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Non regge più i tornei lunghi ma Roger resta il più amato

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Accade ancora di rado, ma con crescente frequenza Roger Federer decide che in certe circostanze risalire la corrente è inutile, oltre che impossibile. Continua a giocare, ma non trova più i vincenti. Fa punti, eppure quelli che pesano sono pochi. Mostra sprazzi di tecnica sublime soltanto quando l'avversario si prende una pausa. Va così in una giornata ventosa che lo innervosisce oltremisura e invece sembra rinvigorire Stan Wawrinka, che grazie al successo di oggi (6-4 6-3 7-6 in 2 ore e 9 minuti) riesce per la prima volta ad approdare alle semifinali del Roland Garros.

È la conferma che, a quasi 34 anni, Roger non ha la tenuta indispensabile per fare tutti interi i tornei di lunga durata. Per arrivare in finale a Roma ha giocato quattro partite, lo stesso numero necessario per disputare i quarti di uno Slam. Alla quinta, non ce l'ha fatta al Foro Italico e nemmeno a Parigi. Se poi deve scendere in campo per tre giorni consecutivi - domenica due set con Monfils, ieri altri due set nella prosecuzione del match interrotto, oggi il quarto di finale -, è la testa più che il fisico a imporgli limiti che un tempo non conosceva. E il sostegno del pubblico non gli basta più.

Poi c'è il fattore Stan. L'anno scorso Wawrinka sconfisse Federer in finale a Monte Carlo (4-6 7-6 6-2). Grande fu la sorpresa nonostante tre mesi prima il Tano Belloni (vedi Wikipedia) del tennis svizzero avesse vinto lo Slam d'Australia. Fino ad allora Roger era stato per  il connazionale Stan quello che Rafael Nadal, spagnolo, è per il connazionale David Ferrer: in pratica, ingiocabile. Una sola volta era riuscito a prevalere, nel 2009, anche allora sulla terra rossa. La risposta di Roger alla delusione patita nella finale nel Principato arrivò in luglio nel quarto di finale sull'erba di Wimbledon, con il netto successo in tre set  (3-6 7-6 6-4). Nel match successivo, alle Finals londinesi, Federer faticò invece parecchio ad aver ragione del compagno di Davis (4-6 7-5 7-6). Il match fu poi oggetto di polemiche perché a qualcuno sembrò che Mirka Federer avesse apostrofato l'amico del marito durante il gioco. Il Daily Telegraph ricostruì la vicenda così: "Tutti hanno sentito una voce femminile gridare crybaby, piagnone, dalla tribuna". Per fortuna pochi giorni dopo a Lilla i due si presero insieme la prima storica Davis per la Svizzera e ogni eventuale attrito tra i clan rientrò. In semifinale a Roma, tre settimane fa, Roger lasciò le briciole (6-4 6-2) a Stan. Poi la vicenda senza storia di oggi. Wawrinka ha dominato in lungo e largo per un'ora e tre quarti, rischiato qualcosa nel terzo set, controllato la situazione nel tie break decisivo. I successi di Roger su Stan sono ora sedici contro tre. Divario non colmabile, ma intanto Wawrinka venerdi in semifinale troverà Jo-Wilfried Tsonga, trent'anni come lui, da stasera numero 12 ATP, che ha sconfitto al termine di una lunga maratona Kei Nishikori, numero 4 della classifica mondiale.

Il giapponese ha combattuto in condizioni ambientali difficili, contro l'ultimo francese rimasto in tabellone a Parigi e contro il pubblico del Philippe Chatrier tutto schierato con lui. Hanno infastidito invece entrambi il vento particolarmente capriccioso e l'incidente sugli spalti - una copertura di lamiera è crollata sugli spettatori, ferendone leggermente tre - con conseguente lunga interruzione del secondo set.

Jo-Wilfried Tsonga, tornato ad essere competitivo ad alto livello nel corso di questo Roland Garros, ha disputato tre set ad altissimo livello ma s'e trovato in difficoltà quando Kei ha imposto ritmo e profondità nel terzo e nel quarto set. Nel determinare il 6-1 6-4 4-6 3-6 6-3 finale hanno contribuito sia l'efficienza del servizio del francese, sia i troppi errori di Nishikori, per lo più concentrati nei tre set vinti da Tsonga. Il quale ha mostrato nel quinto set una concentrazione non comune, perché per nessuno è facile contenere Nishikori in rimonta: è la situazione agonistica che il giapponese preferisce. Ma è errore comune considerare Tsonga giocatore di risorse fisiche non comuni e di scarse qualità nervose. Dei transalpini, non a caso è lui ad aver ottenuto i migliori risultati nell'ultimo decennio, anche se è la prima volta che arriva così vicino al successo nello Slam della terra rossa. Che per un francese è il massimo.
Twitter @claudiogiua