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Nole e Serena vanno avanti perché mungono le endorfine

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Wimbledon in salita per i numeri 1 del tennis mondiale. Che dalle difficoltà mungono endorfine quasi fossero le mammelle di una mucca da latte. Novak Djokovic e Serena Williams vanno avanti nel tabellone  -  quarti di finale per il serbo, semifinale per l'americana  -  confermando che per proseguire nello Slam sull'erba serve sempre il massimo della concentrazione e una particolare predisposizione ad adeguare il proprio gioco alle condizioni date. Perché "il tennis agonistico richiede una mente geometrica, l'abilità di calcolare non soltanto le vostre angolazioni ma anche le angolazioni di risposta alle vostre angolazioni", come insegna l'amato DFW. Che non si riferiva solo alle direzioni impresse alle palle.  
 
Nole ce la fa a prendersi il quinto set giocato dopo le sedici ore d'interruzione del suo ottavo di finale, fermato la sera prima per oscurità dagli ispettori dell'ATP e dell'All England Lawn Tennis and Croquet Club: risultato per nulla scontato contro un avversario come Kevin Anderson, che a 29 anni sta diventando un protagonista di primissimo piano del circuito grazie al servizio potentissimo e alla reattività alla risposta. Il serbo rischia parecchio anche nella prosecuzione sul Campo 1 dove ieri aveva ceduto i primi due set per 6-7 6-7 e s'era preso il terzo e il quarto per 6-1 6-4. Si ricomincia con tre ace e un serve-and-volley che consentono al sudafricano di prendersi il primo game a zero. Il copione è lo stesso delle due ore iniziali: per dieci giochi Novak deve lottare parecchio per mantenere il proprio servizio mentre Kevin fatica meno quando tocca a lui battere. Il ragazzo di Johannesburg ha anche più occasioni per ottenere il break che risulterebbe decisivo: se le vede sottrarre da Djokovic, che sotto pressione diventa un fascio di nervi pronto a scattare.
 
Il match pare destinato a durare chissà quanto, in mancanza dello sfogo finale del tie break. Il serbo - tatticamente il giocatore più acuto tra quanti in attività - sa però che prima o poi potrà approfittare di un errore o una distrazione dell'avversario. Accade sul 5 pari, quando il numero 14 ATP incappa in due doppi falli e in una volée sbagliata che lo condannano a subire il break. Nole va a servire e si trova sotto 0-30 per colpa di due eccellenti risposte di Anderson. Ancora una volta, ritrova la concentrazione e chiude sul 7-5. Dirà alla fine: "Quello di oggi è stato uno dei più complicati match della mia carriera". Come l'anno scorso, nei quarti lo attende Marin Cilic, che ha perso i dodici confronti con il serbo dal 2008 in poi.
 
Ancora più impressionante, se possibile, il recupero nel quarto di finale di Serena Williams, che Vika Azarenka - quasi 26 anni,  attualmente numero 24 del ranking WTA ma 1 tra il 2012 e il 2013, gli stessi anni dei trionfi a Melbourne  -  maltratta nel primo set (3-6) con servizi imprendibili, accelerazioni lungolinea e una mobilità che sembrava aver perso dopo i guai fisici e psicologici della stagione scorsa.
 
Solo dopo quattro game equilibrati del secondo set durante i quali Azarenka dà comunque l'impressione di poter tenere il livello di gioco del primo set, Serena ha uno scatto d'orgoglio. Con un cambiamento di ritmo simile a quello mostrato pochi giorni fa contro la britannica Heather Watson, l'americana si prende i sette giochi consecutivi che le servono per il 6-2 nel secondo set e per andare avanti 3-0 nel terzo. La bielorussa non si dà per vinta, costringe Serena a non cedere un centimetro di campo, a combattere palla sua palla, a calcolare ogni angolazione come spiega DWF. Finisce 6-3. Dopo tanta adrenalina, caldo e amichevole l'abbraccio finale tra la più giovane delle Williams e Vika, che in campo si sono urlate a brutto muso il desiderio di prevalere. A mio giudizio, in assoluto una delle più belle partite degli Championships 2015 e un eccellente allenamento per la semifinale di Serena giovedì contro Maria Sharapova.
Twitter @claudiogiua