L'aria di Londra, ormai da trent'anni ripulita dalle scorie industriali e urbane, fa bene a Aljaz Bedene che sprizza faville agonistiche da quando in marzo ha ottenuto la cittadinanza britannica a scapito di quella slovena. Dopo il secondo turno conquistato a Wimbledon e il quarto di finale raggiunto ad Amburgo, il ragazzo di Lubiana, classe 1989, s'è installato a quota 57 nel live ranking mondiale, consolidandosi come numero 2 britannico: perché, ricordiamocelo, tra i Top 100 ATP sono soltanto due i sudditi della regina Elisabetta, e l'altro è Sir Andy Murray, mentre i nostri sono cinque: Seppi (23 nel live ranking), Fognini (27), Bolelli (60), Lorenzi (86) e Cecchinato (97). Così, per non sentirci sempre quelli dell'ultimo banco.
Oggi Bedene ha come avversario Fabio Fognini, che gli aveva concesso due set nei cinque match finora disputati in carriera. E tanti resteranno fine giornata. Il ligure esegue con puntiglio e tranquillità quel che il suo angolo gli chiede e, pur rischiando qualcosa nel secondo set, non sbaglia nei momenti decisivi dell'ora e mezza di match (6-4 7-5). Quando, al servizio nel secondo set, concede sul 4-5 un match point ad Aljaz, dà l'impressione di non preoccuparsene, recupera e va a chiudere la partita. A lui fa bene l'aria di Amburgo, dove due anni fa conquistò il suo trofeo più prezioso battendo in finale l'argentino Federico Del Bonis. In semifinale troverà domani la sorpresa francese Lucas Pouille, 21 anni, arrivato ai German Open Hamburg come numero 85 al mondo, che ha sconfitto il connazionale Benoit Paire, tornato recentemente a livelli d'eccellenza ma oggi davvero evanescente.
A me i derby tennistici piacciono poco, perché m'immedesimo in quanti si trovano costretti a darsele di santa ragione dopo aver viaggiato insieme di continente in continente, trascorso settimane a scherzare, sudare e tifare durante i ritiri e le partite della nazionale oppure condiviso anni di duri allenamenti. Penso alla coppia perfetta Sara Errani-Roberta Vinci, con la romagnola che impedì all'amica l'ingresso alla semifinale di Flushing Meadows nel 2012 e la tarantina che si prese quasi con rabbia la finale di Palermo l'anno successivo. Quanto il ricordo episodi così ha contribuito al divorzio che ha messo fine alla loro lunga stagione di trionfi in doppio? Per questo motivo non mi spiace che Andreas Seppi sia approdato alla semifinale dell'ATP 500 di Amburgo per il forfait di Simone Bolelli, che ha avuto problemi di stomaco dopo la travagliata vittoria di ieri con il giovane spagnolo Jaume Munar. Un walkover che permette al sudtirolese di scendere in campo domani riposato e determinato. Sicuramente ha seguito il match tra Rafael Nadal e Pablo Cuevas e ha visto come l'irriconoscibile ex numero 1 mondiale abbia vinto (6-3 6-2) solo grazie all'impressionante sequenza di errori delll'uruguiano.
Nonostante giochino negli stessi tornei da quand'erano ragazzi, Rafa e Andreas si sono affrontati solo sei volte. Dopo due sconfitte in Davis nel 2005 e nel 2006, fu del sudtirolese il primo testa-a-testa in un ATP 500, nel 2008 sul sintetico di Rotterdam (3-6 6-3 6-4); poi perse i tre successivi match, tutti in Masters 1000 (Roma e Cincinnati nel 2009, Monte Carlo nel 2014) e sempre in due set. Credo che l'italiano - che quest'anno a Melbourne ha sconfitto Roger Federer, al quale ha invece lasciato di misura il trofeo di Halle il mese scorso - abbia motivazioni e condizione per poter raggiungere la finale di domenica, sperabilmente contro Fabio Fognini: un derby, questo sì, che vorrei proprio vedere.
Anche il tennis femminile azzurro sta attraversando un buon momento. Grazie a Karin Knapp, altra coriacea sudtirolese, reduce dalla vittoria a Norimberga nella finale fratricida - ancora! - con Roberta Vinci, dalla semifinale di domenica scorsa a Bad Gastein vinta ai danni di Sara Errani - e basta! - e dalla finale persa tre ore più tardi contro Samantha Stosur. Oggi la ragazza di Brunico trapiantata nel basso Lazio ha conquistato l'accesso a un'altra semifinale WTA, a Baku in Azerbaigian, sconfiggendo la russa Alexandra Panova per 6-2 7-6. Domani se la vedrà con un'altra russa, Margarita Gasparyan. L'unica italiana in tabellone, Francesca Schiavone, era uscita di scena al primo turno, quindi nessun altro derby in vista. Meno male.
Twitter@claudiogiua
Oggi Bedene ha come avversario Fabio Fognini, che gli aveva concesso due set nei cinque match finora disputati in carriera. E tanti resteranno fine giornata. Il ligure esegue con puntiglio e tranquillità quel che il suo angolo gli chiede e, pur rischiando qualcosa nel secondo set, non sbaglia nei momenti decisivi dell'ora e mezza di match (6-4 7-5). Quando, al servizio nel secondo set, concede sul 4-5 un match point ad Aljaz, dà l'impressione di non preoccuparsene, recupera e va a chiudere la partita. A lui fa bene l'aria di Amburgo, dove due anni fa conquistò il suo trofeo più prezioso battendo in finale l'argentino Federico Del Bonis. In semifinale troverà domani la sorpresa francese Lucas Pouille, 21 anni, arrivato ai German Open Hamburg come numero 85 al mondo, che ha sconfitto il connazionale Benoit Paire, tornato recentemente a livelli d'eccellenza ma oggi davvero evanescente.
A me i derby tennistici piacciono poco, perché m'immedesimo in quanti si trovano costretti a darsele di santa ragione dopo aver viaggiato insieme di continente in continente, trascorso settimane a scherzare, sudare e tifare durante i ritiri e le partite della nazionale oppure condiviso anni di duri allenamenti. Penso alla coppia perfetta Sara Errani-Roberta Vinci, con la romagnola che impedì all'amica l'ingresso alla semifinale di Flushing Meadows nel 2012 e la tarantina che si prese quasi con rabbia la finale di Palermo l'anno successivo. Quanto il ricordo episodi così ha contribuito al divorzio che ha messo fine alla loro lunga stagione di trionfi in doppio? Per questo motivo non mi spiace che Andreas Seppi sia approdato alla semifinale dell'ATP 500 di Amburgo per il forfait di Simone Bolelli, che ha avuto problemi di stomaco dopo la travagliata vittoria di ieri con il giovane spagnolo Jaume Munar. Un walkover che permette al sudtirolese di scendere in campo domani riposato e determinato. Sicuramente ha seguito il match tra Rafael Nadal e Pablo Cuevas e ha visto come l'irriconoscibile ex numero 1 mondiale abbia vinto (6-3 6-2) solo grazie all'impressionante sequenza di errori delll'uruguiano.
Nonostante giochino negli stessi tornei da quand'erano ragazzi, Rafa e Andreas si sono affrontati solo sei volte. Dopo due sconfitte in Davis nel 2005 e nel 2006, fu del sudtirolese il primo testa-a-testa in un ATP 500, nel 2008 sul sintetico di Rotterdam (3-6 6-3 6-4); poi perse i tre successivi match, tutti in Masters 1000 (Roma e Cincinnati nel 2009, Monte Carlo nel 2014) e sempre in due set. Credo che l'italiano - che quest'anno a Melbourne ha sconfitto Roger Federer, al quale ha invece lasciato di misura il trofeo di Halle il mese scorso - abbia motivazioni e condizione per poter raggiungere la finale di domenica, sperabilmente contro Fabio Fognini: un derby, questo sì, che vorrei proprio vedere.
Anche il tennis femminile azzurro sta attraversando un buon momento. Grazie a Karin Knapp, altra coriacea sudtirolese, reduce dalla vittoria a Norimberga nella finale fratricida - ancora! - con Roberta Vinci, dalla semifinale di domenica scorsa a Bad Gastein vinta ai danni di Sara Errani - e basta! - e dalla finale persa tre ore più tardi contro Samantha Stosur. Oggi la ragazza di Brunico trapiantata nel basso Lazio ha conquistato l'accesso a un'altra semifinale WTA, a Baku in Azerbaigian, sconfiggendo la russa Alexandra Panova per 6-2 7-6. Domani se la vedrà con un'altra russa, Margarita Gasparyan. L'unica italiana in tabellone, Francesca Schiavone, era uscita di scena al primo turno, quindi nessun altro derby in vista. Meno male.
Twitter@claudiogiua