Come tanti altri, non mi sono perso le finali femminile e maschile. Tennis così non si vede tutti i giorni. Entrambe le teste di serie numero 1 avevano mostrato le proprie qualità nei rispettivi tornei: le avevo seguite da vicino sui campi, giorno dopo giorno, lottare fino all'ultimo punto in palio, come imponevano i loro eccellenti piazzamenti nei ranking mondiali. Eppure non ce l'hanno fatta. Perché Firenze è più trasgressiva e imprevedibile, tennisticamente parlando, di Miami.
È successo che a guadagnarsi la mia attenzione nella settimana pasquale sono stati i turni del Giovanile Under 18 organizzato dal CTF - che i più conoscono come Circolo delle Cascine - anziché quelli del WTA Premier Event e dell'ATP Masters 1000 della Florida. A Pasquetta, in finale l'underdog Katarina Zavatska, ucraina di 15 anni e 2 mesi, ha avuto la meglio - il risultato, 4-6 6-1 6-4, ha l'impronta della sua debordante voglia di farcela - sulla strutturata slovena Nina Potocnik, 18 anni e 3 mesi. Il Carneade francese Maxime Petel, 18 anni tra due settimane, ha regolato con un esplicito 0-6 6-0 6-4 il favoritissimo svizzero Marko Osmakcic detto "Federer 2.0", 17 anni ad agosto, per ora incomparabile per determinazione con il connazionale che qui trionfò nel 1998 battendo in finale Filippo Volandri. In semifinale Marko aveva eliminato per un soffio, 6-4 0-6 7-6, il romano Marco Mosciatti, che forse ha le qualità sufficienti per fare strada nel tennis professionistico.
Una che farà sicuramente tanta strada è Katarina Zavatska. Le ragazze che come lei hanno colto il successo prima dei 16 anni alle Cascine hanno poi avuto eccezionali carriere. Nell'89 Jennifer Capriati trionfò sul campo numero 3 a poco più di 13 anni, nel '94 Martina Hingis (che domenica ha conquistato a 35 anni il titolo di doppio con Sania Mirza a Miami) si prese la coppa "Città di Firenze" prima di compiere i 14, copiata nel '95 da Amelie Mauresmo a 15 anni e 8 mesi, nel 2000 da Kaia Kanepi da poco over 15 come Dinara Safina l'anno successivo. Nel 2007 Simona Halep, reduce dalla vittoria a Indian Wells e semifinalista soccombente con Serena Williams venerdì scorso a Miami, si prese la coppa del Giovanile a 15 anni e 6 mesi. Precedenti che contano.
Niente sorprese invece dalla Florida, dove Serena e Novak Djokovic hanno corso il minimo dei rischi nelle finali con Carla Suarez Navarro e Andy Murray. Del predominio della più giovane delle sorellone c'è poco da dire: vince quando vuole. Se s'annoia o ha altro per la testa, si prende una sosta. Sta a lei. Dopo Indian Wells e Miami, anche il ranking ATP è più esplicito dell'attuale classifica di serie A. Djokovic, nella parte della Juventus, guida da dominatore la classifica con 13205 punti, cioè 4310 più di Federer-Roma e 7145 più di Murray-Lazio. Dalla quarta all'ottava piazza sono posizionati, in un fazzoletto di meno di ottocento punti, da 5280 a 4510, Nishikori, Nadal, Raonic, Ferrer, Berdych.
Le domande in attesa di future risposte sono almeno quattro: è vero, come dicono in molti, che mai dal 2005 - Roland Garros vinto da Rafael Nadal - il tennis ha avuto un dominatore come è oggi Djokovic, che quindi può puntare al Grande Slam? Nadal tornerà competitivo sulla terra rossa da qui a Parigi? Chi dei giovani leoni Nishikori e Raonic, oltre a Cilic e Dimitrov, attualmente numeri 10 e 11 ATP, ha qualche chance di fermare il Grande Serbo? Infine: che cosa possiamo aspettarci da Roger Federer nei Masters 1000 e, soprattutto, nei tre Slam?
Non farò qui pronostici, ché tanto li azzecco raramente. La sensazione è tuttavia che Djokovic, che pure vale il 20 per cento in meno del suo strepitoso 2011, abbia ora di fronte avversari non all'altezza di quelli di allora e persino meno in palla di quanti l'anno scorso trovarono picchi inattesi di forma psicofisica, come Stan Wawrinka a Melbourne e Marin Cilic a Flushing Meadows. A bocce ferme, che è condizione impossibile nel tennis, Nole avrebbe la migliore situazione di sempre per tentare il Grande Slam.
Dopo l'ultimo infortunio, Nadal fatica a ritrovare ritmo e fiato anche se non gli difettano, come sempre, le motivazioni. Nelle prossime settimane avrà a disposizione la terra di Montecarlo, Madrid e Roma per riforgiarsi prima della prova del Roland Garros ma il suo problema è l'usura accumulata negli anni con un gioco per molti aspetti innaturale e logorante. Per quanto riguarda Andy Murray, la finale di Miami persa 6-7 6-4 0-6 ha confermato che il coaching di Amelie Mauresmo non ha ancora la stessa efficacia di quello di Ivan Lendl. Lo scozzese è però fisicamente è a posto.
Nishikori, Raonic e compagni stanno per entrare definitivamente nella maturità agonistica senza avere mostrato la fiducia nei propri mezzi che aveva segnato l'era degli ex Fab Four. Per alcuni colleghi e amici che s'intendono di tennis, dovremo attendere l'esplosione dei due giovani fenomeni australiani di padri greci, Kyrgios e Kokkinakis, per trovare i sostituti di Federer, Nadal, Djokovic e Murray, tutti ormai sopra la trentina o a un paio d'anni dal superarla. Questo non vuol dire che il giapponese o il canadese non possano già quest'anno fare lo sgambetto a Nole impegnato nel corsa solitaria al Grande Slam.
Roger Federer non vince uno Slam dal 2012, Wimbledon, e i tornei al meglio dei cinque set non appaiono più alla sua portata: c'è sempre un Andreas Seppi in agguato sul suo cammino. Ha saltato Miami per risparmiarsi e non credo si presenterà ai blocchi di partenza di tutti e tre i Masters terraioli che precedono Parigi. Spero non scelga di riposare proprio nella settimana degli Internazionali BNL d'Italia.
Twitter@claudiogiua
È successo che a guadagnarsi la mia attenzione nella settimana pasquale sono stati i turni del Giovanile Under 18 organizzato dal CTF - che i più conoscono come Circolo delle Cascine - anziché quelli del WTA Premier Event e dell'ATP Masters 1000 della Florida. A Pasquetta, in finale l'underdog Katarina Zavatska, ucraina di 15 anni e 2 mesi, ha avuto la meglio - il risultato, 4-6 6-1 6-4, ha l'impronta della sua debordante voglia di farcela - sulla strutturata slovena Nina Potocnik, 18 anni e 3 mesi. Il Carneade francese Maxime Petel, 18 anni tra due settimane, ha regolato con un esplicito 0-6 6-0 6-4 il favoritissimo svizzero Marko Osmakcic detto "Federer 2.0", 17 anni ad agosto, per ora incomparabile per determinazione con il connazionale che qui trionfò nel 1998 battendo in finale Filippo Volandri. In semifinale Marko aveva eliminato per un soffio, 6-4 0-6 7-6, il romano Marco Mosciatti, che forse ha le qualità sufficienti per fare strada nel tennis professionistico.
Una che farà sicuramente tanta strada è Katarina Zavatska. Le ragazze che come lei hanno colto il successo prima dei 16 anni alle Cascine hanno poi avuto eccezionali carriere. Nell'89 Jennifer Capriati trionfò sul campo numero 3 a poco più di 13 anni, nel '94 Martina Hingis (che domenica ha conquistato a 35 anni il titolo di doppio con Sania Mirza a Miami) si prese la coppa "Città di Firenze" prima di compiere i 14, copiata nel '95 da Amelie Mauresmo a 15 anni e 8 mesi, nel 2000 da Kaia Kanepi da poco over 15 come Dinara Safina l'anno successivo. Nel 2007 Simona Halep, reduce dalla vittoria a Indian Wells e semifinalista soccombente con Serena Williams venerdì scorso a Miami, si prese la coppa del Giovanile a 15 anni e 6 mesi. Precedenti che contano.
Niente sorprese invece dalla Florida, dove Serena e Novak Djokovic hanno corso il minimo dei rischi nelle finali con Carla Suarez Navarro e Andy Murray. Del predominio della più giovane delle sorellone c'è poco da dire: vince quando vuole. Se s'annoia o ha altro per la testa, si prende una sosta. Sta a lei. Dopo Indian Wells e Miami, anche il ranking ATP è più esplicito dell'attuale classifica di serie A. Djokovic, nella parte della Juventus, guida da dominatore la classifica con 13205 punti, cioè 4310 più di Federer-Roma e 7145 più di Murray-Lazio. Dalla quarta all'ottava piazza sono posizionati, in un fazzoletto di meno di ottocento punti, da 5280 a 4510, Nishikori, Nadal, Raonic, Ferrer, Berdych.
Le domande in attesa di future risposte sono almeno quattro: è vero, come dicono in molti, che mai dal 2005 - Roland Garros vinto da Rafael Nadal - il tennis ha avuto un dominatore come è oggi Djokovic, che quindi può puntare al Grande Slam? Nadal tornerà competitivo sulla terra rossa da qui a Parigi? Chi dei giovani leoni Nishikori e Raonic, oltre a Cilic e Dimitrov, attualmente numeri 10 e 11 ATP, ha qualche chance di fermare il Grande Serbo? Infine: che cosa possiamo aspettarci da Roger Federer nei Masters 1000 e, soprattutto, nei tre Slam?
Non farò qui pronostici, ché tanto li azzecco raramente. La sensazione è tuttavia che Djokovic, che pure vale il 20 per cento in meno del suo strepitoso 2011, abbia ora di fronte avversari non all'altezza di quelli di allora e persino meno in palla di quanti l'anno scorso trovarono picchi inattesi di forma psicofisica, come Stan Wawrinka a Melbourne e Marin Cilic a Flushing Meadows. A bocce ferme, che è condizione impossibile nel tennis, Nole avrebbe la migliore situazione di sempre per tentare il Grande Slam.
Dopo l'ultimo infortunio, Nadal fatica a ritrovare ritmo e fiato anche se non gli difettano, come sempre, le motivazioni. Nelle prossime settimane avrà a disposizione la terra di Montecarlo, Madrid e Roma per riforgiarsi prima della prova del Roland Garros ma il suo problema è l'usura accumulata negli anni con un gioco per molti aspetti innaturale e logorante. Per quanto riguarda Andy Murray, la finale di Miami persa 6-7 6-4 0-6 ha confermato che il coaching di Amelie Mauresmo non ha ancora la stessa efficacia di quello di Ivan Lendl. Lo scozzese è però fisicamente è a posto.
Nishikori, Raonic e compagni stanno per entrare definitivamente nella maturità agonistica senza avere mostrato la fiducia nei propri mezzi che aveva segnato l'era degli ex Fab Four. Per alcuni colleghi e amici che s'intendono di tennis, dovremo attendere l'esplosione dei due giovani fenomeni australiani di padri greci, Kyrgios e Kokkinakis, per trovare i sostituti di Federer, Nadal, Djokovic e Murray, tutti ormai sopra la trentina o a un paio d'anni dal superarla. Questo non vuol dire che il giapponese o il canadese non possano già quest'anno fare lo sgambetto a Nole impegnato nel corsa solitaria al Grande Slam.
Roger Federer non vince uno Slam dal 2012, Wimbledon, e i tornei al meglio dei cinque set non appaiono più alla sua portata: c'è sempre un Andreas Seppi in agguato sul suo cammino. Ha saltato Miami per risparmiarsi e non credo si presenterà ai blocchi di partenza di tutti e tre i Masters terraioli che precedono Parigi. Spero non scelga di riposare proprio nella settimana degli Internazionali BNL d'Italia.
Twitter@claudiogiua