Roger e Novak, forza e passione: il tennis ha ancora due dominatori
Non ho idea a quanto i bookmaker londinesi quotassero le due semifinali maschili a Wimbledon vinte in soli tre set dai primi giocatori al mondo. Immagino che i risultati di oggi abbiano fruttato una montagna di sterline a chi ci ha puntato. Ma un premio l'ha portato a casa chiunque abbia avuto la fortuna di seguire due partite intense ed entusiasmanti grazie un tennis di quasi incomparabile qualità. Il bello delle previsioni sportive, anche per i bookmaker, è che la verifica se sono azzeccate o no arriva a breve. Prendete Andy Roddick, che fa il commentatore per la BBC: ieri scriveva, come mi ha segnalato Michele Pascolini via Twitter, che secondo lui Murray nella sua semifinale avrebbe dovuto restare a fondo campo lasciando l'iniziativa a Federer: "Andy ha vinto a Wimbledon nel 2013 usando al meglio il suo diritto incrociato per tenere a bada Djokovic. Deve fare così anche stavolta e non cercare una strategia alternativa". E ancora: "In un …
Non ho idea a quanto i bookmaker londinesi quotassero le due semifinali maschili a Wimbledon vinte in soli tre set dai primi giocatori al mondo. Immagino che i risultati di oggi abbiano fruttato una montagna di sterline a chi ci ha puntato. Ma un premio l'ha portato a casa chiunque abbia avuto la fortuna di seguire due partite intense ed entusiasmanti grazie un tennis di quasi incomparabile qualità. Il bello delle previsioni sportive, anche per i bookmaker, è che la verifica se sono azzeccate o no arriva a breve. Prendete Andy Roddick, che fa il commentatore per la BBC: ieri scriveva, come mi ha segnalato Michele Pascolini via Twitter, che secondo lui Murray nella sua semifinale avrebbe dovuto restare a fondo campo lasciando l'iniziativa a Federer: "Andy ha vinto a Wimbledon nel 2013 usando al meglio il suo diritto incrociato per tenere a bada Djokovic. Deve fare così anche stavolta e non cercare una strategia alternativa". E ancora: "In un big match come questo la pressione risulterà forte per entrambi ma Murray sarà probabilmente più nervoso perché a casa sua". Insomma, Roddick vedeva Federer prevalere sullo scozzese, seppur di poco.
Sempre a proposito di previsioni: un mio collega, di cui non dirò il nome, mi aveva avvertito ieri di non dare per scontato il successo di Novak Djokovic su Richard Gasquet: il francese, era il suo ragionamento, non è mai stato in condizioni psicofisiche così felici, e "la vittoria su Stan Wawrinka è stata una sorta di iniezione di fiducia. Meglio di un doping di quelli buoni".
Il mio amico Giovanni usa invece la matematica. Il suo metodo l'ho battezzato "John's code". Eccolo: "L'ho mutuato dalla tecnomanzia di Gianni Brera, che prima del turno domenicale di serie A sommava i punti delle avversarie partita per partita. La somma più alta determinava il match clou. Allo stesso modo ho pensato di capire quale torneo sia più qualificato, indipendentemente da status o fama (Challenger, ATP Masters 250/500/1000), sommando la classifica delle prime quattro teste di serie. I tornei più importanti risultano quasi sempre top 10 (1+2+3+4 perché in tabellone ci sono i primi quattro del ranking ATP). Abbiamo poi tornei top 50 (la somma delle prime quattro teste di serie è uguale o pari a 50) oppure top 100, top 200 eccetera. Capita dunque che un Challenger sia migliore di un ATP 250 o un 500 di un 1000 (più raramente). Si può anche seguire il percorso di un tennista in un torneo sommando la classifica di quanti ha battuto. Il risultato determina un indice di difficoltà, fatica, tasso di fortuna, favoritismo casalingo o quello che si vuole. Nel caso dello Slam, non calcolo i primi due turni, dove sono presenti giocatori con ranking così alti da fare saltare il ragionamento". Capito? Secondo il John's Code, dunque, i punteggi dei quattro semifinalisti di oggi erano:
Djokovic 49 (Cilic 9, Anderson 14, Tomic 26) Gasquet 39 (Wawrinka 4, Kyrgios 24, Dimitrov 11) Murray 108 (Pospisil 56, Karlovic 25, Seppi 27) Federer 104 (Simon 13, Batista Agut 22, Groth 69).
Da cui risultava, sempre secondo i conti di Giovanni, che il francese aveva più chance del serbo, lo svizzero più dello scozzese.
Su Federer-Murray (7-5 7-5 6-4) il campo ha dato ragione sia a Roddick sia a Giovanni. Perché a quasi 34 anni Federer può essere, sull'erba, ancora superiore a Murray. Il sette volte trionfatore agli Championships ha disputato una partita di qualità eccezionale, giocando tre set a ritmi forsennati. Perfetto al servizio, mobile, reattivo, continuamente alla ricerca di soluzioni inattese, in grado di sfruttare l'ultima occasione utile prima del tie break nei primi due set e di ottenere il break decisivo nel terzo non appena una chance si è concretizzata.
Non tenendo conto dei suggerimenti di Roddick e forse nemmeno di quelli della sua coach Amelie Mauresmo, lo scozzese non s'è limitato a contenere il gioco aggressivo dell'avversario, e l'ha fatto con intelligenza, sapienza tennistica e cattiveria: a brigante, brigante e mezzo. Eppure, non gli è bastato in nessuno dei tre set per invertire il momentum. Roger ha avuto piena consapevolezza della necessità di chiudere in tempi rapidi (gli sono servite, per trionfare, due ore e 7 minuti) perché una partita troppo lunga avrebbe favorito Andy, di sei anni più giovane. Come concordato con il coach Stefan Edberg, secondo me vero artefice di questo risultato, lo svizzero non ha mai concesso a Murray - che pure non ha nemmeno tentato di adottare questa tattica - di rilassarsi e di operare di rimessa.
L'effetto è stato un gioco scintillante, tra i più geometricamente vicino alla perfezione degli ultimi anni sull'erba londinese. Merito di entrambi, certo, ma Roger Federer è l'eroe della giornata. O, se preferite, il testimonial di una qualità che sarà osannata e studiata per decenni. Non capace di rendere a parole scambi, accelerazioni, tocchi, salvataggi, ribaltamenti di campo: chi vuole divertirsi ed emozionarsi, cerchi la partita nella programmazione di stasera e domani di Sky, che la replicherà all'infinito, oppure su YouTube
Previsioni sbagliate, invece, del mio innominato collega e di Giovanni per Djokovic vs. Gasquet (7-6 6-4 6-4). Il francese ha fatto bene quel che sa fare ma è risultato inferiore al numero 1 al mondo nei momenti decisivi. Confermando il parziale per lui negativo di 13 a 1 nei testa-a-testa. Comunque, sugli spalti della Centre Court si sono divertiti parecchio tra passanti lungolinea, dialoghi a base di rovesci in back, incrociati a tutto braccio, drop shot deliziosi.
Nelle due ore e 21 minuti di gioco la differenza, seppure non marcata, l'hanno fatta la maggiore efficienza di Nole al servizio (12 a 6 il bilancio degli ace) e la prevalenza dei vincenti (46 a 36). Come più tardi tra Federer e Murray, ha prevalso chi ha saputo mettere più pressione all'avversario.
Per la finale di domenica non azzarderò alcun pronostico, né citerò quello di altri. Per Djokovic sarà la quarta finale a Wimbledon, dove ha vinto due volte, è la terza consecutiva. Per Federer sarà il decimo tentativo di prendersi la coppa più ambita del tennis. L'anno scorso fu Nole a portarsela via, ma stavolta Federer è al massimo della condizione. Non prendete impegni.
Twitter@claudiogiua
Sempre a proposito di previsioni: un mio collega, di cui non dirò il nome, mi aveva avvertito ieri di non dare per scontato il successo di Novak Djokovic su Richard Gasquet: il francese, era il suo ragionamento, non è mai stato in condizioni psicofisiche così felici, e "la vittoria su Stan Wawrinka è stata una sorta di iniezione di fiducia. Meglio di un doping di quelli buoni".
Il mio amico Giovanni usa invece la matematica. Il suo metodo l'ho battezzato "John's code". Eccolo: "L'ho mutuato dalla tecnomanzia di Gianni Brera, che prima del turno domenicale di serie A sommava i punti delle avversarie partita per partita. La somma più alta determinava il match clou. Allo stesso modo ho pensato di capire quale torneo sia più qualificato, indipendentemente da status o fama (Challenger, ATP Masters 250/500/1000), sommando la classifica delle prime quattro teste di serie. I tornei più importanti risultano quasi sempre top 10 (1+2+3+4 perché in tabellone ci sono i primi quattro del ranking ATP). Abbiamo poi tornei top 50 (la somma delle prime quattro teste di serie è uguale o pari a 50) oppure top 100, top 200 eccetera. Capita dunque che un Challenger sia migliore di un ATP 250 o un 500 di un 1000 (più raramente). Si può anche seguire il percorso di un tennista in un torneo sommando la classifica di quanti ha battuto. Il risultato determina un indice di difficoltà, fatica, tasso di fortuna, favoritismo casalingo o quello che si vuole. Nel caso dello Slam, non calcolo i primi due turni, dove sono presenti giocatori con ranking così alti da fare saltare il ragionamento". Capito? Secondo il John's Code, dunque, i punteggi dei quattro semifinalisti di oggi erano:
Djokovic 49 (Cilic 9, Anderson 14, Tomic 26) Gasquet 39 (Wawrinka 4, Kyrgios 24, Dimitrov 11) Murray 108 (Pospisil 56, Karlovic 25, Seppi 27) Federer 104 (Simon 13, Batista Agut 22, Groth 69).
Da cui risultava, sempre secondo i conti di Giovanni, che il francese aveva più chance del serbo, lo svizzero più dello scozzese.
Su Federer-Murray (7-5 7-5 6-4) il campo ha dato ragione sia a Roddick sia a Giovanni. Perché a quasi 34 anni Federer può essere, sull'erba, ancora superiore a Murray. Il sette volte trionfatore agli Championships ha disputato una partita di qualità eccezionale, giocando tre set a ritmi forsennati. Perfetto al servizio, mobile, reattivo, continuamente alla ricerca di soluzioni inattese, in grado di sfruttare l'ultima occasione utile prima del tie break nei primi due set e di ottenere il break decisivo nel terzo non appena una chance si è concretizzata.
Non tenendo conto dei suggerimenti di Roddick e forse nemmeno di quelli della sua coach Amelie Mauresmo, lo scozzese non s'è limitato a contenere il gioco aggressivo dell'avversario, e l'ha fatto con intelligenza, sapienza tennistica e cattiveria: a brigante, brigante e mezzo. Eppure, non gli è bastato in nessuno dei tre set per invertire il momentum. Roger ha avuto piena consapevolezza della necessità di chiudere in tempi rapidi (gli sono servite, per trionfare, due ore e 7 minuti) perché una partita troppo lunga avrebbe favorito Andy, di sei anni più giovane. Come concordato con il coach Stefan Edberg, secondo me vero artefice di questo risultato, lo svizzero non ha mai concesso a Murray - che pure non ha nemmeno tentato di adottare questa tattica - di rilassarsi e di operare di rimessa.
L'effetto è stato un gioco scintillante, tra i più geometricamente vicino alla perfezione degli ultimi anni sull'erba londinese. Merito di entrambi, certo, ma Roger Federer è l'eroe della giornata. O, se preferite, il testimonial di una qualità che sarà osannata e studiata per decenni. Non capace di rendere a parole scambi, accelerazioni, tocchi, salvataggi, ribaltamenti di campo: chi vuole divertirsi ed emozionarsi, cerchi la partita nella programmazione di stasera e domani di Sky, che la replicherà all'infinito, oppure su YouTube
Previsioni sbagliate, invece, del mio innominato collega e di Giovanni per Djokovic vs. Gasquet (7-6 6-4 6-4). Il francese ha fatto bene quel che sa fare ma è risultato inferiore al numero 1 al mondo nei momenti decisivi. Confermando il parziale per lui negativo di 13 a 1 nei testa-a-testa. Comunque, sugli spalti della Centre Court si sono divertiti parecchio tra passanti lungolinea, dialoghi a base di rovesci in back, incrociati a tutto braccio, drop shot deliziosi.
Nelle due ore e 21 minuti di gioco la differenza, seppure non marcata, l'hanno fatta la maggiore efficienza di Nole al servizio (12 a 6 il bilancio degli ace) e la prevalenza dei vincenti (46 a 36). Come più tardi tra Federer e Murray, ha prevalso chi ha saputo mettere più pressione all'avversario.
Per la finale di domenica non azzarderò alcun pronostico, né citerò quello di altri. Per Djokovic sarà la quarta finale a Wimbledon, dove ha vinto due volte, è la terza consecutiva. Per Federer sarà il decimo tentativo di prendersi la coppa più ambita del tennis. L'anno scorso fu Nole a portarsela via, ma stavolta Federer è al massimo della condizione. Non prendete impegni.
Twitter@claudiogiua