Monday's Net

Nole il dominatore, Rafa il fantasma da oggi il tennis non è più lo stesso

3 minuti di lettura
Almeno nel secondo set, il prologo in rosa - il colore scelto dalla Nike per entrambe le giocatrici - non è il solito scempio,  con Serena Williams che fa quel che le pare sul servizio di Sara e, quando va lei a battere, piazza un paio di ace (oggi 10 in 16 game), un lungolinea o un passante stretto. Stop. E' accaduto altre nove volte in otto anni, con minime variazioni di copione. L'italiana gioca bene, usando la testa e le gambe, cerca di alzare il più possibile i rimbalzi, incappa in pochissimi errori (in tutto, 7 contro i 23 di Serena), prova a costringere la numero 1 al mondo a spostarsi di lato e a perdere gli appoggi che le consentono di calibrare volée imprendibili e incrociati che sfilano a tre metri dall'avversaria, azzarda con successo qualche drop shot. Ma anche così per Errani c'è poco da fare. Tenta inutilmente il capolavoro nel nono game del secondo set quando rincorre sul 3-5 e annulla tre match point all'americana, poi cede di fronte alla strapotenza della giocatrice che tremare il mondo fa, in tabellone per la quattordicesima volta a Parigi dove tuttavia ha vinto solo nel 2002 e nel 2013. Il quarto di finale finisce sul 6-1 6-3 dopo 65 minuti. Se solo Sara migliorasse del trenta per cento l'efficienza del suo servizio e Serena perdesse il dieci per cento della propria, l'equilibrio sarebbe assicurato: la romagnola ci riuscirà prima o poi, dalla sua ha l'età, 28 anni contro 34.

L'evento che tutti attendono è programmato dopo venti minuti nel certificato decrepito stadio Philippe Chatrier, sul cui rettangolo rosso la numero 1 italiana è stata appena sconfitta. Nell'attesa, val la pena fare un salto sul campo 1. Lì Flavia Pennetta e la nuova compagna di doppio Su-Wei Hsieh contendono l'accesso alla semifinale alla collaudata coppia ceca composta da Lucie Hradecka e Andrea Hlavackova. Perso 7-5 il primo set per colpa di un break sul filo di lana, l'italiana e la taiwanese combattono con accanimento e anche parecchia allegria. Ho il tempo per vedere le due, opportunamente abbigliate in bianco e giallo, ottenere il break al settimo game, grazie soprattutto alle qualità di rifinitrice sotto rete di Flavia. Poi viene l'ora del Grande Match, il quarto di finale che tutti aspettano a Parigi e in giro per il mondo: Rafael Nadal, nove volte vincitore qui, contro Novak Djokovic, indiscusso numero 1 della classifica mondiale che al Roland Garros non ha invece mai sollevato la coppa più pesante. Degli sviluppi del match di Flavia leggerò sull'app del torneo.

Se il Philippe Chatrier è il Louvre del tennis, nei quattro game iniziali Rafa è il suo fantasma. Il maiorchino ripete gesti e ritmi ammirati e vincenti qui per un decennio, con l'incidentale interruzione nel 2009, quando Federer battè in finale Robin Soderling: è però un'illusione come quella di un fantasma, appunto. Djokovic prende il comando con mano sicura, le sue  velocità ed efficienza sembrano di un altro mondo, sul 4-0 il destino di Nadal, che s'affanna inutilmente a rincorrere palle che non gli competono più, è -penso - quello dell'agnello sacrificale.

Invece tutt'a un tratto il momentum s'inverte e Nadal ritorna a macinare chilometri e punti. Nole scuote il capo, gioca di rimessa e si fa regolarmente infilare. Perde quattro game di fila, poi si riprende. Il serbo ha tre set point sul 5-4 e non li trasforma. Ha di nuovo l'occasione di chiudere, plurima, quand'è avanti per 6-5 e stavolta non sbaglia. Ma il set dura più di un'ora e costa a entrambi energie preziose. Più a Nadal, scopriremo.

(Intanto sul campo 1 Pennetta e Hsieh non impongono la loro classe superiore. Pur chiudendo sul 3-6 a loro favore il secondo set, si fanno rimontare da 0-3 nel terzo, vanno sotto 5-4, annullano due match point e si riportano pari, ma le ceche accelerano fino al 7-5 e passano il turno. Tra i ventiquattro giocatori in campo nelle otto semifinali che contano - i tornei di singolare e doppio maschili e femminili - i soli italiani saranno Fabio Fognini e Simone Bolelli, in campo domattina contro i gemelli Bryan).

Sul Chatrier il secondo set (6-3) e ancor più il terzo (6-1) sono le repliche prolungate dei primi quattro game. In campo vedo un dominatore e un fantasma. Il padrone del tennis e l'ex padrone sfrattato a maleparole da quella che, a pieno diritto, considera casa sua. Djokovic fa sfoggio del proprio controllo totale del campo, colpendo da tutte le posizioni nel silenzio del pubblico che vorrebbe volentieri che Nadal si prendesse il decimo titolo, record impossibile da replicare per generazioni. Invece con la sconfitta di oggi in due ore e 26 minuti - la sua seconda a Parigi dal 2005, l'altra fu nel 2009 al quarto turno per mano di Soderling (6-2 6-7 6-4 7-6) - lo spagnolo precipita nel ranking ATP al decimo posto, con il rischio di scivolare ancora più giù nel caso Jo-Wilfried Tsonga approdi alla finale battendo venerdì Stan Wawrinka.

L'altra semifinale vedrà di fronte Djokovic e Murray, che oggi ha faticato a non farsi irretire fino allo sfinimento da David Ferrer, con il quale non aveva mai vinto sulla terra rossa. I risultati dei quattro set (7-6 6-2 5-7 6-1 in tre ore e 22 minuti) fanno intuire i litri di sudore versati dal gelido scozzese. Che è l'unico in grado di fermare la corsa di Nole verso il Grande Slam. Solo lui dispone del gioco e delle motivazioni che servono per ottenere la sorpresa che potrebbe cambiare segno a una stagione che, altrimenti, diventerà quella dei primati del numero 1.
Twitter @claudiogiua