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Finalmente Novak vs Roger, come a Roma tutti volevano

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Dunque Djokovic contro Federer, il numero 1 contro il numero 2, già di fronte 38 volte in carriera con una prevalenza minima dello svizzero (20 a 18), peraltro in vantaggio anche nei testa-a  - testa sulla terra battuta (4-3). E' la finale per cui il presidente della FIT Angelo Binaghi avrebbe persino pagato, non fosse che nell'ambiente è noto per la parsimonia quasi patologica. Federer approda all'ultimo atto degli Internazionali BNL d'Italia per la quarta volta dodici anni dopo il primo tentativo andato in fumo contro uno spagnolo rapidamente dimenticato, Felix Mantilla, e le due sconfitte subite per mano di Rafael Nadal nel 2006 e nel 2013. Di quella finale del 2003 racconta: "Ero molto giovane, faceva caldo, allora si giocava al meglio dei cinque set. Un altro mondo. Mi sento molto bene, posso giocare le mie carte con Novak. Ma per me è un torneo come gli altri, non sento particolare pressione per il fatto di non aver mai vinto a Roma".
 
Ha faticato così poco (6-4 6-2 in 55 minuti) nella semifinale serale con il connazionale Stan Wawrinka -  partito come un razzo fino al 3-0 e poi costretto a un parziale di 3 game a 12 - da consentirmi di contenere la cronaca in poche battute: Federer ha fatto segnare una netta prevalenza al servizio, è stato attento a non sprecare occasioni ed energie, è apparso in eccellente condizione psicofisica; Wawrinka, di contro, ha mostrato la totale incapacità di leggere la partita una volta raggiunto sul 3 pari nel primo set e ha anche mollato sotto il profilo nervoso nel secondo. Ha detto in conferenza stampa: "Quando Roger è così in forma e tu non sei al massimo, non c'è nulla da fare". Dell'affermazione, conta la prima parte.
 
L'altra semifinale, nel primo pomeriggio, è stata più lunga (un'ora e 35 minuti) e combattuta (6-4 6-4). Non s'è visto il tennis migliore di questa edizione sul Centrale, ma forse sono io a non apprezzarlo. Infatti per mezz'ora mi sono ripetuto: accidenti alla pizza offerta alle due e mezza da Gianni Clerici, quando già i pochi posti della tribuna stampa andavano esaurendosi! Non fossi stato colto dall'abbiocco postprandiale, avrei infatti apprezzato di più i primi nove game del match tra Djokovic e David Ferrer, classico arrivato alla ventesima edizione di cui quattordici - prima di oggi - con la firma in calce del serbo. Ma forse - ho poi pensato - è anche colpa del tennis dello spagnolo, 33 anni, numero 8 del ranking mondiale, che sembra costruito ad arte per non entusiasmare, difensivo, fatto di recuperi e palle centrali, risultato di una eccezionale regolarità, dove il massimo della fantasia è il colpo a sventaglio. Invece, quando Nole è andato a servire per chiudere, l'effetto pizza+noia è svanito, stavolta per evidente merito di David che ha messo in difficoltà il serbo grazie a drop shot e angoli estremi, costringendolo agli straordinari per conquistare il set (6-4).
 
È stato, il decimo gioco, una preview del secondo set, durante il quale non ho sbadigliato mai. Appurato che la difesa non è necessariamente il miglior attacco, Ferrer ha cominciato a forzare, a scendere a rete appena dopo il servizio dell'avversario, a costringere Djokovic a rincorrere la palla da destra a sinistra. Gioco ad alto rischio per il giovanotto di Javea. Ma più redditizio e, soprattutto, più spettacolare. Tanta fatica forse imprevista per il serbo, 28 anni venerdì prossimo e con l'idea fissa di prendersi quest'anno il Grande Slam.
 
Così, per otto giochi del secondo set Ferrer s'è preso la soddisfazione di invertire i ruoli, di guadagnare centimetri su centimetri di campo, di spingere l'avversario sempre più indietro e di chiudere spesso con diritti incrociati imprendibili. Ma, come scrive il mio consulente personale Paolo, Nole conosce bene David: l'ha lasciato sfogare per poi accelerare all'improvviso, al nono game, grazie alle proprie doti di straordinario risponditore. Game over. David, che è tutt'altro che l'uomo ombroso e concentrato su se stesso che appare in campo, ebbe a dire una volta: "Sono il peggior Top 100 della storia". Senza la pizza di Gianni sullo stomaco, non gli darei mai ragione.
 
Domani l'epilogo anche del torneo femminile, con un match sulla carta già deciso: Maria Sharapova, che oggi ha dovuto impegnarsi non poco per avere la meglio sulla giovane connazionale Daria Gavrilova, contro Carla Suarez Navarro, vittoriosa in tre set sulla numero 2 WTA Simona Halep. La spagnola, da lunedì ufficialmente numero 7 al mondo, in carriera ha vinto solo un torneo di quarta fascia, l'anno scorso in Portogallo. Ma il mese scorso ha ceduto in finale a Miami contro Serena. Mai dimenticare la lezione di Trapattoni e del suo gatto.
Twitter @claudiogiua