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La giornata di Tommy e Valentina finisce con una standing ovation

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Il capitolo, di certo non finale, della storia che vi racconto oggi ha come palcoscenico il Campo numero 1 dell'All England Lawn Tennis and Croquet Club. Come titolo propongo "Una figlia per non fermarsi", anche perché calza a pennello le vite di chissà quanti padri e madri che pure non sono campioni né protagonisti del jet set. La figlia in questione si chiama Valentina, è nata il 15 novembre 2010 ed è lei la ragione per la quale Tommy Haas è qui a giocare sotto il sole delle tre contro il numero 8 al mondo Milos Raonic. Quando la bambina aveva solo pochi giorni, Tommy dichiarò solennemente: "Voglio che si ricordi di come so giocare e lottare". Promessa mantenuta. Adesso raddoppia: "Valentina comincia a rendersi conto di cosa fa il suo papà, e questo è un ottimo motivo per andare avanti" nonostante i 37 anni compiuti il 3 aprile. La mamma, l'attrice Susan Foster, sottoscrive.
 
Haas è un tipo tosto, con una propensione al gioco variato, mai noioso. È avversario ostico per chiunque grazie all'eccellente servizio, al rovescio slice a una mano difficile da controllare e che precede spesso un vincente, all'uso meditato del gioco a rete. Il talento l'ha portato, giovanissimo, sul secondo gradino del ranking ATP nel maggio 2002, dopo la finale agli Internazionali d'Italia persa malamente contro André Agassi. La fragilità fisica gli ha negli anni successivi impedito di giocare costantemente ai massimi livelli e l'ha costretto a fare l'ascensore tra i top e le retrovie dimenticate da tutti.
 
Nelle sue stagioni migliori, Tommy s'è però tolto grandi soddisfazioni: tre semifinali a Melbourne e una a Wimbledon (2009), un quarto di finale al Roland Garros e tre a Flushing Meadows. Più una medaglia d'argento alle Olimpiadi del 2000 a Sydney e quindici successi negli ATP Masters.
 
Troppi però gli incidenti che gli hanno periodicamente spezzato il ritmo agonistico: l'ultimo un anno fa, con conseguente intervento chirurgico alla spalla destra. Ma Tommy s'è regolarmente rimesso in marcia come se nulla fosse. Di recente sono girati in rete i video della sua preparazione atletica in vista del rientro in qualche grande torneo, su invito. Impressionanti. Prove di agilità e reattività, sedute di potenziamento muscolare, esercizi per l'accelerazione, roba che i ventenni spesso si rifiutano di fare mentre lui - che la scorsa settimana era 861 al mondo - ripete con diligenza da mesi, giorno dopo giorno, senza sgarrare mai.
 
Tanta abnegazione paga: due giorni fa Haas ha segnato un record che forse toccherà a Roger Federer, di tre anni più giovane, abbattere nel 2019: quello del giocatore più anziano a vincere un match a Wimbledon dal 1991 in poi. Allora fu Jimmy Connors, trentanovenne, a raggiungere addirittura il terzo turno sull'erba di Church Road. Ancora: solo Roger, a tempo debito, potrebbe fare di meglio.
 
Per Haas il match di oggi sul Campo 1 è altra cosa rispetto a quello vinto di slancio in quattro set lunedì su Dusan Lajovic (6-2 6-3 4-6 6-2). Il suo avversario Milos Raonic adora l'erba londinese - è stato semifinalista qui l'anno scorso - ma è anch'egli reduce da un infortunio. I primi due set sono una specie di lezione per aspiranti bombardieri. Il canadese, 24 anni e uomo di punta del team Piatti-Ljubicic - martella la metà campo del tedesco con servizi sparati fino a 233 chilometri orari più alcune risposte altrettanto imprendibili e sorprendenti discese a rete che in un'ora lo mandano avanti per 6-0 6-2. Sembra fatta. Ma Tommy non vuole che Valentina lo ricordi perdere senza tentare la rimonta. È così il terzo set è un film diverso. Gli oltre dodici anni di differenza d'età svaniscono. Il tedesco ritrova il servizio e mostra cosa significa la locuzione "serve-and-volley". Il ragazzo di Podgorica perde concentrazione e precisione, rischia di lasciare anzitempo il set all'avversario e, al tie break, non ce la fa a recuperare lo svantaggio di tre set point accumulato. Il quarto set è più equilibrato e stavolta all'epilogo sul 6 pari Milos ottiene il massimo dal proprio servizio. Oltre due ore e mezza di divertimento tennistico puro. Il pubblico del Campo 1 è in piedi a salutare Tommy che lascia, forse per l'ultima volta, lo Slam sull'erba. Indirettamente, è un grazie anche a Valentina.
 
Nel tardo pomeriggio scendono sullo stesso rettangolo di gioco Stan Wawrinka, vincitore del Roland Garros, e un altro terribile vecchietto, il dominicano Victor Estrella Burgos, classe 1980, arrivato solo un anno fa tra i Top 100 dopo un'oscura e grama carriera punteggiata da centinaia di tornei minori tra Stati Uniti e America Latina. Chi pensava che la sua sarebbe stata una fuggevole presenza tra più forti del mondo si deve ricredere: Victor è da mesi stabilmente intorno al cinquantesimo posto del ranking ATP e tutti hanno imparato a temerlo. Come Tommy, anche lui ha tante storie da raccontare.
Twitter@claudiogiua