Sai che noia se i risultati sportivi fossero le somme algebriche di tecnica, potenza, passione, forma fisica, intelligenza e quant'altro. Si potrebbero prevedere con un foglio Excel o, ai tempi che furono, con i calcoli di un gruppo di buoni matematici. L'atleta o la squadra più forte dominerebbero incontrastati nell'arco della loro attività agonistica. L'Ungheria di Ferenc Puskas si sarebbe presa la coppa Rimet dal 1954 in poi , Jim Clark avrebbe conquistato i campionati di Formula 1 dal 1962 al 1967. Carl Lewis sarebbe ancora oggi primatista mondiale nei 100 metri.
Poi c'è il tennis, che con il golf è il più algebrico degli sport. Cosa avremmo pensato se, dei 128 sulla linea di partenza in Church Road dieci giorni fa, sul rettilineo finale si fossero presentati i primi quattro del ranking ATP, nell'ordine Novak Djokovic, Roger Federer, Andy Murray e Stan Wawrinka? E' andata diversamente: un francese con un grande avvenire alle spalle, Richard Gasquet, ha eliminato oggi lo svizzero recente vincitore del Roland Garros e dunque venerdì affronterà in semifinale il serbo numero 1 al mondo. Non c'è algebra che tenga nemmeno nel tennis, per fortuna.
Delle vittorie in tre set di Andy Murray sul canadese Vasek Pospisil (6-4 7-5 6-4), di Roger Federer sul francese Gilles Simon (6-3 7-5 6-2) e di Novak Djokovic sul croato Marin Cilic (6-4 6-4 6-4) si possono solo sottolineare le sproporzioni tecnico-agonistiche tra i protagonisti e l'ininfluenza sui match degli scrosci di pioggia con relative sospensioni (alla fine i signori dell'AELTC si sono decisi a chiudere il tetto della Centre Court).
Avvincente perché combattuto, invece, l'ultimo quarto di finale, il gran confronto di memorabili rovesci a una mano sul Campo 1 tra Wawrinka, classe 1985, e Gasquet, 1986. Il francese, che è 20 al mondo, ha vinto poco in carriera rispetto alle aspettative che aveva creato quand'era junior e se la batteva Rafa Nadal per il primato globale: dodici ATP 250 (gli ultimi a Montpellier e a Cascais quest'anno), nessun 500, nessun 1000. Negli Slam ha raggiunto la semifinale a Wimbledon nel 2007 e a Flushing Meadows due anni fa. A Wimbledon sta inanellando successi non scontati, avendo già mandato a casa Saville, De Schepper, Dimitrov e Kyrgios.
Lo svizzero è in forma smagliante dopo la vittoria di tre settimane fa nello Slam sulla terra rossa, che ha bissato quella clamorosa dell'anno scorso a Melbourne. Fino a oggi, i bookmaker lo davano un gradino sotto Nole e Andy ma meglio piazzato di Roger nella corsa alla coppa di Wimbledon. Ha anche risolto i suoi problemi sentimentali, lasciando definitivamente la moglie d'origine turca e accasandosi, pare, con la diciannovenne croata Donna Vekic, tennista di buone prospettive che il Daily Mail ha fotografato esultante sugli spalti durante il match del terzo turno con Fernando Verdasco.
La partita è tesa e incerta. Stan sembra meno risolutorio del solito al servizio. Di tanto in tanto, appare anche nervoso. Richard ha dunque l'opportunità di giocare di fino, usando tutte le proprie armi migliori: il letale top-spin di rovescio, consistente, veloce e preciso; la varietà di colpi che esegue indifferentemente da ogni punto del campo; il drop-shot che spesso risulta decisivo. Tatticamente, gioca una partita perfetta, perché punta a sfruttare gli errori dell'avversario e a contenere gli effetti negativi della propria inferiorità al servizio, nonostante i 6 ace messi a segno (contro i 22 quelli di Wawrinka).
Quattro set vanno via in relativa rapidità, 6-4 4-6 3-6 6-4, tutti decisi da un servizio strappato dall'uno o dall'altro. Il quinto set, come spesso accade, riassume in sè l'intero match. Gasquet ha più occasioni di prendere il largo (compreso un break a favore immediatamente - si dice - controbreakkato) e, tuttavia, l'energia che Wawrinka riesce a esprimere quand'è in difficoltà riporta sempre in parità i conti. Si va avanti così fino al 10-9 quando il francese, alla risposta, conquista il definitivo break che gli consente di raggiungere la terza semifinale in carriera. Finisce alle 19.57. Un'ora decente anche per il pubblico della Court No. 1, che deve trovare il modo di tornare a casa nonostante lo sciopero della Tube. Auguri.
Venerdì il tasso di qualità sarà elevatissimo nei due scontri per l'accesso alla finale. Djokovic contro Gasquet e Murray contro Federer. Tutti e quattro hanno ottime ragioni per esprimere il meglio. Il serbo per riprendersi dalla delusione parigina e ribadire il proprio primato. Il francese per raggiungere un obiettivo che anni fa molti pronosticavano alla sua portata. Lo scozzese per tornare a trionfare davanti al pubblico che lo considera tra i più grandi eroi sportivi della storia del Regno Unito. Lo svizzero per consacrare nel tempio del tennis la più esaltante carriera del dopoguerra.
Twitter @claudiogiua
Poi c'è il tennis, che con il golf è il più algebrico degli sport. Cosa avremmo pensato se, dei 128 sulla linea di partenza in Church Road dieci giorni fa, sul rettilineo finale si fossero presentati i primi quattro del ranking ATP, nell'ordine Novak Djokovic, Roger Federer, Andy Murray e Stan Wawrinka? E' andata diversamente: un francese con un grande avvenire alle spalle, Richard Gasquet, ha eliminato oggi lo svizzero recente vincitore del Roland Garros e dunque venerdì affronterà in semifinale il serbo numero 1 al mondo. Non c'è algebra che tenga nemmeno nel tennis, per fortuna.
Delle vittorie in tre set di Andy Murray sul canadese Vasek Pospisil (6-4 7-5 6-4), di Roger Federer sul francese Gilles Simon (6-3 7-5 6-2) e di Novak Djokovic sul croato Marin Cilic (6-4 6-4 6-4) si possono solo sottolineare le sproporzioni tecnico-agonistiche tra i protagonisti e l'ininfluenza sui match degli scrosci di pioggia con relative sospensioni (alla fine i signori dell'AELTC si sono decisi a chiudere il tetto della Centre Court).
Avvincente perché combattuto, invece, l'ultimo quarto di finale, il gran confronto di memorabili rovesci a una mano sul Campo 1 tra Wawrinka, classe 1985, e Gasquet, 1986. Il francese, che è 20 al mondo, ha vinto poco in carriera rispetto alle aspettative che aveva creato quand'era junior e se la batteva Rafa Nadal per il primato globale: dodici ATP 250 (gli ultimi a Montpellier e a Cascais quest'anno), nessun 500, nessun 1000. Negli Slam ha raggiunto la semifinale a Wimbledon nel 2007 e a Flushing Meadows due anni fa. A Wimbledon sta inanellando successi non scontati, avendo già mandato a casa Saville, De Schepper, Dimitrov e Kyrgios.
Lo svizzero è in forma smagliante dopo la vittoria di tre settimane fa nello Slam sulla terra rossa, che ha bissato quella clamorosa dell'anno scorso a Melbourne. Fino a oggi, i bookmaker lo davano un gradino sotto Nole e Andy ma meglio piazzato di Roger nella corsa alla coppa di Wimbledon. Ha anche risolto i suoi problemi sentimentali, lasciando definitivamente la moglie d'origine turca e accasandosi, pare, con la diciannovenne croata Donna Vekic, tennista di buone prospettive che il Daily Mail ha fotografato esultante sugli spalti durante il match del terzo turno con Fernando Verdasco.
La partita è tesa e incerta. Stan sembra meno risolutorio del solito al servizio. Di tanto in tanto, appare anche nervoso. Richard ha dunque l'opportunità di giocare di fino, usando tutte le proprie armi migliori: il letale top-spin di rovescio, consistente, veloce e preciso; la varietà di colpi che esegue indifferentemente da ogni punto del campo; il drop-shot che spesso risulta decisivo. Tatticamente, gioca una partita perfetta, perché punta a sfruttare gli errori dell'avversario e a contenere gli effetti negativi della propria inferiorità al servizio, nonostante i 6 ace messi a segno (contro i 22 quelli di Wawrinka).
Quattro set vanno via in relativa rapidità, 6-4 4-6 3-6 6-4, tutti decisi da un servizio strappato dall'uno o dall'altro. Il quinto set, come spesso accade, riassume in sè l'intero match. Gasquet ha più occasioni di prendere il largo (compreso un break a favore immediatamente - si dice - controbreakkato) e, tuttavia, l'energia che Wawrinka riesce a esprimere quand'è in difficoltà riporta sempre in parità i conti. Si va avanti così fino al 10-9 quando il francese, alla risposta, conquista il definitivo break che gli consente di raggiungere la terza semifinale in carriera. Finisce alle 19.57. Un'ora decente anche per il pubblico della Court No. 1, che deve trovare il modo di tornare a casa nonostante lo sciopero della Tube. Auguri.
Venerdì il tasso di qualità sarà elevatissimo nei due scontri per l'accesso alla finale. Djokovic contro Gasquet e Murray contro Federer. Tutti e quattro hanno ottime ragioni per esprimere il meglio. Il serbo per riprendersi dalla delusione parigina e ribadire il proprio primato. Il francese per raggiungere un obiettivo che anni fa molti pronosticavano alla sua portata. Lo scozzese per tornare a trionfare davanti al pubblico che lo considera tra i più grandi eroi sportivi della storia del Regno Unito. Lo svizzero per consacrare nel tempio del tennis la più esaltante carriera del dopoguerra.
Twitter @claudiogiua