Degli sport individuali, il tennis professionistico è quello che ripropone più spesso situazioni ripetibili: anno dopo anno, stessi campi, analoghe condizioni meteo e ambientali, turnover basso. Se tra due avversari, chiamiamoli A e B, il divario a favore di A si mantiene costante, le probabilità che A prevalga su B sono dunque ogni volta alte. Tuttavia le variabili - dallo stato di forma alle motivazioni personali - sono numerose e non prevedibili.
Fino a oggi, David Ferrer e Simone Bolelli si sono affrontati cinque volte in carriera. Il bolognese non è mai riuscito a prendersi nemmeno un set. L'anno scorso qui al Roland Garros, secondo turno, il valenciano se la sbrigò con un 6-2 6-3 6-2 più che eloquente. Eppure, a vedere i primi set del match di oggi sul Campo 1, terzo turno dello Slam sulla terra rossa, senza nulla sapere di chi siano i due in campo e i loro precedenti, diresti che tra Ferrer e Bolelli il divario di forza e qualità sia tendente allo zero. Qualcosa è cambiato negli ultimi dodici mesi. Per esempio, che a luglio a Wimbledon Simone costrinse Nishikori al quinto set e che in gennaio a Melbourne strappò un set a Federer. Meglio di molte sedute dallo psicologo dello sport.
Match con game velocissimi, quasi mai ai vantaggi e con grande sfoggio di vincenti. Primo set di studio che David imposta sul ritmo e la precisione (6-3), secondo set che Simone domina (1-6) non dando alcuna chance alla testa di serie numero 7 di tornare in partita, terzo set all'insegna dell'equilibrio, che si spezza all'undicesimo gioco per un paio di errori dello spagnolo. Nel game successivo, Bolelli annulla la chance del controbreak e poi chiude (5-7). Il quarto set va esattamente come il secondo ma a parti invertite, con l'italiano in pausa caffè e lo spagnolo che sbuffa e fa punti a ripetizione (6-0). L'ultimo game, l'unico che dura più di tre minuti, serve a Simone per riprendere il passo per il decisivo quinto set.
Ferrer è però il solito maratoneta capace di farne otto di set, se necessario. Ha all'inizio l'occasione di ottenere il break e Bolelli gli regala il punto con una sventagliata di diritto che quasi buca la rete. Avanti 3-0 nonostante alcuni preziosismi di Simone, per lo spagnolo il match diventa come per il connazionale Contador l'ultima discesa al Giro d'Italia dopo molte salite: sono undici i game consecutivi vinti. Salvato l'onore (1-6), Simone deve accontentarsi della nuova bella prova contro un Top 10. Forse, un po' poco.
Parliamo di donne, adesso. Di Andreea (con due "e") Mitu, oltre la quale c'era fino a lunedì scorso il purgatorio degli over Top 100. Con i successi al Roland Garros con la francese Alizé Lim, la ceca Karolina Pliskova e, oggi, Francesca Schiavone la rumena scala la classifica di trentatré posizioni nel ranking live della WTA e diventa numero 67 al mondo. A 23 anni, il suo miglior piazzamento di sempre. Complimenti.
O dell'altra Andrea, la serbo-tedesca Petkovic, che ha quattro anni in più e un curriculum di tutto rispetto, con una semifinale a Parigi l'anno scorso e i quarti di finale a Melbourne e New York nel 2011, più sei tornei WTA vinti in giro per il mondo. È stata numero 9 al mondo, ora è un gradino più giù. Tra le tenniste, è tra le poche che pensa a un futuro lontano dal tennis: scrive talvolta per la Frankfurter Allgemeine Zeitung e studia scienze politiche.
Sono loro, le due Andre(e)a, a sfidare alle 11 di mattina sui campi 2 e 1 Francesca Schiavone e Sara Errani, le italiane in finale qui nel 2010 e nel 2011 (un trionfo e un'amara sconfitta per la milanese) e nel 2012 (la romagnola fu battuta da Maria Sharapova). Passa la romena, si ferma la tedesca.
Impegni di difficoltà tecniche non comparabili, ma giustamente considerati altrettanto rischiosi dalle italiane. Francesca, reduce dalla più bella e faticosa partita di quest'anno a Parigi, le quasi quattro ore di battaglia con Svetlana Kuznetsova, sa che contenere una ragazza come Andreea, in continua crescita agonistica e di 11 anni più giovane risulterà nient'affatto agevole. Sara, che nel ranking live è stata appena superata da Flavia Pennetta come numero 1 d'Italia, teme il gioco potente di Petkovic, dalla quale fu sconfitta nei quarti del Roland Garros dell'anno scorso (6-2 6-2): con lo staff ha passato la vigilia del match a studiare le tattiche adeguate all'impegno.
Dopo quaranta minuti, le situazioni sui campi separati dalla piazza su cui s'affaccia anche il Philippe Chartrier non sono - lo ammetto - quelle che m'aspettavo. Sara chiude senza batticuore a proprio vantaggio il primo set sul 6-3 grazie soprattutto ai troppi errori di Andrea, che pure mette a segno parecchi vincenti (19 contro 7, se ben contati). Francesca parte forte ma dopo poco appare parecchio provata e meno lucida, quasi non avesse recuperato dopo la maratona di giovedì. Avanti 4-1, si fa riprendere sul 5 pari e poi inanella errori sotto rete e al servizio che l'altro giorno aveva sempre evitato. Andreea acquista via via sicurezza e mostra di possedere un'eccellente visione di gioco. Al servizio per il match, la rumena non lascia alcuna possibilità a Francesca di arrivare al tie break.
Sul Campo 1 Errani è un rullo compressore anche all'avvio del secondo set. Sfianca la povera Petkovic facendole fare continui avant'indrè sulla linea di fondo che annebbiano le idee. Se la tedesca si azzarda ad avanzare, la trafigge con pallonetti umilianti. La giudice arbitro prova a rallentare l'italiana, assegnando a Petkovic un punto davvero controverso, che basta a rimettere in gara la tedesca: da sotto per 1-4, si ritrova ad avere l'occasione per pareggiare i conti. Ma Sara ha una marcia in più, accelera e chiude in 6-3 6-3.
Dall'altra parte della piazza continua intanto il calvario di Francesca, che va avanti per sei game, quanti servono ad Andreea Mitu per prendersi il primo set e andare avanti per 2-0 nel secondo. Poi Francesca ritrova fiato e confidenza nei colpi e riacciuffa la romena sul 3 pari. Il braccio torna a funzionarle, dà alcune lezioni gratuite di drop-shot e diritto incrociato alla giovane avversaria. Che peraltro ha l'umiltà di guardare e imparare. Il nono game è quello decisivo. Con uno splendido passante lungolinea Andreea Mitu ottiene il break e va a servire per il match. Ha tre occasioni, ne spreca due e trasforma la terza, una palla corta che Schiavone affloscia sulla rete, concedendo all'avversaria una vittoria che pochi pronosticavano com'è possibile. Quest'ora e 47 minuti per il 7-5 6-4 sul Campo 2 potrebbero cambiare la vita della ragazza di Bucarest.
@claudiogiua
Fino a oggi, David Ferrer e Simone Bolelli si sono affrontati cinque volte in carriera. Il bolognese non è mai riuscito a prendersi nemmeno un set. L'anno scorso qui al Roland Garros, secondo turno, il valenciano se la sbrigò con un 6-2 6-3 6-2 più che eloquente. Eppure, a vedere i primi set del match di oggi sul Campo 1, terzo turno dello Slam sulla terra rossa, senza nulla sapere di chi siano i due in campo e i loro precedenti, diresti che tra Ferrer e Bolelli il divario di forza e qualità sia tendente allo zero. Qualcosa è cambiato negli ultimi dodici mesi. Per esempio, che a luglio a Wimbledon Simone costrinse Nishikori al quinto set e che in gennaio a Melbourne strappò un set a Federer. Meglio di molte sedute dallo psicologo dello sport.
Match con game velocissimi, quasi mai ai vantaggi e con grande sfoggio di vincenti. Primo set di studio che David imposta sul ritmo e la precisione (6-3), secondo set che Simone domina (1-6) non dando alcuna chance alla testa di serie numero 7 di tornare in partita, terzo set all'insegna dell'equilibrio, che si spezza all'undicesimo gioco per un paio di errori dello spagnolo. Nel game successivo, Bolelli annulla la chance del controbreak e poi chiude (5-7). Il quarto set va esattamente come il secondo ma a parti invertite, con l'italiano in pausa caffè e lo spagnolo che sbuffa e fa punti a ripetizione (6-0). L'ultimo game, l'unico che dura più di tre minuti, serve a Simone per riprendere il passo per il decisivo quinto set.
Ferrer è però il solito maratoneta capace di farne otto di set, se necessario. Ha all'inizio l'occasione di ottenere il break e Bolelli gli regala il punto con una sventagliata di diritto che quasi buca la rete. Avanti 3-0 nonostante alcuni preziosismi di Simone, per lo spagnolo il match diventa come per il connazionale Contador l'ultima discesa al Giro d'Italia dopo molte salite: sono undici i game consecutivi vinti. Salvato l'onore (1-6), Simone deve accontentarsi della nuova bella prova contro un Top 10. Forse, un po' poco.
Parliamo di donne, adesso. Di Andreea (con due "e") Mitu, oltre la quale c'era fino a lunedì scorso il purgatorio degli over Top 100. Con i successi al Roland Garros con la francese Alizé Lim, la ceca Karolina Pliskova e, oggi, Francesca Schiavone la rumena scala la classifica di trentatré posizioni nel ranking live della WTA e diventa numero 67 al mondo. A 23 anni, il suo miglior piazzamento di sempre. Complimenti.
O dell'altra Andrea, la serbo-tedesca Petkovic, che ha quattro anni in più e un curriculum di tutto rispetto, con una semifinale a Parigi l'anno scorso e i quarti di finale a Melbourne e New York nel 2011, più sei tornei WTA vinti in giro per il mondo. È stata numero 9 al mondo, ora è un gradino più giù. Tra le tenniste, è tra le poche che pensa a un futuro lontano dal tennis: scrive talvolta per la Frankfurter Allgemeine Zeitung e studia scienze politiche.
Sono loro, le due Andre(e)a, a sfidare alle 11 di mattina sui campi 2 e 1 Francesca Schiavone e Sara Errani, le italiane in finale qui nel 2010 e nel 2011 (un trionfo e un'amara sconfitta per la milanese) e nel 2012 (la romagnola fu battuta da Maria Sharapova). Passa la romena, si ferma la tedesca.
Impegni di difficoltà tecniche non comparabili, ma giustamente considerati altrettanto rischiosi dalle italiane. Francesca, reduce dalla più bella e faticosa partita di quest'anno a Parigi, le quasi quattro ore di battaglia con Svetlana Kuznetsova, sa che contenere una ragazza come Andreea, in continua crescita agonistica e di 11 anni più giovane risulterà nient'affatto agevole. Sara, che nel ranking live è stata appena superata da Flavia Pennetta come numero 1 d'Italia, teme il gioco potente di Petkovic, dalla quale fu sconfitta nei quarti del Roland Garros dell'anno scorso (6-2 6-2): con lo staff ha passato la vigilia del match a studiare le tattiche adeguate all'impegno.
Dopo quaranta minuti, le situazioni sui campi separati dalla piazza su cui s'affaccia anche il Philippe Chartrier non sono - lo ammetto - quelle che m'aspettavo. Sara chiude senza batticuore a proprio vantaggio il primo set sul 6-3 grazie soprattutto ai troppi errori di Andrea, che pure mette a segno parecchi vincenti (19 contro 7, se ben contati). Francesca parte forte ma dopo poco appare parecchio provata e meno lucida, quasi non avesse recuperato dopo la maratona di giovedì. Avanti 4-1, si fa riprendere sul 5 pari e poi inanella errori sotto rete e al servizio che l'altro giorno aveva sempre evitato. Andreea acquista via via sicurezza e mostra di possedere un'eccellente visione di gioco. Al servizio per il match, la rumena non lascia alcuna possibilità a Francesca di arrivare al tie break.
Sul Campo 1 Errani è un rullo compressore anche all'avvio del secondo set. Sfianca la povera Petkovic facendole fare continui avant'indrè sulla linea di fondo che annebbiano le idee. Se la tedesca si azzarda ad avanzare, la trafigge con pallonetti umilianti. La giudice arbitro prova a rallentare l'italiana, assegnando a Petkovic un punto davvero controverso, che basta a rimettere in gara la tedesca: da sotto per 1-4, si ritrova ad avere l'occasione per pareggiare i conti. Ma Sara ha una marcia in più, accelera e chiude in 6-3 6-3.
Dall'altra parte della piazza continua intanto il calvario di Francesca, che va avanti per sei game, quanti servono ad Andreea Mitu per prendersi il primo set e andare avanti per 2-0 nel secondo. Poi Francesca ritrova fiato e confidenza nei colpi e riacciuffa la romena sul 3 pari. Il braccio torna a funzionarle, dà alcune lezioni gratuite di drop-shot e diritto incrociato alla giovane avversaria. Che peraltro ha l'umiltà di guardare e imparare. Il nono game è quello decisivo. Con uno splendido passante lungolinea Andreea Mitu ottiene il break e va a servire per il match. Ha tre occasioni, ne spreca due e trasforma la terza, una palla corta che Schiavone affloscia sulla rete, concedendo all'avversaria una vittoria che pochi pronosticavano com'è possibile. Quest'ora e 47 minuti per il 7-5 6-4 sul Campo 2 potrebbero cambiare la vita della ragazza di Bucarest.
@claudiogiua