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La partita più bella della stagione la giocano Francesca e Svetlana

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Il tennis è speciale perché, quando meno te lo aspetti, ti regala momenti di spettacolo di altissimo livello. Per coglierli, bastano un po' di fortuna e la consapevolezza che nei grandi tornei non bisogna mai perdersi i primi turni. Perché è quando, su un campo magari defilato, si gioca la partita del giorno o addirittura dell'anno.

Prendi il caso di oggi a Parigi. Ore 11. Campo 1, Campo 2 o Campo 3? Schiavone, Arnaboldi o Errani? Ci penso su e decido che vedrò per un po' la sorpresa canturina affrontare Marin Cilic, il croato di Medjugorie che in settembre a New York è stato il terzo tennista degli ultimi due lustri a rompere l'oligopolio di Federer, Nadal, Djokovic e Murray negli Slam, aggiungendo il proprio nome a quelli di Juan Martin Del Potro (UsOpen 2009) e Stan Wawrinka (Australian Open 2014). E mi riprometto di seguire, facendo la spola, anche Francesca Schiavone, qui campionessa nel 2010 e finalista nel 2011, oggi op…
Il tennis è speciale perché, quando meno te lo aspetti, ti regala momenti di spettacolo di altissimo livello. Per coglierli, bastano un po' di fortuna e la consapevolezza che nei grandi tornei non bisogna mai perdersi i primi turni. Perché è quando, su un campo magari defilato, si gioca la partita del giorno o addirittura dell'anno.

Prendi il caso di oggi a Parigi. Ore 11. Campo 1, Campo 2 o Campo 3? Schiavone, Arnaboldi o Errani? Ci penso su e decido che vedrò per un po' la sorpresa canturina affrontare Marin Cilic, il croato di Medjugorie che in settembre a New York è stato il terzo tennista degli ultimi due lustri a rompere l'oligopolio di Federer, Nadal, Djokovic e Murray negli Slam, aggiungendo il proprio nome a quelli di Juan Martin Del Potro (UsOpen 2009) e Stan Wawrinka (Australian Open 2014). E mi riprometto di seguire, facendo la spola, anche Francesca Schiavone, qui campionessa nel 2010 e finalista nel 2011, oggi opposta a Svetlana Kuznetsova, trionfatrice a New York nel 2004 e Parigi nel 2009. Rinuncio a Sara, ma conto sul fatto che lei abbia vita facile con la tedesca Carina Witthoef, WTA 56, vent'anni e un sacco di strada ancora da percorrere.

Nei primi game l'italiano arrivato dai Futures e dai Challenger sembra un navigato professionista che in carriera abbia disputato solo Slam, e invece ha fatto solo una fugace apparizione a Parigi l'anno scorso. Cilic non si capacita di come il numero 8 d'Italia e 187 del mondo abbia un gioco cosí variato e nessun timore reverenziale nei suoi confronti. Soffre il servizio liftato di Andrea, che anche alla risposta si difende efficacemente perché è veloce e colpisce da ogni posizione. Per frenarlo, Marin ricorre alla sua arma letale, il servizio, e forza il diritto a ogni occasione. Ci riesce a malapena, rischia il break ma alla fine si prende il set al tie break, che domina.

Intanto tra Francesca e Svetlana, che insieme hanno scritto alcuni capitoli importanti del tennis femminile degli ultimi quindici anni, è battaglia durissima. Cilic e Arnaboldi stanno già un pezzo avanti nel secondo set e loro, le ragazze del Campo 1, stanno dando un assaggio di quanto il tennis femminile possa essere avvincente e spossante, con game ai vantaggi che durano dieci minuti. Francesca, 35 anni tra meno di un mese, decana con Venus Williams delle Top 100 e numero 92 del ranking WTA, gioca come nelle sue stagioni migliori, la 2010 e la 2011, sbaglia poco e impone il proprio ritmo quand'è al servizio. Anche Svetlana, 30 anni a fine giugno, WTA 18, rispolvera la grinta e la voglia di scalare le classifiche che aveva quando, quasi sconosciuta al grande pubblico, vinse a Flushing Meadows.

Il tie break è sofferto e incerto, con Francesca che, sotto 4-6, recupera con due attacchi incrociati di alta scuola, annulla il terzo set point con coraggio, il quarto con un po' di fortuna che paga subito con una palla fuori di millimetri. Sta lí e lotta fino a ottenere la propria prima chance sul 10-9, che la russa annulla con un fendente ad uscire di diritto. Fa in altro miracolo quand'e sotto 10-11. Ma alla fine prevale Svetlana per 13-11. Potrei già dire di aver visto per mezz'ora il tennis femminile più carico di pathos degli Open di Francia 2015. Eppure non immagino nemmeno lontanamente cosa queste due ci stanno riservando.

Torno sul Campo 2, dove nel frattempo Cilic, 10 ATP, ha preso le misure di Andrea e controlla agevolmente il match. Il lombardo non ce la fa più a contenere la potenza del croato. Mi dicono intanto che Sara non sta affatto maltrattando la tedeschina, che ha perso sì il primo set (3-6) ma s'è portata a casa con merito il secondo (6-4). Vado quindi a controllare come sta procedendo sul Campo 3. Sara è adesso avanti 2-1e approfitta di un paio di ingenuità di Witthoef - che è ben impostata e reattiva - per ottenere il break.

Pochi metri più in là Cilic, che conduce il terzo set per 5-1 (il secondo era finito  6-1), vuole chiudere in fretta il match: Arnaboldi le prova tutte ma i vincenti di Cilic sono ormai una grandinata. Finisce qui l'avventura parigina cominciata con il record da Guinness nelle qualificazioni, con quei tre set con Hubert durati un'infinità.

Sara intanto fa valere la propria esperienza da finalista al Roland Garros 2012. Concede per cortesia un break a Carina quando conduce per 5-1. Poi mette il sigillo alla partita, in scioltezza, con un rovescio incrociato e poi uno lungolinea che costringe la tedesca a sbagliare.

È passata l'una da cinque minuti. Arnaboldi è già sotto la doccia, un po' abbacchiato dopo i tre set contro Marin, di cui due senza storia. Sara si avvia rinfrancata verso gli spogliatoi. È sul Campo 1 che dovrebbero traslocare quanti amano il tennis e che affollano i viali del Roland Garros. È qui che Francesca e Svetlana continuano a prendersi a pallate dopo due ore massacranti. Le due si conoscono bene, si sono affrontate in otto match, con la russa che ha vinto cinque volte. Come nel primo set, l'equilibrio è perfetto anche perché entrambe giocano un tennis con molte variazioni e decisamente fisico. Il nono game vede l'alternarsi dei vantaggi, che Schiavone risolve a proprio favore con un pregevolissimo drop-shot di rovescio. Nessuna delle due cede mai di un millimetro fino al dodicesimo game, quando Francesca ottiene il break del 7-5.

Il terzo set comincia con un break ai danni della milanese. Che si rifà subito. Per poi perdere di nuovo il proprio servizio. L'equilibrio sembra essersi spezzato. Stanchissime, entrambe accentuano la predisposizione a prendersi rischi alti, puntando spesso alle righe. Francesca smarrisce un po' la misura. Forse eccede con i baci difensivi. Anche Svetlana è tuttavia meno mobile. Nell'ottavo game è lei a dare quattro possibilità all'italiana di ottenere in controbreak, e l'ultima viene trasformata in punto a causa di un suo errore: 4 pari.

Il gioco è ora meno fluido, diminuisce il numero dei vincenti e cresce quello delle palle che finiscono fuori campo e a rete. Gli spalti si sono riempiti: è girata la voce, chi può viene a seguire le due straordinarie veterane. Nuovo break al nono game a favore di Kuznetsova, dopo molti capolgimenti di fronte. Tocca a lei servire per finirla lì, ma Francesca ha la forza per riprendere per la collottola il match dopo essere stata sotto 30-0. Ormai guida chi è alla risposta, come conferma il game successivo. Poi, per la prima volta, per la russa arriva il match point, che Francesca annulla con un meraviglioso passante di rovescio lungolinea. Poi va a prendersi con un drop-shot la chance di pareggiare i conti: ma non deve fare nulla per trasformarlo, visto che Kuznetsova piazza un inatteso doppio fallo.

Si va avanti ad oltranza, perché negli Slam (tranne Flushing Meadows) non c'è il tie break al terzo set. Sul 7 pari Schiavone, al servizio, accelera e fa vedere un paio di recuperi impensabili per qualsiasi umano over 30, soprattutto dopo oltre tre ore e mezza di scambi senza tregua. Ma non le bastano per rompere l'incantesimo dei break. Nel game successivo, alla risposta, lascia a secco Svetlana. Nel diciassettesimo game, finalmente, l'italiana riesce a tenere il servizio pur essendosi trovata sotto per 0-30.

Liberate da qualsiasi retropensiero e strategia, Svetlana e Francesca non sono più nemmeno tese, giocano tennis allo stato puro, come solo sulla terra rossa si può fare. Sul 9-8, Schiavone piazza un incrociato da antologia, quasi un inno allo sport al quale lei ha dedicato la vita. È la svolta: Kuznetsova sbaglia e, dopo quasi quattro ore di gioco, è Francesca a trionfare. Standing ovation. Quasi non ci crede nemmeno lei, che tutti consideravano ormai in uscita dalle Top 100.

Questa vittoria resterà, per intensità, uno dei momenti più importanti della carriera della milanese, come il suo successo a Parigi di cinque anni fa. Azzardo: è stato anche uno dei match più coinvolgenti del tennis femminile non solo italiano. Forse è la brezza della Senna a far bene a Francesca. E non è finita qui. Anzi, è soltanto un nuovo inizio.

Twitter @claudiogiua