Avviso ai rottamatori dichiarati. Per guadagnarsi un po' di spazio basta a volte essere giovani, svegli e sfrontati. Per ampliarlo ci vuole esperienza. Della mancanza d'esperienza possono farsi beffe solo i grandissimi, che suppliscono con il talento. Non è il caso, per ora, di Nick Kyrgios. A diciannove anni e due mesi d'età, Nick Kyrgios piomba l'anno scorso nel circo del grande tennis con l'effetto di una bomba carta nella cattedrale durante la celebrazione di un matrimonio. O di un bulldozer nel magazzino della Richard-Ginori. Ottenuta una wild card per il main draw di Wimbledon, il ragazzone manda a casa in sequenza Stephane Robert, Richard Gasquet, Jiri Vesely e Rafael Nadal. Lo ferma ai quarti Milos Raonic. Allo Slam newyorkese quasi si ripete, battendo Mikhail Youzhny e Andreas Seppi prima di trovare sulla sua strada Tommy Robledo. Altro exploit agli Australian Open in gennaio, quando viene sconfitto da Andy Murray solo ai quarti (Federico Delmonis, Ivo Karlovic, Malek Jaziri, Andreas Seppi le sue vittime nei turni precedenti). Poi, la sua prima finale ATP a Estoril, dove stavolta Gasquet non si fa mettere sotto.
Poiché l'ho messo nel mirino con qualche anticipo, a ogni torneo cerco di testare quanto Nick è cresciuto. A volte mi rassicura, altre no. Oggi l'esordio è programmato dopo mezzogiorno sotto il sole implacabile della Grand Stand Arena, il secondo campo degli IBI in ordine di importanza. Il suo avversario è un quasi trentaquattrenne di nota bellezza e notevoli talento e determinazione che di nome fa Feliciano Lopez Diaz-Guerra, da Toledo. Nell'ultimo anno ha vinto a Eastbourne (erba) e perso le finali di Queen's (erba) e Quito (terra rossa): abbastanza per issarlo al tredicesimo posto del ranking mondiale. Kyrgios, ATP 30, fa quanto sa fare e sbaglia quanto in genere sbaglia: serve fortissimo, accelera di diritto appena può, eccede nelle forzature, non è preciso con il rovescio. Feliciano è concentrato, non vuole cedere il servizio ma intende cogliere le poche occasioni di toglierlo all'avversario. Ci riesce nel primo set, segnato da game velocissimi che non si trascinano mai ai vantaggi (6-4). Non ci riesce nel secondo (7-6), ma nel corso del tie break recupera un minibreak, se ne prende uno e va a chiudere con due ace da manuale.
Nick evidentemente patisce la terra rossa, sulla quale ha giocato pochissimo finora, però la giustificazione non è granché per un rottamatore convinto. Se è intelligente, farà tesoro della lezione che il vecchio Lopez gli ha dato al Foro Italico.
Avviso ai rottamandi riottosi, quelli che non vorrebbero farsi rottamare. Per tenere testa agli imberbi sfrontati bisogna avere mente lucida, non comune pazienza e grande elasticità nell'adeguarsi all'altro. Flavia Pennetta, che è suppergiù dell'età di Feliciano, ha come sempre sfoggiato oggi la la prima qualità ma le hanno fatto difetto le altre due. Lo ammette in conferenza stampa: "Sapevo che il match con lei sarebbe stato duro. (Parla di Elina Svitolina, vent'anni compiuti una settimana fa, quindi coetanea di Kyrgios, ucraina di Odessa, numero 19 della classifica WTA, reduce dalla vittoria a Marrakech, ndr). Non ho però trovato il punto debole dove farle male. È stata più incisiva e solida. Io sono rimasta troppo in difesa e quando ho spinto, ho poi finito per sbagliare. Non ho nulla da rimproverarmi nella preparazione, lavoro tanto ogni giorno, cerco di sentire ancora più miei i meccanismi che mettiamo a punto negli allenamenti, dove tutto però avviene con maggiore facilità". Insomma, Flavia non è stata in grado di trovare le contromisure al gioco potente e variato di Elina, mobile e decisa a trasformare ogni palla in un vincente. La partita è finita 6-4 6-2, e il secondo set è stato un'impressionante dimostrazione di arroganza agonistica della ragazzina Ucraina. Così Flavia ha avuto la conferma che i rottamatori hanno sempre molta fretta.
Avviso ai rottamatori inconsapevoli. Che cioè non vogliono affatto rottamare gli altri ma potrebbero trovarsi nella situazione di doverlo fare, tra un po'. Il messaggio è semplice: restate così. Allegramente inconsapevoli, appunto, del rischio futuro che rappresentate per l'establishment tennistico. È il caso di Matteo Donati, vent'anni, sceso in campo sul Centrale a fine serata contro Tomas Berdych, numero 5 al mondo (ma da lunedì prossimo sarà 4), con l'esplicita intenzione di imparare e basta. È la modalità giusta per rubare esperienza e per farne. Si può lottare e perdere per 2-6 4-6 eppure essere felici come se si avesse vinto.
Avviso agli autorottamatori come Camila Giorgi, capace stavolta di gettare il primo set (5-7) dopo essere stata avanti 5-2 e nonostante l'avversaria, Jelena Jankovic, abbia fatto nove doppi falli e di non riuscire nel secondo (altro 5-7) a risalire la china dopo avere avuto un altro largo vantaggio, 4-1 e subito una travagliata rimonta. L'avviso è in quattro parole: trovati un vero coach.
Twitter @claudiogiua
Poiché l'ho messo nel mirino con qualche anticipo, a ogni torneo cerco di testare quanto Nick è cresciuto. A volte mi rassicura, altre no. Oggi l'esordio è programmato dopo mezzogiorno sotto il sole implacabile della Grand Stand Arena, il secondo campo degli IBI in ordine di importanza. Il suo avversario è un quasi trentaquattrenne di nota bellezza e notevoli talento e determinazione che di nome fa Feliciano Lopez Diaz-Guerra, da Toledo. Nell'ultimo anno ha vinto a Eastbourne (erba) e perso le finali di Queen's (erba) e Quito (terra rossa): abbastanza per issarlo al tredicesimo posto del ranking mondiale. Kyrgios, ATP 30, fa quanto sa fare e sbaglia quanto in genere sbaglia: serve fortissimo, accelera di diritto appena può, eccede nelle forzature, non è preciso con il rovescio. Feliciano è concentrato, non vuole cedere il servizio ma intende cogliere le poche occasioni di toglierlo all'avversario. Ci riesce nel primo set, segnato da game velocissimi che non si trascinano mai ai vantaggi (6-4). Non ci riesce nel secondo (7-6), ma nel corso del tie break recupera un minibreak, se ne prende uno e va a chiudere con due ace da manuale.
Nick evidentemente patisce la terra rossa, sulla quale ha giocato pochissimo finora, però la giustificazione non è granché per un rottamatore convinto. Se è intelligente, farà tesoro della lezione che il vecchio Lopez gli ha dato al Foro Italico.
Avviso ai rottamandi riottosi, quelli che non vorrebbero farsi rottamare. Per tenere testa agli imberbi sfrontati bisogna avere mente lucida, non comune pazienza e grande elasticità nell'adeguarsi all'altro. Flavia Pennetta, che è suppergiù dell'età di Feliciano, ha come sempre sfoggiato oggi la la prima qualità ma le hanno fatto difetto le altre due. Lo ammette in conferenza stampa: "Sapevo che il match con lei sarebbe stato duro. (Parla di Elina Svitolina, vent'anni compiuti una settimana fa, quindi coetanea di Kyrgios, ucraina di Odessa, numero 19 della classifica WTA, reduce dalla vittoria a Marrakech, ndr). Non ho però trovato il punto debole dove farle male. È stata più incisiva e solida. Io sono rimasta troppo in difesa e quando ho spinto, ho poi finito per sbagliare. Non ho nulla da rimproverarmi nella preparazione, lavoro tanto ogni giorno, cerco di sentire ancora più miei i meccanismi che mettiamo a punto negli allenamenti, dove tutto però avviene con maggiore facilità". Insomma, Flavia non è stata in grado di trovare le contromisure al gioco potente e variato di Elina, mobile e decisa a trasformare ogni palla in un vincente. La partita è finita 6-4 6-2, e il secondo set è stato un'impressionante dimostrazione di arroganza agonistica della ragazzina Ucraina. Così Flavia ha avuto la conferma che i rottamatori hanno sempre molta fretta.
Avviso ai rottamatori inconsapevoli. Che cioè non vogliono affatto rottamare gli altri ma potrebbero trovarsi nella situazione di doverlo fare, tra un po'. Il messaggio è semplice: restate così. Allegramente inconsapevoli, appunto, del rischio futuro che rappresentate per l'establishment tennistico. È il caso di Matteo Donati, vent'anni, sceso in campo sul Centrale a fine serata contro Tomas Berdych, numero 5 al mondo (ma da lunedì prossimo sarà 4), con l'esplicita intenzione di imparare e basta. È la modalità giusta per rubare esperienza e per farne. Si può lottare e perdere per 2-6 4-6 eppure essere felici come se si avesse vinto.
Avviso agli autorottamatori come Camila Giorgi, capace stavolta di gettare il primo set (5-7) dopo essere stata avanti 5-2 e nonostante l'avversaria, Jelena Jankovic, abbia fatto nove doppi falli e di non riuscire nel secondo (altro 5-7) a risalire la china dopo avere avuto un altro largo vantaggio, 4-1 e subito una travagliata rimonta. L'avviso è in quattro parole: trovati un vero coach.
Twitter @claudiogiua