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Il crollo di Fognini, l'inutile lotta di Lorenzi, l'irruenza di Giorgi, la sapienza di Pennetta

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Fabio Fognini va preso per quel che è, non gli si può chiedere di trasformarsi, chessò, in un rematore mai domo come David Ferrer o in un cybertennista fragile come Tomas Berdych. Può fare tutto bene il lunedì e stramazzare il mercoledì contro un Jekyll-Hyde come Benoit Paire, ATP 71, il cui ultimo risultato meritevole di citazione è un Challenger di due anni fa. Troppi doppi falli, stesso numero di errori del francese, meno vincenti: sono le statistiche di gioco a certificare, insieme al risultato (6-1 6-4 7-5), che oggi il ligure non è mai stato competitivo. Si perde d'animo subito, quando si rende conto che il set gli sta scivolando dalle mani senza che riesca a fare alcunché per riacchiapparlo. Poi rientra in partita. Troppo lentamente e timidamente, però, scoprendosi guai fisici (chiede l'intervento medico) e segnalando continuamente il proprio disagio nervoso. Ma bisogna dargli fiducia e credere, con lui, che il percorso intrapreso negli ultimi mesi porta nella giusta direzione.

A concedergliela sempre, la fiducia, è Flavia Pennetta, che deve comunque pensare anche alla propria carriera. In campo a fine giornata contro la slovacca Magdalena Rybarikova, cresciuta sui campi spartani del complesso tennistico di Piestany dove anch'io ho giocato - si fa per dire - anni fa, la brindisina ha mostrato rigore e tranquillità, chiudendo la pratica senza lasciare alcun file aperto (6-2 6-0). Di Flavia, per ragioni che capirete se vi andrà di leggere il resto, dico solo che resta la più affascinante tennista del circuito.

Se il mio più atteso duello di oggi dura solo 37 minuti e vede Paolo Lorenzi soccombere 4-6 al quinto set dopo il perfetto equilibrio di ieri alla sospensione per oscurità (6-4 6-4 6-7 6-7), il duello clou della quarta giornata del Roland Garros è quello programmato alle 11 nel vecchio stadio Philippe Chartrier. Tennisticamente non è un match indimenticabile: Maria Sharapova, russamericana di 28 anni, attuale numero 2 al mondo, cinque Slam e un argento olimpico vinti in carriera oltre a una WTA Finals e a 29 grandi tornei, dispone a piacimento (6-3 6-1) di Vitalia Diatchenko, WTA 91, russa di Sochi trasferita a Mosca, 24 anni, scaffali di casa per ora a secco di trofei significativi. Ma Vitalia gareggia non inconsapevolmente per un altro primato, quello estetico, che da anni vede come concorrenti di rango la sua avversaria di oggi e la serba Ana Ivanovic, 28 anni, anche lei ex numero 1, adesso numero 7 al mondo. Sono questi i duelli che procurano argomenti alle cene degli addetti ai lavori e interessano parecchio anche il pubblico che di tennis non sa nulla oppure che ha già dimenticato Justine Henin ma a suo tempo - era il 2000 - aveva fatto a botte per vedere da vicino Ana Kournikova in passerella in un grande magazzino romano. Anche lei russa, era la strapagata testimonial, grazie alle royalties sulle vendite, del reggiseno Shock Absorber che assicurava di poter proteggere la sua seconda misura dai microtraumi in campo. Mi dicono che adesso viva in Florida.

Di Vitalia, figlia di Victoria e Anatoly (lo scopro sul sito della WTA), scrisse qualche anno fa il MailOnline, bibbia del gossip digitale: "Nell'ambiente la citano tutti perché è noto quanto lavori ferocemente sul suo fisico". Secondo un mio minisondaggio tra "tennis addicted" maschi, le più avvenenti giocatrici che "lavorano sul fisico" sono, oltre alle già citate, la serba Bojana Jovanovski, la slovacca Daniela Hantuchova, la danese Caroline Wozniacki, le tedesche Julia Georges e Andrea Petkovic, la canadese Eugenie Bouchard. Alcuni citano la spagnola Garbine Muguruza e Camila Giorgi. Che oggi - oppressa dal morbo dell'aggressività che, se non correttamente gestito, determina soprattutto errori (35 contro 16) - ha subito una sonora lezione proprio da Garbine, per 6-1 6-4.

Anche nel tennis essere bravi e belli produce reddito. Vale per maschi e femmine, ovviamente. Significa avere più copertine, più passaggi televisivi, più interviste che si trasformano in ricche sponsorship. L'anno scorso a guadagnare di più sono stati Roger Federer (che oggi in scioltezza, 6-2 7-6 6-3, ha ottenuto il passaggio al terzo turno del Roland Garros ai danni di Marcel Granollers) con 56,2 milioni di dollari in buona parte pagati da Nike, Rolex, Mercedes, Lindt, Moet Chandon e Credit Suisse. Rafael Nadal ha incassato 44,5 milioni (Poker Stars, Kia e Richard Mille), Novak Djokovic 34,5 (Peugeot, Seiko e Uniqlo). Prima tra le donne, ovviamente, Maria Sharapova con 24,5 milioni senza considerare i proventi assicurati dalla sue caramelle Sugarpova. Se sei Marin Cilic o Simona Halep, vinci gli UsOpen 2014 o vai in finale a Parigi nel 2014 (oggi la romena è invece stata eliminata) ma non attrai folle, come dire?, per la tua avvenenza, ti devi accontentare delle briciole degli sponsor locali.

La digressione estetico-economica è stata lunga. Finanche troppo. Tornando dunque a Paolo Lorenzi: approdare almeno una volta al secondo turno del Roland Garros era un suo motivato piccolo sogno, dunque lasciare oggi il quinto set per un break a zero all'ultimo tuffo è un ricordo che riaffiorerà spesso negli anni a venire. Ha lottato fino alla quart'ultima palla, e non è bastato. Ma al senese non si può davvero rimproverare nulla.

Se non le sapete già, vi do infine due piccole notizie. Francesca Schiavone e Kimiko Date-Krumm passano il primo turno del doppio alle spese di Allertova-Cetkovska: dove il senso vero della faccenda è che, sommate, la somma delle età dell'italiana e della giapponese fa ottant'anni. Fantastiche. L'altra: Roberta Vinci e Karin Knapp, uscite di scena al primo turno del singolare, in coppia cominciano al meglio battendo le francesi Tim-Thorpe. Ci serve un nuovo duo femminile azzurra che s'abitui a vincere.
@claudiogiua