Scriveva Tiziano Terzani: "I miracoli esistono e sono miracoli perché capitano una volta ogni tanto". I miracoli pretendono coraggio. Come quello che rasenta l'incoscienza di Camila Giorgi, una che non ha paura di aspettare con i piedi dentro il campo le bordate di servizio di Serena Williams. Che si prende la libertà di mettere più volte fuori gioco la numero 1 WTA con risposte potenti sia di diritto sia di rovescio. Che la costringe al tie-break nel primo set perso (5-7) per un errore in più. Che non rinuncia ad aggredire e a forzare anche quando nel secondo set la più titolata tennista dalla fine dell'era di Steffi Graf prende finalmente confidenza con la terra del Circolo Tennis di Brindisi.
Ma il coraggio da solo non basta. Finisce 7-6 6-2 per Serena in un'ora e 40 minuti. Né il coraggio di Camila, né quello di Corrado Barazzutti, che ha preferito la giovane marchigiana alla padrona di casa Flavia Pennetta, scalfiscono il suo record in FedCup: quindici vittorie su quindici match, con un solo set ceduto nel 2012 alla bielorussa Anastasia Yakimova. Il primo successo dell'americana in Fed risale al 1999 quando ad Ancona rifilò, a 18 anni ancora da compiere, un indimenticato 6-1 6-1 alla veterana Rita Grande. Da allora il suo contributo alla nazionale stelle-e-strisce è stato saltuario eppure sempre decisivo, senza contare i quattro ori olimpici conquistati tra singolare e doppio.
Insomma, in questo weekend il grande tennis femminile si vede in terra di Puglia, con tutto il rispetto per gli altri match di FedCup, le semifinali Russia-Germania e Repubblica Ceca-Francia e i play-off del World Group. Camila e Sara Errani con il contributo domani di Flavia Pennetta tentano, come detto, il miracolo di mandare in serie B le americane, per l'occasione serenizzate.
Giocata senza fortuna la carta Giorgi in funzione anti-Williams, nel secondo incontro Barazzutti guida con sapienza Sara contro Lauren Davis, 21 anni, numero 57 del ranking WTA. Il metro e 60 d'altezza di entrambe - centimetro in più, centimetro in meno - esclude a priori qualsiasi serve-and-volley e apre invece spazi alle risposte vincenti, che Sara confeziona in gran numero, e agli scambi prolungati, peraltro graditi anche alla ragazza di Boca Raton.
Il primo set (6-0) è per la romagnola poco più faticoso di una sessione di preriscaldamento. Il secondo (6-2) è complicato dalla crescita dell'americana, più mobile e meno fallosa. Tuttavia l'azzurra non rischia mai di perdere il controllo del match, grazie soprattutto alle accelerazioni lungolinea. Nell'ora e dieci di gioco Sara s'è confermata in ottima forma fisica e nervosa, e questa è una buona notizia per Barazzutti e per gli organizzatori degli Internazionali BNL d'Italia.
Se domani le previsioni per i singolari verranno confermate - "... passano Serena e Camila" è il mantra di chi sa di tennis - e si giungerà al due pari dopo i singolari, sarà decisivo il doppio con la non inedita ma arrugginita coppia Errani-Pennetta. Le due si presero insieme sei anni fa il torneo sull'erba di 's-Hertogenbosch, ma poi cominciò il sodalizio trionfale di Sara con Roberta Vinci interrotto poche settimane fa. Io però non escludo che Barazzutti risfoderi il coraggio e s'inventi nella notte una soluzione per far lievitare le chance azzurre.
Corrado Barazzutti ha già fatto parecchi miracoli. Cito l'ultimo: aver testato e, a suo tempo, imposto per la Davis la coppia che adesso, nei grandi tornei ATP, si sta proponendo come la più accreditata a prendere il posto del gemelli Bryan, 37 anni a fine mese. Domani nella finale di Monte Carlo saranno infatti in campo Simone Bolelli e Fabio Fognini, vincitori quest'anno a Melbourne, poi finalisti a Indian Wells e oggi capaci di regolare in un'ora e 18 minuti (7-6 6-3) due specialisti del livello di Ivan Dodig e Marcelo Melo. La sinergia positiva tra il bolognese e il ligure, della quale ho scritto più volte, è ufficializzata dalla classifica Doubles Team, che conta i punti ottenuti in stagione e vede gli azzurri precedere ampiamente i fratelli americani. Tra l'altro, la coppa monegasca contiene un assegno da quasi duecentomila euro e mille punti in più in classifica ATP: ottime ragioni per metterci le braccia, le gambe, la faccia (citazione fogniniana) e soprattutto la testa.
Impossibile non essere retorici quando a Monte Carlo s'affrontano in semifinale Novak Djokovic e Rafael Nadal: come dicono tutti, è stata questa - con ventiquattr'ore di anticipo - la vera finale del Masters 1000. L'attuale numero 1 al mondo (è lassù da 41 settimane consecutive, per un totale di 142 settimane, una in più dello spagnolo) e l'otto volte vincitore sulla terra del Country Club hanno mostrato nello scorcio centrale del primo set alcuni dei più spettacolari scambi della stagione, con batti e ribatti sotto rete, recuperi al limite della dinamica umana, sfide a base di deliziosi drop shot. Poi, poco per volta, il serbo ha preso il sopravvento sull'avversario, al quale manca ancora parecchio per battersi alla pari con l'arcinemico degli ultimi anni. In particolare, la differenza di resa al servizio resta impressionante.
I veri banchi di prova del recuperato equilibrio tra i due saranno i tornei di Roma e Parigi. Il 6-3 6-3 in un'ora e 37 minuti consegna alla finale un Djokovic strapotente che solo un miracolo potrebbe consentire a Tomas Berdych, oggi facile vincitore su Gael Monfils, di sconfiggere.
@claudiogiua
Ma il coraggio da solo non basta. Finisce 7-6 6-2 per Serena in un'ora e 40 minuti. Né il coraggio di Camila, né quello di Corrado Barazzutti, che ha preferito la giovane marchigiana alla padrona di casa Flavia Pennetta, scalfiscono il suo record in FedCup: quindici vittorie su quindici match, con un solo set ceduto nel 2012 alla bielorussa Anastasia Yakimova. Il primo successo dell'americana in Fed risale al 1999 quando ad Ancona rifilò, a 18 anni ancora da compiere, un indimenticato 6-1 6-1 alla veterana Rita Grande. Da allora il suo contributo alla nazionale stelle-e-strisce è stato saltuario eppure sempre decisivo, senza contare i quattro ori olimpici conquistati tra singolare e doppio.
Insomma, in questo weekend il grande tennis femminile si vede in terra di Puglia, con tutto il rispetto per gli altri match di FedCup, le semifinali Russia-Germania e Repubblica Ceca-Francia e i play-off del World Group. Camila e Sara Errani con il contributo domani di Flavia Pennetta tentano, come detto, il miracolo di mandare in serie B le americane, per l'occasione serenizzate.
Giocata senza fortuna la carta Giorgi in funzione anti-Williams, nel secondo incontro Barazzutti guida con sapienza Sara contro Lauren Davis, 21 anni, numero 57 del ranking WTA. Il metro e 60 d'altezza di entrambe - centimetro in più, centimetro in meno - esclude a priori qualsiasi serve-and-volley e apre invece spazi alle risposte vincenti, che Sara confeziona in gran numero, e agli scambi prolungati, peraltro graditi anche alla ragazza di Boca Raton.
Il primo set (6-0) è per la romagnola poco più faticoso di una sessione di preriscaldamento. Il secondo (6-2) è complicato dalla crescita dell'americana, più mobile e meno fallosa. Tuttavia l'azzurra non rischia mai di perdere il controllo del match, grazie soprattutto alle accelerazioni lungolinea. Nell'ora e dieci di gioco Sara s'è confermata in ottima forma fisica e nervosa, e questa è una buona notizia per Barazzutti e per gli organizzatori degli Internazionali BNL d'Italia.
Se domani le previsioni per i singolari verranno confermate - "... passano Serena e Camila" è il mantra di chi sa di tennis - e si giungerà al due pari dopo i singolari, sarà decisivo il doppio con la non inedita ma arrugginita coppia Errani-Pennetta. Le due si presero insieme sei anni fa il torneo sull'erba di 's-Hertogenbosch, ma poi cominciò il sodalizio trionfale di Sara con Roberta Vinci interrotto poche settimane fa. Io però non escludo che Barazzutti risfoderi il coraggio e s'inventi nella notte una soluzione per far lievitare le chance azzurre.
Corrado Barazzutti ha già fatto parecchi miracoli. Cito l'ultimo: aver testato e, a suo tempo, imposto per la Davis la coppia che adesso, nei grandi tornei ATP, si sta proponendo come la più accreditata a prendere il posto del gemelli Bryan, 37 anni a fine mese. Domani nella finale di Monte Carlo saranno infatti in campo Simone Bolelli e Fabio Fognini, vincitori quest'anno a Melbourne, poi finalisti a Indian Wells e oggi capaci di regolare in un'ora e 18 minuti (7-6 6-3) due specialisti del livello di Ivan Dodig e Marcelo Melo. La sinergia positiva tra il bolognese e il ligure, della quale ho scritto più volte, è ufficializzata dalla classifica Doubles Team, che conta i punti ottenuti in stagione e vede gli azzurri precedere ampiamente i fratelli americani. Tra l'altro, la coppa monegasca contiene un assegno da quasi duecentomila euro e mille punti in più in classifica ATP: ottime ragioni per metterci le braccia, le gambe, la faccia (citazione fogniniana) e soprattutto la testa.
Impossibile non essere retorici quando a Monte Carlo s'affrontano in semifinale Novak Djokovic e Rafael Nadal: come dicono tutti, è stata questa - con ventiquattr'ore di anticipo - la vera finale del Masters 1000. L'attuale numero 1 al mondo (è lassù da 41 settimane consecutive, per un totale di 142 settimane, una in più dello spagnolo) e l'otto volte vincitore sulla terra del Country Club hanno mostrato nello scorcio centrale del primo set alcuni dei più spettacolari scambi della stagione, con batti e ribatti sotto rete, recuperi al limite della dinamica umana, sfide a base di deliziosi drop shot. Poi, poco per volta, il serbo ha preso il sopravvento sull'avversario, al quale manca ancora parecchio per battersi alla pari con l'arcinemico degli ultimi anni. In particolare, la differenza di resa al servizio resta impressionante.
I veri banchi di prova del recuperato equilibrio tra i due saranno i tornei di Roma e Parigi. Il 6-3 6-3 in un'ora e 37 minuti consegna alla finale un Djokovic strapotente che solo un miracolo potrebbe consentire a Tomas Berdych, oggi facile vincitore su Gael Monfils, di sconfiggere.
@claudiogiua