita. A sorpresa, uscite entrambe di scena in California nel singolare, ce l'hanno comunicato firmandosi "Sara & Robi" con parole che sembrano serene ma che forse celano un dissidio covato da tempo: "Dopo una splendida avventura durata tanti anni che ci ha portato al raggiungimento di grandi traguardi (...) interrompiamo la nostra collaborazione in doppio. Abbiamo investito moltissime energie, sia mentali che fisiche, per riuscire ad ottenere i risultati che abbiamo conquistato e di cui siamo molto orgogliose, per questo sentiamo la necessità di fermarci e tirare un po' il fiato. Vogliamo entrambe intraprendere una nuova strada all'interno della nostra carriera personale per provare a raggiungere nuovi traguardi e a regalarvi nuove soddisfazioni".
La decisione - lo scriveranno tutti - costituisce un repentino cambio di clima nella migliore stagione del tennis femminile italiano punteggiata dalle vittorie di Sara, Roberta, Francesca Schiavone e Flavia Pennetta in FedCup e in tutto il mondo. Di questa stagione, il lungo predominio delle Cichis in doppio è stato una costante impressionante. Quasi un'epopea. Insieme hanno vinto 22 grandi tornei, tra cui tutti gli Slam, a Parigi e a Flushing Meadows nel 2012, in Australia nel 2013, di nuovo a Melbourne e poi a Wimbledon l'anno scorso. Quest'ultimo era stato il successo più significativo perché ottenuto nel tempio massimo del tennis, sull'erba così poco familiare a noi terraioli.
Nei prossimi giorni sapremo i retroscena, semmai ce ne fossero. Con il senno di poi, noto che il perfetto meccanismo costruito della piccola romagnola e della coriacea tarantina m'era sembrato arrugginito a Genova in febbraio, nella sfortunato turno di FedCup perso contro le francesi dopo che le azzurre erano state avanti per due match a zero al termine della prima giornata. Nel doppio decisivo della seconda giornata, Sara e Roberta s'erano infatti arrese a Kristina Mladenovic e Caroline Garcia, giovane coppia entusiasta ma senza alcuna esperienza: verdetto impietoso, 1-6 2-6 in poco più di un'ora. Di fatto, le nostre ragazze non avevano combattuto e non avevano nemmeno provato a ricomporre l'armonia e la sinergia che fino a qualche mese fa segnavano le loro prove. Senza avere consapevolezza di avere qualche dote divinatoria, finivo così il mio commento per Monday's Net: "Mai le ragazze di Barazzutti avevano subito una rimonta tanto clamorosa. Che forse sancisce la fine di un ciclo indimenticabile del tennis femminile italiano".
A raccontarci qualcosa di definitivo sulle Cichis separate potrebbe essere il coach azzurro, che è stato uno degli artefici della crescita del movimento agonistico azzurro. Sono sicuro che tacerà. Deve guardare al futuro continuando a contare soprattutto su Sara nel pieno della maturità sportiva, sull'inossidabile Pennetta ancora capace di sconfiggere Maria Sharapova a Indian Wells, sull'incostante Camila Giorgi che ha ampli margini di miglioramento. Ma anche per Roberta ci sarà spazio. Forse, persino al fianco di Sara.
Twitter @claudiogiua
La decisione - lo scriveranno tutti - costituisce un repentino cambio di clima nella migliore stagione del tennis femminile italiano punteggiata dalle vittorie di Sara, Roberta, Francesca Schiavone e Flavia Pennetta in FedCup e in tutto il mondo. Di questa stagione, il lungo predominio delle Cichis in doppio è stato una costante impressionante. Quasi un'epopea. Insieme hanno vinto 22 grandi tornei, tra cui tutti gli Slam, a Parigi e a Flushing Meadows nel 2012, in Australia nel 2013, di nuovo a Melbourne e poi a Wimbledon l'anno scorso. Quest'ultimo era stato il successo più significativo perché ottenuto nel tempio massimo del tennis, sull'erba così poco familiare a noi terraioli.
Nei prossimi giorni sapremo i retroscena, semmai ce ne fossero. Con il senno di poi, noto che il perfetto meccanismo costruito della piccola romagnola e della coriacea tarantina m'era sembrato arrugginito a Genova in febbraio, nella sfortunato turno di FedCup perso contro le francesi dopo che le azzurre erano state avanti per due match a zero al termine della prima giornata. Nel doppio decisivo della seconda giornata, Sara e Roberta s'erano infatti arrese a Kristina Mladenovic e Caroline Garcia, giovane coppia entusiasta ma senza alcuna esperienza: verdetto impietoso, 1-6 2-6 in poco più di un'ora. Di fatto, le nostre ragazze non avevano combattuto e non avevano nemmeno provato a ricomporre l'armonia e la sinergia che fino a qualche mese fa segnavano le loro prove. Senza avere consapevolezza di avere qualche dote divinatoria, finivo così il mio commento per Monday's Net: "Mai le ragazze di Barazzutti avevano subito una rimonta tanto clamorosa. Che forse sancisce la fine di un ciclo indimenticabile del tennis femminile italiano".
A raccontarci qualcosa di definitivo sulle Cichis separate potrebbe essere il coach azzurro, che è stato uno degli artefici della crescita del movimento agonistico azzurro. Sono sicuro che tacerà. Deve guardare al futuro continuando a contare soprattutto su Sara nel pieno della maturità sportiva, sull'inossidabile Pennetta ancora capace di sconfiggere Maria Sharapova a Indian Wells, sull'incostante Camila Giorgi che ha ampli margini di miglioramento. Ma anche per Roberta ci sarà spazio. Forse, persino al fianco di Sara.
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