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Nole è l'uomo da battere, Fabio quello che Roma ama

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Mai nel giovedì degli ottavi del Foro Italico s'era visto il Centrale strapieno per un match serale sulla carta senza succo, con Novak Djokovic, 1 al mondo, ad allenarsi con Thomaz Bellucci, 68. Hanno invece fatto bingo i tanti che, comprando il biglietto con largo anticipo, hanno scommesso al buio su questa data. Il brasiliano, vecchia conoscenza di chi segue con costanza il tennis, ha rispolverato la tecnica e la grinta che ne avevano fatto, anni fa, un credibile erede di Gustavo Kuerten, qui trionfatore nel 1999. Djokovic è stato preso in contropiede. Perso il primo set per 5-7 senza che si rendesse davvero conto di cosa non funzionava, ha dovuto concentrarsi e, soprattutto, rimettere a punto le sue armi migliori, che restano l'efficacia nella risposta al servizio, la mobilità e l'elasticità, l'impostazione della sequenza di colpi secondo un disegno strategico preciso. Oggi, invece, l'hanno poco assistito il rovescio e la sventagliata a uscire.

Il percorso del secondo set (6-2) è stato segnato dal break in fretta ottenuto dal serbo, meno falloso e più produttivo al servizio. Stessa storia nel terzo set, finito 6-3 nonostante Nole abbia mostrato solo a tratti il gioco scintillante dei primi quattro mesi dell'anno. Resta l'uomo da battere, e dunque i riflettori sono puntati su di lui. Anche se oggi il protagonista è stato Fabio Fognini.

Amante ambitissima, Roma chi avrebbe scelto? Lo svizzero che mai ha alzato la coppa degli Internazionali BNL d'Italia o il ligure che vorrebbe diventare, nella versione 2.0, il giocatore azzurro che il popolo del tennis sostiene e sospinge a gran voce? Non lo sapremo, almeno per quest'anno. La sconfitta subita contro Tomas Berdych (3-6 6-3 6-7) non consentirà domani a Fabio di sfidare Roger Federer come si faceva ai tempi di Re Artù, con in palio il cuore di Roma oltre che l'ingresso alle semifinali. Il numero 1 italiano esce però di scena senza rimpianti e senza polemiche, con la serenità d'aver fatto il possibile durante il match con il ceco, che da lunedì prossimo sarà ufficialmente numero 4 ATP, e la certezza che d'ora in poi  -  se non cambierà registro comportamentale  -  il Foro Italico sarà dalla sua parte. In conferenza stampa Fabio ha detto che "questa sconfitta brucia due volte proprio perché è arrivata qui a Roma", che "bisogna fare gli applausi al pubblico straordinario dello Stadio Pietrangeli che mi è stato molto vicino", che "se ho giocato tre ottime partite devo ringraziare la gente di Roma, così come l'anno scorso avevo ringrazio i napoletani per l'appoggio in Davis contro Murray. Io ho bisogno di questo".

A proposito di Andy Murray: ha soffiato in anteprima la notizia del suo forfait agli amici giornalisti anglofoni mentre stava ancora sotto la doccia dopo aver battuto Jeremy Chardy (il sito di Sport Illustrated ha pubblicato la notizia alle 20.30 di ieri, la conferenza stampa ufficiale è stata convocata alle 13.40 di oggi). Da un baronetto scozzese di Her Majesty the Queen ci si attenderebbe più eleganza. Fuori lui, tre dei quattro match dei quarti di domani avranno come protagonisti teste di serie: Djokovic (1) vs. Nishikori (5), Wawrinka (8) vs. Nadal (4), Berdych (6) vs. Federer (2). Tutti giganti, tutti Golia. Poi c'è la partita più inedita, quella dei due David: Ferrer contro Goffin, il primo anch'egli testa di serie (7), l'altro numero 20 del ranking mondiale e, secondo me, tra i migliori della generazione post-90. C'è un solo precedente tra i due, a Parigi per il Masters 1000 di Bercy l'autunno scorso, quando lo spagnolo prevalse sul belga per 6-3 2-6 6-3.  

Goffin, che ha passato il turno senza scendere in campo proprio per la partenza anticipata di Murray, merita una breve scheda. Nato a Rocourt 24 anni fa, nel 2012 ha giocato al Roland Garros per la prima volta come lucky loser in uno Slam. A saggiare, allora, le sue eccellenti qualità sono stati, nell'ordine, Radek Stepanek, Arnaud Clement, Lukasz Kubot e Roger Federer: i primi tre li ha spediti malamente a casa, al quarto ha soffiato il primo set. L'estate scorsa ha vinto gli ATP 250 di Kitzbuhel e di Metz e i Challenger di primo livello a Tampere e Mons. Relativamente piccolo (1.80) e in apparenza mingherlino, ha un servizio potente, un eccellente rovescio e un tocco sotto rete raffinato. Nella sua finale a Kitzbuhel contro l'idolo locale Dominic Thiem  -  oggi sconfitto a fatica da Wawrinka per 7-6 6-4  -  ho apprezzato l'intelligenza di gioco: come avrebbe detto David (un altro!) Foster Wallace, Goffin sa decifrare "questo infinito sistema  di decisioni e angoli e linee" che è il tennis. L'accesso alla semifinale non sarà, per il David valenciano, una pratica che si sbriga in un'ora.
Twitter @claudiogiua