Appena Fabio Fognini 2.0 dice quasi sottovoce ai giornalisti che assiepano la sala stampa del Foro "... ho chiesto io di giocare sul Pietrangeli anche domani contro Berdych", tutti si rendono conto che il protagonista di oggi degli Internazionali è lo stadio che il mondo invidia a Roma. Una storia che parte da lontano. Il 4 novembre 1932 il Duce inaugura il Foro Mussolini, una delle tante opere monumentali che nelle intenzioni del regime fascista servono a ridare agli italiani la piena consapevolezza della propria storia e del proprio destino. Sotto Monte Mario sono già pronte e attive l'Accademia della Scherma e altre strutture, ma i gradoni scavati sul greto del Tevere e contornati da gigantesche statue sono, per ora, solo un progetto sulle grandi mappe di Enrico Del Debbio. A quei tempi però si costruisce in fretta, il dittatore non consente ritardi: "Chi si ferma è perduto", fa scrivere sui muri delle case di mezz'Italia. Il nuovo spazio dedicato esclusivamente al tennis ospita i primi incontri tre anni più tardi. Nel 1935 vengono organizzati lì primi Internazionali romani dopo gli esordi milanesi. Finita la guerra, il Foro cambia attributo: diventa "Italico". Un'intelligente opera di recupero della sua funzione originaria tutta sportiva fa poi dell'area il cuore pulsante delle Olimpiadi del 1960. Per dire: nel dopoguerra a Norimberga il corrispettivo del Foro Mussolini, lo Zeppelinfield disegnato dall'architetto del nazismo Albert Speer, viene demolito. Per una volta siamo più lungimiranti da questo versante delle Alpi. (Leggo queste notizie in "Mussolini architetto" di Paolo Nicoloso, un volumetto che mi porto ogni anno al Foro perché so che mi verrà utile, prima o poi). Molti lustri più tardi, il vecchio affascinante stadio sarà intitolato al più grande tennista italiano di sempre, Nicola Pietrangeli.
Siamo a oggi. Personalmente considero il Pietrangeli - che da quest'anno ha file di seggiole proprio a ridosso del terreno - l'arena tennistica più bella del mondo. E c'è sempre stato negli ultimi anni un Seppi (contro Wawrinka nel 2102), oppure una Giorgi (Cibulkova 2014) o una Errani (Cetkovska 2014) che ne ha infiammato il popolo. Oggi tocca a Fabio Fognini 2.0 mantenere viva la tradizione, ristabilendo il rapporto d'amore e passione con il pubblico romano che s'era un po' sfilacciato. Proprio l'interessato l'aveva rammentato l'altro giorno riferendosi alla sconfitta subita l'anno scorso al primo turno per mano del ceco Lukas Rosol: "Non sentivo l'appoggio della gente". Che per uno come lui significa un buon venti per cento di pathos agonistico in più. Stavolta i 3720 spettatori seduti sul marmo del Pietrangeli e le migliaia d'imbucati - quelli che hanno occupato manu militari l'area verde off limits che confina con gli spalti - gridano e si agitano al limite del consentito per sostenere il ligure opposto a uno dei più talentuosi tennisti del circuito, il bulgaro Grigor Dimitrov, numero 11 al mondo. Lo sostengono anche per rifare il pieno di passione dopo la delusione patita poco prima, sullo stesso campo e con lo stesso pienone, per l'uscita di scena di Sara Errani per mano di Christina McHale (4-6 4-6), nonostante l'entusiasmante recupero da 1-4 a 4-5 nel secondo set.
La partita è una sorta di danza tra due che sanno come si tratta una palla da tennis. Non manca la potenza - 5 gli ace di Fabio, 3 quelli di Grigor - ma a dare di frequente la scossa ai tifosi assiepati sono i deliziosi tocchi sotto rete, gli spossanti scambi incrociati, i lungolinea irraggiungibili. Non posso raccontare qualcosa che già non abbia scritto in tante altre occasioni di successi e delusioni fogniniani. Oppure qualcosa che il risultato finale non riveli: 7-6 4-6 6-0. Il ragazzo di Arma di Taggia è un talento. Il Fognini 2.0 visto oggi è un talento doppio perché non spacca racchette, non se la prende con i guardalinee, non insulta il babbo e il giudice. Gli chiede il collega Paolo Rossi: "Sappiamo che hai lavorato per restare più tranquillo in campo. Cos'hai fatto esattamente?". Risponde Fognini 2.0: "Non lo dico". E fa bene. L'importante è che lui non perda il 2.0 guadagnato oggi sullo stadio più bello del mondo. Il resto, domani, potrebbe farlo di nuovo il grande pubblico del Pietrangeli, dato che Sergio Palmieri, il deus ex machina dello spettacolo del Foro, ha subito accolto la richiesta del numero 1 azzurro: con Berdych si gioca lì.
Twitter @claudiogiua
Siamo a oggi. Personalmente considero il Pietrangeli - che da quest'anno ha file di seggiole proprio a ridosso del terreno - l'arena tennistica più bella del mondo. E c'è sempre stato negli ultimi anni un Seppi (contro Wawrinka nel 2102), oppure una Giorgi (Cibulkova 2014) o una Errani (Cetkovska 2014) che ne ha infiammato il popolo. Oggi tocca a Fabio Fognini 2.0 mantenere viva la tradizione, ristabilendo il rapporto d'amore e passione con il pubblico romano che s'era un po' sfilacciato. Proprio l'interessato l'aveva rammentato l'altro giorno riferendosi alla sconfitta subita l'anno scorso al primo turno per mano del ceco Lukas Rosol: "Non sentivo l'appoggio della gente". Che per uno come lui significa un buon venti per cento di pathos agonistico in più. Stavolta i 3720 spettatori seduti sul marmo del Pietrangeli e le migliaia d'imbucati - quelli che hanno occupato manu militari l'area verde off limits che confina con gli spalti - gridano e si agitano al limite del consentito per sostenere il ligure opposto a uno dei più talentuosi tennisti del circuito, il bulgaro Grigor Dimitrov, numero 11 al mondo. Lo sostengono anche per rifare il pieno di passione dopo la delusione patita poco prima, sullo stesso campo e con lo stesso pienone, per l'uscita di scena di Sara Errani per mano di Christina McHale (4-6 4-6), nonostante l'entusiasmante recupero da 1-4 a 4-5 nel secondo set.
La partita è una sorta di danza tra due che sanno come si tratta una palla da tennis. Non manca la potenza - 5 gli ace di Fabio, 3 quelli di Grigor - ma a dare di frequente la scossa ai tifosi assiepati sono i deliziosi tocchi sotto rete, gli spossanti scambi incrociati, i lungolinea irraggiungibili. Non posso raccontare qualcosa che già non abbia scritto in tante altre occasioni di successi e delusioni fogniniani. Oppure qualcosa che il risultato finale non riveli: 7-6 4-6 6-0. Il ragazzo di Arma di Taggia è un talento. Il Fognini 2.0 visto oggi è un talento doppio perché non spacca racchette, non se la prende con i guardalinee, non insulta il babbo e il giudice. Gli chiede il collega Paolo Rossi: "Sappiamo che hai lavorato per restare più tranquillo in campo. Cos'hai fatto esattamente?". Risponde Fognini 2.0: "Non lo dico". E fa bene. L'importante è che lui non perda il 2.0 guadagnato oggi sullo stadio più bello del mondo. Il resto, domani, potrebbe farlo di nuovo il grande pubblico del Pietrangeli, dato che Sergio Palmieri, il deus ex machina dello spettacolo del Foro, ha subito accolto la richiesta del numero 1 azzurro: con Berdych si gioca lì.
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