Fabio Fognini ha enorme rispetto per i quattro dominatori del tennis d'inizio millennio. Djokovic e Federer lo hanno sempre battuto, Murray e Nadal gli hanno ceduto il passo in un paio d'occasioni a testa. Ma è il maiorchino l'avversario che predilige. Perché lo conosce bene, sa come metterlo in difficoltà con le accelerazioni di diritto e i passanti lungolinea di rovescio, non teme il suo servizio, non ha atteggiamenti in campo che sollecitano la sua reazione stizzita. Sono convinto che il ragazzo di Arma di Taggia sia consapevole che è con il mancino ex numero 1 al mondo che la sua trama di colpi lavorati e creativi funziona al meglio ed esalta il pubblico. Analogamente, è evidente quanto a Nadal piaccia confrontarsi sulla terra rossa con Fognini, che lo costringe a estrarre dalla cassetta alcuni attrezzi che con altri giocatori può persino scordare d'essersi portato appresso.
La conferma di tanta felice congiunzione professional-agonistica arriva nei tiratissimi dodici minuti d'avvio del match di oggi, quando quattro volte Rafa serve in vantaggio, quattro volte Fabio alla risposta ha la chance per ottenere il break e alla fine è lui a fare il punto: 1-0. Comincia così la finale del Masters 500 di Amburgo tra lo spagnolo ex numero 1 al mondo e l'italiano più talentuoso. Nei tre giochi successivi, tutti vinti da chi è alla risposta, la qualità del gioco è sublime. Pochi altri sulla terra rossa sanno oggi esprimersi al livello dei finalisti dei German Open. Dopo mezz'ora i quattro game giocati sono equamente divisi, gli spettatori del campo centrale di Am Rothenbaum si sono già spellati le mani, Rafa e Fabio riprendono il fiato concentrandosi per non cedere i propri turni di servizio. L'italiano è aggressivo, sta un metro dentro il campo e punta a tenere costantemente il tensione l'avversario (ovviamente, prendendosi rischi che talvolta si trasformano in errori). Nadal propone un'efficace strategia difensiva che, dopo 76 minuti, al dodicesimo game gli dà i frutti desiderati, con il break del 7-5.
Nel secondo set il livello non cala di un grado. Ora entrambi tentano di imporre il proprio gioco, trovandosi spesso a scambiarsi le parti d'attaccante e difensore. Fognini ha un momento di difficoltà iniziale quando si trova sotto per 3-1, ma recupera a furia di diritti a uscire e di rovesci che Nadal fatica a controllare. Diventano più frequenti i suoi contropiede irraggiungibili. Nel settimo game ottiene un break maldigerito dallo spagnolo e subito dopo spreca due occasioni per portarsi sul 5-3: invece è 4 pari. Poi accade un episodio tanto spiacevole quanto inatteso: gli incoraggiamenti che distintamente arrivano dall'angolo dello spagnolo innervosiscono Fabio, che chiede vivacemente a Rafa di zittire i suoi. A dire il vero, a patire le conseguenze del battibecco sembra dapprima essere Nadal, che subisce un nuovo break e va a rispondere sotto per 4-5. Ma Fabio non sfrutta la chance nonostante i due set point a favore. E altrettante palle game fallisce anche in ciascuno dei due giochi successivi: gli manca, in questa fase decisiva del match, il killing instinct. Che invece Nadal ha, da sempre, in quantità industriali: comunque sufficiente oggi per fargli ottenere il secondo 7-5 dopo due ore e 34 minuti di battaglia. Sugli spalti si festeggia la più bella finale degli ultimi anni alla foce dell'Elba: alla tedesca, tutti in piedi ad ascoltare i lunghi discorsi degli sponsor e del direttore del torneo Michael Stich, da queste parti tra i più amati campioni degli ultimi decenni.
Fognini non ha nulla da rimproverarsi. Ha disputato la sua migliore partita della stagione e può partire per gli Stati Uniti convinto di ben figurare nel finale di stagione sui sintetici dei Masters e dello Slam di New York. Io, piuttosto, devo rimproverarmi di non aver creduto nella sua tenuta nervosa: oggi mi ha fatto ricredere.
Twitter @claudiogiua
La conferma di tanta felice congiunzione professional-agonistica arriva nei tiratissimi dodici minuti d'avvio del match di oggi, quando quattro volte Rafa serve in vantaggio, quattro volte Fabio alla risposta ha la chance per ottenere il break e alla fine è lui a fare il punto: 1-0. Comincia così la finale del Masters 500 di Amburgo tra lo spagnolo ex numero 1 al mondo e l'italiano più talentuoso. Nei tre giochi successivi, tutti vinti da chi è alla risposta, la qualità del gioco è sublime. Pochi altri sulla terra rossa sanno oggi esprimersi al livello dei finalisti dei German Open. Dopo mezz'ora i quattro game giocati sono equamente divisi, gli spettatori del campo centrale di Am Rothenbaum si sono già spellati le mani, Rafa e Fabio riprendono il fiato concentrandosi per non cedere i propri turni di servizio. L'italiano è aggressivo, sta un metro dentro il campo e punta a tenere costantemente il tensione l'avversario (ovviamente, prendendosi rischi che talvolta si trasformano in errori). Nadal propone un'efficace strategia difensiva che, dopo 76 minuti, al dodicesimo game gli dà i frutti desiderati, con il break del 7-5.
Nel secondo set il livello non cala di un grado. Ora entrambi tentano di imporre il proprio gioco, trovandosi spesso a scambiarsi le parti d'attaccante e difensore. Fognini ha un momento di difficoltà iniziale quando si trova sotto per 3-1, ma recupera a furia di diritti a uscire e di rovesci che Nadal fatica a controllare. Diventano più frequenti i suoi contropiede irraggiungibili. Nel settimo game ottiene un break maldigerito dallo spagnolo e subito dopo spreca due occasioni per portarsi sul 5-3: invece è 4 pari. Poi accade un episodio tanto spiacevole quanto inatteso: gli incoraggiamenti che distintamente arrivano dall'angolo dello spagnolo innervosiscono Fabio, che chiede vivacemente a Rafa di zittire i suoi. A dire il vero, a patire le conseguenze del battibecco sembra dapprima essere Nadal, che subisce un nuovo break e va a rispondere sotto per 4-5. Ma Fabio non sfrutta la chance nonostante i due set point a favore. E altrettante palle game fallisce anche in ciascuno dei due giochi successivi: gli manca, in questa fase decisiva del match, il killing instinct. Che invece Nadal ha, da sempre, in quantità industriali: comunque sufficiente oggi per fargli ottenere il secondo 7-5 dopo due ore e 34 minuti di battaglia. Sugli spalti si festeggia la più bella finale degli ultimi anni alla foce dell'Elba: alla tedesca, tutti in piedi ad ascoltare i lunghi discorsi degli sponsor e del direttore del torneo Michael Stich, da queste parti tra i più amati campioni degli ultimi decenni.
Fognini non ha nulla da rimproverarsi. Ha disputato la sua migliore partita della stagione e può partire per gli Stati Uniti convinto di ben figurare nel finale di stagione sui sintetici dei Masters e dello Slam di New York. Io, piuttosto, devo rimproverarmi di non aver creduto nella sua tenuta nervosa: oggi mi ha fatto ricredere.
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