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Si squaglia la pattuglia giapponese ma gli italiani tengono le posizioni

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In attesa dei cinesi, che quando si faranno avanti in massa sarà una rogna per tutti, il circo maschile dei gesti (ex) bianchi vive una stagione nel segno del Sol Levante soprattutto per merito di Kei Nishikori, lo sportivo più popolare da sempre nel suo paese, che ieri si è rapidamente liberato del francese Paul-Henry Mathieu nella giornata d'esordio del Roland Garros. Ma Kei non è più l'eccezione. Oggi a Parigi sono scesi in campo altri tre giapponesi, Yoshihito Nishioka, classe 1995, Taro Daniel, nato nel 1993 a New York e residente in Spagna, e Tatsuma Ito, 1988, vecchia conoscenza di Masters e Slam. A seguirli, folte schiere di connazionali armati d'ombrello. Un'"offensiva gialla" - come usavano scrivere gli autori dei fumetti di "Eroica" e "Supereroica", per definizione politicamente scorretti - contrastata e contenuta da Tomas Berdych, Fernando Verdasco e Fabio Fognini, tutti vincenti in tre set. Del plotone di professionisti che reggono la coda a Kei  fa parte di diritto anche Go Soeda, 31 anni, allenato da Davide Sanguinetti e vincitore di quindici Challenger in carriera, eliminato ieri sempre in tre set dal numero 1 tedesco Philipp Kohlschreiber. Bilancio parziale della campagna parigina: dodici set persi e tre (quelli di Nishikori) vinti.

Completo nero e fascia da figlio dei fiori a trattenergli i capelli, Fabio Fognini versione 2.0 assomiglia al pirata falso cattivo Jack Sparrow-Johnny Depp ma non spacca più le racchette. A furia di buone accelerazioni soprattutto di diritto, il numero 1 italiano azzittisce senza alzare la voce la mattiniera tifoseria giapponese sul campo 2, venuta a sostenere Tatsuma Ito, numero 106 al mondo, 27 anni, approdato tardi alla ribalta globale e con un curriculum che comprende tre secondi turni negli Slam, due a Melbourne e l'altro l'anno scorso a Flushing Meadows, cinque titoli in Challenger e Futures nel quadrilatero Giappone-Corea-Thailandia-Brasile. La partita è a senso unico, con Fabio a governare il gioco e Ito impegnato a dimostrare di non essere solo un buon palleggiatore. Sostenuto in tribuna dall'amico Mimmo Criscito difensore dello Zenit, per un po' dalla fidanzata Flavia Pennetta e poi anche da Corrado Barazzutti e Sergio Palmieri, ai quali fa capo il settore tecnico-agonistico della FIT, Fognini ottiene alle prime occasioni utili i break che gli servono. Sia nel primo sia nel secondo set. L'ultima frazione scivola via rapida, fino al suggello dell'ace che chiude i conti sul 6-3 6-2 6-2.

Quel che conta è l'atteggiamento del ligure, che è parso tranquillo e sicuro di sé. Se continuerà così e puntando sul fatto che i miei lettori non sono superstiziosi, azzardo la previsione che possa andare avanti nel torneo. Al secondo turno troverà il francese Benoit Paire, che negli ultimi mesi ho visto più volte perdere malamente: un ostacolo tutt'altro che insuperabile. Poi potrebbe toccargli Tomas Berdych, e qui la faccenda si complicherebbe parecchio. Ma la terra non è il regno del ceco.

Sommandosi ai due di ieri, passano comunque il turno tre dei cinque italiani oggi in tabellone: quelli con più chance per debolezza degli avversari o per proprie condizioni di forma. È il caso di Sara Errani, che ha un momento di pausa  nel secondo set con l'americana Alison Riske, WTA 47, ma domina dall'alto - si fa per dire - della sua esperienza difensiva nel primo set e, soprattutto, prende il totale sopravvento nel terzo. La sua avversaria, già poco convincente anche a Lecce nei playoff della FedCup, si conferma leggera e fallosa. Anzi, il match sul campo 7, finito 7-6 2-6 6-0, rappresenta la prova provata che i vincenti sono importanti ma quasi sempre a fare la differenza sono i tassi di errore: i colpi che procurano punti alla Riske sono 34 contro 24 di Errani, mentre i suo sbagli diventano addirittura 48 contro i 21 della romagnola.

Steve Darcis, belga, 1984, ATP 76, ha avuto 48 ore di larga popolarità due anni fa quando a Wimbledon al primo turno eliminò Rafael Nadal per 7-6 7-6 6-4. Fu la sua partita perfetta, senza errori né sbavature e con notevole capacità di capire che quel giorno lo spagnolo stava combattendo soprattutto contro i suoi malanni. Invece oggi Simone Bolelli invece sta bene fisicamente e psicologicamente: lo certifica il 6-3 6-4 6-3 inflitto a un giocatore da cui era stato sconfitto due volte in passato. Magistrale la gestione della partita da parte del bolognese, ATP 60, che ha colpito implacabile dal servizio e ha ottenuto i break nei game iniziali dei tre set.

Escono di scena Roberta Vinci, WTA 38, chiamata a misurarsi con la più antipatica giocatrice del circuito, Alize Cornet, WTA 29, e l'eccellente Luca Vanni, approdato al mani draw dalle qualificazioni, oggi al suo primo assaggio di Slam a quasi trent'anni. Entrambi non hanno affatto demeritato. Sul centrale Philippe Chatrier, la tarantina reduce dalla finale di Norimberga ha ceduto alla distanza pur avendo disputato una buona partita nel corso della quale ha conquistato il primo set con merito grazie al back fastidiosissimo, ha combattuto nel secondo e s'è arresa alla francese, sostenuta dal pubblico amico, nell'ultimo (4-6 6-4 6-1).

Il toscano, ATP 102, in grado ormai di affrontare senza timori qualsiasi avversario, ha tenuto a lungo testa a Bernard Tomic, ATP 26, australiano d'enorme talento sinora in gran parte sprecato, costringendolo al quarto set (6-3 3-6 6-3 6-4). Nel secondo set Luca ha mostrato un tennis per niente dipendente solo dal potente servizio. Nel quarto set ha annullato due match point ma poi non ha avuto la prontezza di trasformare in vincente la palla del 5 pari. Mi piacerebbe molto vederlo giocare sull'erba di Wimbledon.
Twitter @claudiogiua