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Wimbledon, settimana no. 2 preparatevi a grandi sorprese

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Amici e parenti sono insorti tra ieri sera e stamattina soprattutto via Twitter: il caldo ti dà alla testa? Come ti viene in mente di affermare che Andy Murray è alla caccia del primo Slam sull'erba? Hai voglia a spiegare per l'ennesima volta che è una sorta di salto mortale scrivere un commento mentre un match è in corso e pubblicarlo online dieci minuti dopo che i giocatori sono tornati negli spogliatoi. So bene che due anni fa lo scozzese ha vinto a Wimbledon e che l'anno prima sugli stessi campi ha conquistato la medaglia d'oro olimpica. Ho scritto articoli allora sullo storico evento del ritorno al successo agli Championships di un britannico 77 anni dopo Fred Perry. L'ho citato decine di volte negli ultimi 24 mesi, praticamente ogni volta che mi sono occupato di Murray. Eppure ieri sono partito con l'intenzione di ricordare che Andy vuole qui "il primo Slam dell'anno", poi ho cambiato l'ordine di alcune note (era un momento convulso, il terzo set vinto per 6-1 da Andeas Seppi) e la frase è diventata "il primo Slam sull'erba". Impietoso, un mio lettore m'ha esposto alla pubblica gogna con un hashtag bruciante: #informarsi. Me lo merito.
 
L'errore mi dà tuttavia lo spunto per riparlare di Murray che ieri non mi ha convinto: m'è parso persino più fragile di Serena Williams che pure venerdì ha rischiato  grosso contro la giovane britannica Heather Watson. Lo scozzese, avanti di due set con l'italiano, ha sofferto di mezz'ora di totale obnubilamento durante la quale ha abbassato drammaticamente la percentuale di primi servizi, ha messo insieme a malapena nove vincenti, ha commesso il doppio degli errori rispetto all'avversario e, soprattutto, è risultato quasi inesistente alla risposta. C'è da chiedersi quanti rischi sia consapevole di correre già domani con il croato Ivo Karlovic, classe 1979 e più devastante con il servizio di quanto non fosse nel 1999, e poi - nel caso passasse l'ottavo di finale - verosimilmente mercoledì con Viktor Troicki nel quarto di finale. Il serbo, classe 1986, qui testa di serie numero 22, ha dimostrato nell'ultimo anno e nei primi turni degli Championships di attraversare il più felice momento di una carriera difficile. La forzata sosta di un anno per una vicenda di doping molto confusa (rifiutò di fornire i campioni di sangue durante il Masters 1000 di Montecarlo nel 2013) ha restituito al circuito un giocatore nel pieno del vigore, molto più concreto e costante. Dopo il rientro in luglio nel torneo ATP di Gstaad, ha avuto l'umiltà di calcare i campi insidiosi dei Challenger, vincendo a Como e a Banja Luka, ha trionfato in gennaio a Sydney e poche settimana fa ha raggiunto la finale di Stoccarda, dove l'ha fermato Rafael Nadal. Impressionante la risalita nella classifica ATP: dall'847 all'attuale virtuale gradino numero 20. 
 
Come da tradizione, oggi a Wimbledon non si gioca. La netta cesura tra la prima e la seconda settimana del torneo sull'erba lascia il tempo di sbilanciarsi con i pronostici. Fuori Nadal per confermata inferiorità (mai con un ranking ATP a due cifre, com'è ora, dall'aprile 2005), fuori Nishikori per infortunio, secondo me la rosa dei possibili semifinalisti si restringe a Novak Djokovic per la parte alta a sinistra del tabellone, a Stan Wawrinka o Nick Kyrgios in quella bassa dallo stesso lato, ad Andy Murray o Troicki in alto a destra e a Roger Federer o Tomas Berdych sotto. Nel tabellone femminile, rimasto senza la campionessa uscente Petra Kvitova - eliminata ieri dalla serba Jelena Jankovic - e la semifinalista 2014 Simona Halep, le sorprese potrebbero essere tante. La più clamorosa sarebbe l'eliminazione domani di Serena Williams per mano della sorella Venus, finora implacabile. Altre ragazze da tenere sott'occhio sono la svizzera Belinda Bencic, la kazaka Zarina Diyas e la romena Monica Niculescu. Ma io scommetterei per due semifinali, giovedì, con Serena contro Maria Sharapova o Lucie Safarova e con Wozniacki contro Agnieszka Radwanska o Madison Keys.
Twitter@claudiogiua