Sono sicuro che Matteo Donati ha seguito in tv la finale del Masters 1000 di Madrid vinta in un'ora e 29 minuti dal suo giocatore di riferimento, Andy Murray. L'ha vista e s'è permesso d'emozionarsi, tanto mica ci metteva del suo. Lo scozzese ha dominato Rafael Nadal nel primo set (6-3), non lasciandogli la minima possibilità di opporsi al gioco aggressivo caratterizzato dalla posizione avanzatissima tenuta alla risposta al servizio dell'avversario e dal metro e più guadagnati dopo ogni proprio servizio. Lo spagnolo ha tentato di reagire nel secondo set ma Andy è apparso in grado, in alcuni momenti, di esprimere ilo stesso tennis scintillante del 2012, l'anno dell'oro olimpico e dello Slam a New York. Lucido e deciso a non mollare nemmeno una palla, Murray ha annichilito (6-2) Rafa, che pure è apparso sulla via del pieno recupero dopo i malanni della seconda parte del 2014.
Il diritto e il rovescio di Murray sono fluidi, le sue rapidità e precisione di movimento sulla terra rossa non sono mai state così a punto, lui che ha sempre mostrato di soffrire questa superficie: è lui e non Rafa l'avversario che Novak Djokovic deve temere di più sul rosso del Foro. Donati, credo, da fan di Andy potrebbe confermare.
Com'è l'emozione di esordire nel tabellone principale del Masters 1000 del Foro Italico, per di più sul Centrale e contro l'eccellente professionista della terra rossa Santiago Giraldo, colombiano, 27 anni, numero 49 della classifica ATP ora, numero 28 sei mesi fa? Risponde l'interessato, Matteo Donati da Alessandria, 20 anni, che dopo la vittoria di oggi (2-6 6-1 6-4) nel ranking mondiale sta ancora 167 posti gradini sotto l'avversario ma che non smette di sorridere tant'è felice: "Ho giocato un bellissimo match contro un top 50. Sono rimasto tranquillo, ho spinto e fatto il mio gioco". Il coach Massimo Puci va dritto in profondità: "Lui sa dominare le emozioni". Lo dice a ragion veduta: il mese scorso il suo allievo era approdato alla finale del Challenger di Napoli eliminando al primo turno la testa di serie numero 1 Andrey Golubev, il russo naturalizzato kazako cresciuto tennisticamente a Bra. Dove aveva come coach proprio Massimo Puci. Disse allora Matteo: "Match difficile. Andrey è stato per anni con Massimo, che adesso segue me. Ma alla fine sono riuscito a portare a casa il risultato".
Per alcuni aspetti Matteo Donati è l'italotennista anomalo, capace di contenere le emozioni solo concentrandosi, "penso a quel che devo fare, non sento nemmeno la musica nei cambi di campo". Ma è mammone come la stragrande maggioranza dei connazionali: "Quando vinco, guardo in alto e ringrazio mia nonna Dina, Dina Bortolato". Un cognome che rivela un DNA probabilmente veneto.
In un film dove i sogni impossibili diventano realtà, con Kevin Costner nella parte di Puci, Matteo arriverebbe alla finale degli Internazionali BNL d'Italia domenica prossima e affronterebbe in campo il suo giocatore preferito, Andy Murray, "al quale m'ispiro nel gioco e nel comportamento". Al secondo turno Matteo troverà però Tomas Berdych e la sua corsa finirà lì. Va bene così, sarà un'altra grande emozione "giocare con un Top Ten da molti anni. Cercherò di fare del mio meglio e d'imparare tutto quel che mi serve". Che è ancora molto.
Personalmente seguo da lontano Matteo da quattro anni, da quando lo vidi per la prima volta al Torneo Giovanile Internazionale di Pasqua a Firenze. Mi piacque perché era evidente la sua umiltà. Dava le stesse sensazioni di Sara Errani adolescente: determinato, cosciente dei propri limiti, pronto a fare quel che è utile per migliorare e crescere. I suoi punti di forza sono il servizio, su cui la lavorato parecchio ed è potente e quasi sempre ben piazzato (ottimo un ace di seconda che ha lasciato Giraldo di sale), e il diritto, che gli consente palle spesso al limite. Buona la sensibilità di braccio sotto rete. Deve migliorare il rovescio, talvolta solo difensivo. Dei ragazzi nati tra il '94 e il '96, io punto tutto su di lui. Vedremo.
A proposito di puntate: non ho mai conosciuto un quotista sportivo, ma credo gli proibiscano per contratto d'avere emozioni. Me l'immagino come un ircocervo (animale mitico mezzo hircus, capra, e mezzo cervus) per un terzo geek (persona impallata per il mondo tecnologico-digitale), per un terzo invasato conoscitore di una disciplina, per un terzo divoratore di informazioni in grado di influire sul prodotto del suo lavoro, che è azzeccare le probabilità, per esempio, che Novak Djokovic vinca gli Internazionali BNL d'Italia 2015.
Un ircocervo professionale di cui non faccio il nome dà il serbo a 1.95, che significa incassare quasi il doppio della puntata, mentre la seconda testa di serie del Masters 1000 romano, Roger Federer, è quotato a 17, che sarebbe un bel prendere. I padroni delle scommesse legali danno lo scozzese Andy Murray allo stesso livello dello svizzero e credono che Nadal possa riprendersi il trono che è di fatto suo dal 2006, eccezion fatta per i tre anni isolati di usurpazione serba, il 2008, il 2011 e quello che sta per chiudersi: puntando sul maiorchino si riceverebbero, vincesse davvero il torneo del Foro Italico, 2,75 volte quanto scommesso.
Dopo la finale di oggi a Madrid tra Rafa e Andy stravinta dal neosposo di Dunblane, il mio ircocervo rivedrà i propri calcoli. Sia lo spagnolo sia lo scozzese approdano a Roma in eccellente forma nonostante i maltrattamenti subiti nella capitale iberica (una partita di Murray è finita alle tre di notte). E forse il quotista alzerà i valori anche di Federer, che mi dicono intenzionato a tentare forse per l'ultima volta la conquista del trofeo romano, l'unico davvero importante che gli manca. La volontà, una volta tenute a bada le emozioni, è il migliore propellente sportivo.
Twitter @claudiogiua
Il diritto e il rovescio di Murray sono fluidi, le sue rapidità e precisione di movimento sulla terra rossa non sono mai state così a punto, lui che ha sempre mostrato di soffrire questa superficie: è lui e non Rafa l'avversario che Novak Djokovic deve temere di più sul rosso del Foro. Donati, credo, da fan di Andy potrebbe confermare.
Com'è l'emozione di esordire nel tabellone principale del Masters 1000 del Foro Italico, per di più sul Centrale e contro l'eccellente professionista della terra rossa Santiago Giraldo, colombiano, 27 anni, numero 49 della classifica ATP ora, numero 28 sei mesi fa? Risponde l'interessato, Matteo Donati da Alessandria, 20 anni, che dopo la vittoria di oggi (2-6 6-1 6-4) nel ranking mondiale sta ancora 167 posti gradini sotto l'avversario ma che non smette di sorridere tant'è felice: "Ho giocato un bellissimo match contro un top 50. Sono rimasto tranquillo, ho spinto e fatto il mio gioco". Il coach Massimo Puci va dritto in profondità: "Lui sa dominare le emozioni". Lo dice a ragion veduta: il mese scorso il suo allievo era approdato alla finale del Challenger di Napoli eliminando al primo turno la testa di serie numero 1 Andrey Golubev, il russo naturalizzato kazako cresciuto tennisticamente a Bra. Dove aveva come coach proprio Massimo Puci. Disse allora Matteo: "Match difficile. Andrey è stato per anni con Massimo, che adesso segue me. Ma alla fine sono riuscito a portare a casa il risultato".
Per alcuni aspetti Matteo Donati è l'italotennista anomalo, capace di contenere le emozioni solo concentrandosi, "penso a quel che devo fare, non sento nemmeno la musica nei cambi di campo". Ma è mammone come la stragrande maggioranza dei connazionali: "Quando vinco, guardo in alto e ringrazio mia nonna Dina, Dina Bortolato". Un cognome che rivela un DNA probabilmente veneto.
In un film dove i sogni impossibili diventano realtà, con Kevin Costner nella parte di Puci, Matteo arriverebbe alla finale degli Internazionali BNL d'Italia domenica prossima e affronterebbe in campo il suo giocatore preferito, Andy Murray, "al quale m'ispiro nel gioco e nel comportamento". Al secondo turno Matteo troverà però Tomas Berdych e la sua corsa finirà lì. Va bene così, sarà un'altra grande emozione "giocare con un Top Ten da molti anni. Cercherò di fare del mio meglio e d'imparare tutto quel che mi serve". Che è ancora molto.
Personalmente seguo da lontano Matteo da quattro anni, da quando lo vidi per la prima volta al Torneo Giovanile Internazionale di Pasqua a Firenze. Mi piacque perché era evidente la sua umiltà. Dava le stesse sensazioni di Sara Errani adolescente: determinato, cosciente dei propri limiti, pronto a fare quel che è utile per migliorare e crescere. I suoi punti di forza sono il servizio, su cui la lavorato parecchio ed è potente e quasi sempre ben piazzato (ottimo un ace di seconda che ha lasciato Giraldo di sale), e il diritto, che gli consente palle spesso al limite. Buona la sensibilità di braccio sotto rete. Deve migliorare il rovescio, talvolta solo difensivo. Dei ragazzi nati tra il '94 e il '96, io punto tutto su di lui. Vedremo.
A proposito di puntate: non ho mai conosciuto un quotista sportivo, ma credo gli proibiscano per contratto d'avere emozioni. Me l'immagino come un ircocervo (animale mitico mezzo hircus, capra, e mezzo cervus) per un terzo geek (persona impallata per il mondo tecnologico-digitale), per un terzo invasato conoscitore di una disciplina, per un terzo divoratore di informazioni in grado di influire sul prodotto del suo lavoro, che è azzeccare le probabilità, per esempio, che Novak Djokovic vinca gli Internazionali BNL d'Italia 2015.
Un ircocervo professionale di cui non faccio il nome dà il serbo a 1.95, che significa incassare quasi il doppio della puntata, mentre la seconda testa di serie del Masters 1000 romano, Roger Federer, è quotato a 17, che sarebbe un bel prendere. I padroni delle scommesse legali danno lo scozzese Andy Murray allo stesso livello dello svizzero e credono che Nadal possa riprendersi il trono che è di fatto suo dal 2006, eccezion fatta per i tre anni isolati di usurpazione serba, il 2008, il 2011 e quello che sta per chiudersi: puntando sul maiorchino si riceverebbero, vincesse davvero il torneo del Foro Italico, 2,75 volte quanto scommesso.
Dopo la finale di oggi a Madrid tra Rafa e Andy stravinta dal neosposo di Dunblane, il mio ircocervo rivedrà i propri calcoli. Sia lo spagnolo sia lo scozzese approdano a Roma in eccellente forma nonostante i maltrattamenti subiti nella capitale iberica (una partita di Murray è finita alle tre di notte). E forse il quotista alzerà i valori anche di Federer, che mi dicono intenzionato a tentare forse per l'ultima volta la conquista del trofeo romano, l'unico davvero importante che gli manca. La volontà, una volta tenute a bada le emozioni, è il migliore propellente sportivo.
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