Dopo il divorzio agonistico da Sara Errani, più d'uno aveva pensato che Roberta Vinci avrebbe ragionato su tempi e modi di un suo morbido addio al tennis che conta. A favore della pensione molto anticipata (Roberta è del febbraio 1983) c'erano solidi argomenti: la disabitudine al singolare trascurato negli ultimi due anni per perseguire con il massimo della concentrazione l'obiettivo di conquistare Wimbledon, l'unico Slam di doppio mancante nel palmarès comune; la certezza che nei tornei in coppia ogni possibile compagna non avrebbe retto il confronto costante con Sara. Sentivo e leggevo cose così all'inizio della primavera.
Una giocatrice che conosce bene Vinci dai tempi dei tornei giovanili mi disse allora: "Chi l'ha frequentata, ha viaggiato e passato giorni e giorni con lei sa che non mollerà. Anzi, questa nuova condizione da single la esalterà. Per Roby inizia una nuova fase di vita". Ne sei sicura?, avevo ribattuto. "Assolutamente. Ho frequentato la sua famiglia, che non è ricca (dato da non sottovalutare nel tennis italiano ndr), e ti dico che solo con una volontà granitica poteva ottenere quel che ha ottenuto sia da sola sia con Sara".
Aveva ragione: battendo oggi Kristina "Kiki" Mladenovic per 6-3 5-7 6-4 e raggiungendo le semifinali di Flushing Meadows, Roberta non ha più nulla da invidiare alle altre tre grandi della nazionale, Francesca Schiavone, Flavia Pennetta e Sara Errani. Come loro, entra nel virtuale Superclub che accetta solo chi ha giocato una semifinale dello Slam. Missione compiuta.
E' stata lenta e faticosa la marcia di avvicinamento al risultato di oggi. Dalla fine di marzo Vinci ha ripreso a girare il mondo con soddisfazioni saltuarie - la finale a Norimberga a fine maggio, il cinquecentesimo successo in carriera, il quarto turno a Toronto il mese scorso - e fiducia incrollabile nel ritorno tra le migliori (con la vittoria di oggi scala 16 posizioni nel ranking WTA, da 43 a 26).
Nei turni precedenti degli UsOpen ha eliminato con notevole sicurezza King, Allertova e Dunque-Marino e ha avuto un pizzico di fortuna, che prima o poi tocca a tutti, con la rinuncia di Eugenie Bouchard negli ottavi di finale. Poi l'ostacolo psicologicamente non facile costituito da "Kiki" Mladenovic, 22 anni, WTA 40, mai affrontata in singolare ma coprotagonista di due match forse decisivi nello sviluppo della crisi tra lei e Sara: l'anno scorso in luglio era in campo con l'ungherese Timea Babos nella storica finale di doppio vinta dalle azzurre (6-1 6-3) a Londra; quest'anno all'inizio di febbraio in coppia con Caroline Garcia aveva inferto alle pluridecorate italiane l'umiliante e decisiva batosta (6-1 6-2) in FedCup a Genova. Due match che hanno segnato la fine del ciclo straordinario delle "Chichis".
Quello di oggi non è stato un match da incorniciare ma da ricordare per intensità e incertezza. Molto tesa, così come la francese, Roberta ha saputo gestire le emozioni prima e meglio dell'avversaria. Il coach Francesco Cinà e il capitano azzurro Corrado Barazzutti, incollato sulla seggiola nell'angolo italiano, le hanno consigliato di fare semplicemente la sua partita, non risparmiando sul rovescio in back che è il suo marchio di fabbrica e che Mladenovic, come tutte le ragazze abituate al tennis di potenza, controlla a fatica. Ha cercato di variare il più possibile il ritmo per non dare punti di riferimento e d'appoggio all'avversaria. Ha servito con efficacia e non ha quasi mai perso la misura del campo. Ha sbagliato meno (25 errori contro 64) prendendosi pochi rischi (da qui la differenza nei vincenti: 51 a 22 per Kiki). Per una che sa stare sotto rete come poche altre colleghe, non avere attaccato di più ha sottratto parecchio allo spettacolo, però è servito a non farle mai perdere di vista il risultato. Primus, vincere. Avrebbe potuto chiudere la partita già al secondo set. La paura del grande risultato l'ha frenata. Poi ha giocato un terzo set quasi perfetto nonostante Mladenovic abbia via via affinato i diversi modi di perforare la sua difesa da fondocampo.
Domani Flavia Pennetta, che a New York è ancora in gara anche nel torneo di coppia proprio con Sara Errani (sono in semifinale), tenterà di emulare Roberta. L'attende la ceca Petra Kvitova, testa di serie numero 5, che ha battuto tre volte e dalla quale ha perso altrettante. Può farcela.
Twitter @claudiogiua
Una giocatrice che conosce bene Vinci dai tempi dei tornei giovanili mi disse allora: "Chi l'ha frequentata, ha viaggiato e passato giorni e giorni con lei sa che non mollerà. Anzi, questa nuova condizione da single la esalterà. Per Roby inizia una nuova fase di vita". Ne sei sicura?, avevo ribattuto. "Assolutamente. Ho frequentato la sua famiglia, che non è ricca (dato da non sottovalutare nel tennis italiano ndr), e ti dico che solo con una volontà granitica poteva ottenere quel che ha ottenuto sia da sola sia con Sara".
Aveva ragione: battendo oggi Kristina "Kiki" Mladenovic per 6-3 5-7 6-4 e raggiungendo le semifinali di Flushing Meadows, Roberta non ha più nulla da invidiare alle altre tre grandi della nazionale, Francesca Schiavone, Flavia Pennetta e Sara Errani. Come loro, entra nel virtuale Superclub che accetta solo chi ha giocato una semifinale dello Slam. Missione compiuta.
E' stata lenta e faticosa la marcia di avvicinamento al risultato di oggi. Dalla fine di marzo Vinci ha ripreso a girare il mondo con soddisfazioni saltuarie - la finale a Norimberga a fine maggio, il cinquecentesimo successo in carriera, il quarto turno a Toronto il mese scorso - e fiducia incrollabile nel ritorno tra le migliori (con la vittoria di oggi scala 16 posizioni nel ranking WTA, da 43 a 26).
Nei turni precedenti degli UsOpen ha eliminato con notevole sicurezza King, Allertova e Dunque-Marino e ha avuto un pizzico di fortuna, che prima o poi tocca a tutti, con la rinuncia di Eugenie Bouchard negli ottavi di finale. Poi l'ostacolo psicologicamente non facile costituito da "Kiki" Mladenovic, 22 anni, WTA 40, mai affrontata in singolare ma coprotagonista di due match forse decisivi nello sviluppo della crisi tra lei e Sara: l'anno scorso in luglio era in campo con l'ungherese Timea Babos nella storica finale di doppio vinta dalle azzurre (6-1 6-3) a Londra; quest'anno all'inizio di febbraio in coppia con Caroline Garcia aveva inferto alle pluridecorate italiane l'umiliante e decisiva batosta (6-1 6-2) in FedCup a Genova. Due match che hanno segnato la fine del ciclo straordinario delle "Chichis".
Quello di oggi non è stato un match da incorniciare ma da ricordare per intensità e incertezza. Molto tesa, così come la francese, Roberta ha saputo gestire le emozioni prima e meglio dell'avversaria. Il coach Francesco Cinà e il capitano azzurro Corrado Barazzutti, incollato sulla seggiola nell'angolo italiano, le hanno consigliato di fare semplicemente la sua partita, non risparmiando sul rovescio in back che è il suo marchio di fabbrica e che Mladenovic, come tutte le ragazze abituate al tennis di potenza, controlla a fatica. Ha cercato di variare il più possibile il ritmo per non dare punti di riferimento e d'appoggio all'avversaria. Ha servito con efficacia e non ha quasi mai perso la misura del campo. Ha sbagliato meno (25 errori contro 64) prendendosi pochi rischi (da qui la differenza nei vincenti: 51 a 22 per Kiki). Per una che sa stare sotto rete come poche altre colleghe, non avere attaccato di più ha sottratto parecchio allo spettacolo, però è servito a non farle mai perdere di vista il risultato. Primus, vincere. Avrebbe potuto chiudere la partita già al secondo set. La paura del grande risultato l'ha frenata. Poi ha giocato un terzo set quasi perfetto nonostante Mladenovic abbia via via affinato i diversi modi di perforare la sua difesa da fondocampo.
Domani Flavia Pennetta, che a New York è ancora in gara anche nel torneo di coppia proprio con Sara Errani (sono in semifinale), tenterà di emulare Roberta. L'attende la ceca Petra Kvitova, testa di serie numero 5, che ha battuto tre volte e dalla quale ha perso altrettante. Può farcela.
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