Se il numero 10 al mondo si rimette a giocare - non esagero - da numero 4 o perfino da 3, per il numero 23 non c'è nulla da fare nemmeno se l'imponderabile ci mette lo zampino sotto forma di malore: dopo una cinquantina di minuti di match, già avanti per 6-1 2-0 0-15 su Andreas Seppi, Rafa Nadal torna in panchina e fa segno all'arbitro di accusare un forte dolore al fianco con relativa tachicardia. Al suo angolo sembrano preoccupati, dopo qualche momento di consultazione uno dei coach si alza e corre giù a portare una pasticchina, che lo spagnolo avidamente ingoia. Dopo pochi secondi, al termine della lunga sosta con intervento di fisioterapista e medico, Nadal si rialza, prende la racchetta e va a concludere il proprio lavoro mostrando soltanto qualche cautela più di prima.
Da momento del malore in poi, per il sudtirolese il rebus su come fermare Nadal - che oggi sembra un altro giocatore rispetto a soli tre giorni fa, senza titubanze, parecchio più mobile, in grado di raggiungere ogni palla, finalmente preciso - resta irrisolvibile come nel primo set e come in cinque dei sei precedenti match. Il secondo set si chiude sul 6-2. Con questo risultato Rafa raggiunge la quarta finale stagionale dopo Buenos Aires (terra rossa), Madrid (terra rossa) e Stoccarda (erba), delle quali ha vinto la prima e l'ultima. Facesse sua la sfida di domani con Fabio Fognini, il maiorchino risalirebbe di un gradino la classifica dei Top Ten, superando Milos Raonic e avvicinandosi minacciosamente a Marin Cilic. È questo, sicuramente, il suo obiettivo di adesso. Poi penserà ai due Masters 1000 del Nordamerica e a Flushing Meadows.
I German Open di Amburgo hanno avuto sullo spagnolo un effetto rigenerante, partita dopo partita, dubbio dopo dubbio, errore dopo errore, punto dopo punto. È un bene per tutti. Il tennis non è lo stesso se lui fa da comparsa, così come non può privarsi per ora di Djokovic, Murray e, soprattutto, Federer. Senza di loro, ogni torneo è di fatto declassato: come quelli in corso a Gstaad, dove pure la finale di domani ha il merito di avere come protagonisti i promettenti giovani David Goffin e Dominic Thiem, e Atlanta, dove le prime teste erano Vasek Pospisil - eliminato da Baghdatis - e John Isner. Onestamente, menù da ristorazione di massa più che da grande chef.
Archiviata la prova negativa di Andreas Seppi, che oggi non è mai entrato in partita, va accolto con soddisfazione il successo di Fabio Fognini nella semifinale con il francese Lucas Pouille, 21 anni, di cui aveva subìto il gioco aggressivo e veloce a Bercy l'autunno scorso: due tie break persi al secondo turno. Oggi, invece, il ligure ha dato il meglio di sè proprio nel tie break al termine del secondo set (il primo l'aveva largamente dominato: 6-2) durante il quale ha anche rischiato di subire un break quando non avrebbe più avuto spazio per recuperarlo.
Il confronto tra Fognini e Nadal è più aperto di quanto si potrebbe pensare. In carriera si sono affrontati sei volte, e nelle ultime due occasioni ha prevalso l'italiano: 1-6 6-2 7-5 in semifinale a Rio de Janeiro in febbraio e 6-4 7-6 al terzo turno a Barcellona in aprile. Fabio è allo stesso livello di forma di quei mesi, Nadal appare oggi nella condizione migliore da parecchio tempo in qua: entrambi sono in piena fiducia nei propri mezzi. I bookmaker non hanno dubbi su chi dare per probabile campione, ma il ligure non va mai dato per sconfitto in partenza.
Twitter @claudiogiua
Da momento del malore in poi, per il sudtirolese il rebus su come fermare Nadal - che oggi sembra un altro giocatore rispetto a soli tre giorni fa, senza titubanze, parecchio più mobile, in grado di raggiungere ogni palla, finalmente preciso - resta irrisolvibile come nel primo set e come in cinque dei sei precedenti match. Il secondo set si chiude sul 6-2. Con questo risultato Rafa raggiunge la quarta finale stagionale dopo Buenos Aires (terra rossa), Madrid (terra rossa) e Stoccarda (erba), delle quali ha vinto la prima e l'ultima. Facesse sua la sfida di domani con Fabio Fognini, il maiorchino risalirebbe di un gradino la classifica dei Top Ten, superando Milos Raonic e avvicinandosi minacciosamente a Marin Cilic. È questo, sicuramente, il suo obiettivo di adesso. Poi penserà ai due Masters 1000 del Nordamerica e a Flushing Meadows.
I German Open di Amburgo hanno avuto sullo spagnolo un effetto rigenerante, partita dopo partita, dubbio dopo dubbio, errore dopo errore, punto dopo punto. È un bene per tutti. Il tennis non è lo stesso se lui fa da comparsa, così come non può privarsi per ora di Djokovic, Murray e, soprattutto, Federer. Senza di loro, ogni torneo è di fatto declassato: come quelli in corso a Gstaad, dove pure la finale di domani ha il merito di avere come protagonisti i promettenti giovani David Goffin e Dominic Thiem, e Atlanta, dove le prime teste erano Vasek Pospisil - eliminato da Baghdatis - e John Isner. Onestamente, menù da ristorazione di massa più che da grande chef.
Archiviata la prova negativa di Andreas Seppi, che oggi non è mai entrato in partita, va accolto con soddisfazione il successo di Fabio Fognini nella semifinale con il francese Lucas Pouille, 21 anni, di cui aveva subìto il gioco aggressivo e veloce a Bercy l'autunno scorso: due tie break persi al secondo turno. Oggi, invece, il ligure ha dato il meglio di sè proprio nel tie break al termine del secondo set (il primo l'aveva largamente dominato: 6-2) durante il quale ha anche rischiato di subire un break quando non avrebbe più avuto spazio per recuperarlo.
Il confronto tra Fognini e Nadal è più aperto di quanto si potrebbe pensare. In carriera si sono affrontati sei volte, e nelle ultime due occasioni ha prevalso l'italiano: 1-6 6-2 7-5 in semifinale a Rio de Janeiro in febbraio e 6-4 7-6 al terzo turno a Barcellona in aprile. Fabio è allo stesso livello di forma di quei mesi, Nadal appare oggi nella condizione migliore da parecchio tempo in qua: entrambi sono in piena fiducia nei propri mezzi. I bookmaker non hanno dubbi su chi dare per probabile campione, ma il ligure non va mai dato per sconfitto in partenza.
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