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Il muro di gomma di Djocker spegne la fantasia di Fedberg

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L'aggressività di Fedberg contro il muro di Djocker. Roger Federer e il coach Stefan Edberg puntavano a replicare il veloce raid della semifinale di venerdì contro Andy Murray (7-5 7-5 6-4) tutto costruito sulla prima di servizio con immediata discesa a rete e, quando alla risposta, sulla limitazione dello scambio al minimo indispensabile in forza della conquista anticipata del comando del gioco. Novak Djokovic e il coach Boris Becker hanno però visto e rivisto la registrazione del match dello svizzero e dello scozzese e si sono attrezzati così: pressione sul servizio, profondità dei colpi da fondo campo per impedire a Roger di avanzare, nessuna sbavatura per inseguire rischi inutili.

Alla lunga, il muro di Djocker si rivela più efficace della fantasia e della strategia di Fedberg. In alcuni momenti il numero 2 ATP sembra farcela: per esempio quando nel primo set ottiene un break del quale Nole però si riappropria immediatamente, o…
L'aggressività di Fedberg contro il muro di Djocker. Roger Federer e il coach Stefan Edberg puntavano a replicare il veloce raid della semifinale di venerdì contro Andy Murray (7-5 7-5 6-4) tutto costruito sulla prima di servizio con immediata discesa a rete e, quando alla risposta, sulla limitazione dello scambio al minimo indispensabile in forza della conquista anticipata del comando del gioco. Novak Djokovic e il coach Boris Becker hanno però visto e rivisto la registrazione del match dello svizzero e dello scozzese e si sono attrezzati così: pressione sul servizio, profondità dei colpi da fondo campo per impedire a Roger di avanzare, nessuna sbavatura per inseguire rischi inutili.

Alla lunga, il muro di Djocker si rivela più efficace della fantasia e della strategia di Fedberg. In alcuni momenti il numero 2 ATP sembra farcela: per esempio quando nel primo set ottiene un break del quale Nole però si riappropria immediatamente, o quando nel secondo si ritrova alcune occasioni, sprecate, di togliere il servizio all'avversario.

Il serbo appare più sicuro dei precedenti turni degli Championships, compresa la semifinale con Richard Gasquet; per proporsi aggressivo e produttivo, lo svizzero deve alzare il livello dei colpi al limite e, di conseguenza, fa crescere il numero degli errori. Il leader del ranking mondiale è mobilissimo sia in orizzontale sia in verticale, costante nel tenere la palla in campo, spesso piazzata sulle righe. Tuttavia risulta meno spettacolare dell'avversario e, a ben vedere, più parco di vincenti (in totale i suoi saranno 46 contro i 58 di Federer).

Come prevedibile, fino a quando Federer è nel pieno della freschezza atletica, ossia per un'ora e 52 minuti, l'equilibrio risulta perfetto: si rompe solo nei tie break, che il serbo domina per 7-1 nel primo set e che lo svizzero va a prendersi con enorme fatica (12-10, dopo aver salvato sette set point) nel secondo.

La fatica si paga. Nel terzo set e nel quarto set Djokovic ottiene il massimo continuando a controllare gli scambi e lasciando che Roger sia costretto a sbagliare: alla fine gli errori dello svizzero saranno 35, quelli del serbo 16). Gli basta un break in apertura di entrambi i parziali per mettere in sicurezza il risultato: 6-4 in meno di mezz'ora più una ventina di minuti d'interruzione per pioggia, poi 6-3 al quarto, sfilato via in davvero pochissimo.

Il pubblico della Centre Court avrebbe preferito un esito diverso. Anche perché ha seguito per tre ore una finale nella quale il suo beniamino, amato tanto quanto l'eroe nazionale Andy Murray, ha giocato con coraggio e intelligenza pur non ripetendo la straordinaria performance di 48 ore fa, che resterà nel ricordo di molti come una delle più belle partite della storia di Wimbledon. Quando chiamano Roger al centro del campo per la premiazione, è una standing ovation che supera di molti decibel quella per Djokovic.  

Prima di oggi, Federer e Djokovic s'erano già affrontati 39 volte, con un parziale di 20 a 19 per lo svizzero, ma solo in due occasioni sull'erba di Wimbledon, in semifinale nel 2012  -  l'ultimo Slam vinto da Federer  -  e in finale l'anno scorso (6-7 6-4 7-6 5-7 6-4 per Djokovic). Per Novak - alla sua quarta finale a Wimbledon - è il terzo titolo sul'erba: nei record dell'albo d'oro va ad affiancare il suo nome a quello di Boris Becker, che certamente non se ne ha a male perché a ogni vittoria dell'assistito sono soldi sonanti che rimpinguano il suo conto in banca. Sono nove, adesso, gli Slam del serbo, che ha compiuto 28 anni in maggio. Difficile possa arrivare a vincere quanto Federer, che oggi avrebbe aggiunto nel palmares il diciottesimo Slam, l'ottavo a Wimbledon. Ma mai nessuno ha alzato la coppa dell'All England Lawn Tennis and Croquet Club a un'età così avanzata, 33 anni e 338 giorni. Arthur Ashe ci riuscì a 31 anni e 360 giorni quando trionfò nel 1975. Eppure la sensazione è che Federer ci proverà ancora.
Twitter@claudiogiua