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Il trionfo e l'addio di Flavia: mai nessuna come lei

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La Grande Vittoria è stata quella di ieri, con Flavia Pennetta e Roberta Vinci a esultare per aver battuto Simona Halep e Serena Williams, la prima poco dopo l'una del pomeriggio, l'altra un paio d'ore dopo. Separate eppure mai tanto vicine. Con loro, centinaia di migliaia d'italiani davanti a Eurosport nella giornata più memorabile del tennis italiano. Stasera, con milioni di nostri connazionali a vederle in tv e Matteo Renzi a fare il tifo in tribuna a fianco di Angelo Binaghi (FIT) e Giovanni Malagò (CONI), è una sorta di giornata conclusiva del Tour, quando il risultato di tappa non conta. È il "loro" successo, di tutt'e due. Il fatto che alla fine Flavia prevalga è un dettaglio.

Quel che pesa, e tanto, è l'addio di Flavia al tennis nel giorno del suo trionfo. A 33 anni, mentre sta giocando a un livello che la colloca di nuovo tra le Top Ten WTA. Qualcosa che nessuno avrebbe immaginato. Le emozioni…
La Grande Vittoria è stata quella di ieri, con Flavia Pennetta e Roberta Vinci a esultare per aver battuto Simona Halep e Serena Williams, la prima poco dopo l'una del pomeriggio, l'altra un paio d'ore dopo. Separate eppure mai tanto vicine. Con loro, centinaia di migliaia d'italiani davanti a Eurosport nella giornata più memorabile del tennis italiano. Stasera, con milioni di nostri connazionali a vederle in tv e Matteo Renzi a fare il tifo in tribuna a fianco di Angelo Binaghi (FIT) e Giovanni Malagò (CONI), è una sorta di giornata conclusiva del Tour, quando il risultato di tappa non conta. È il "loro" successo, di tutt'e due. Il fatto che alla fine Flavia prevalga è un dettaglio.

Quel che pesa, e tanto, è l'addio di Flavia al tennis nel giorno del suo trionfo. A 33 anni, mentre sta giocando a un livello che la colloca di nuovo tra le Top Ten WTA. Qualcosa che nessuno avrebbe immaginato. Le emozioni degli Open d'America non finiscono mai. Qualcuno, prima o poi, girerà un film su queste due settimane da ricordare.

Scaramanticamente, prima di persino di sognare la finale di oggi, la mattina delle semifinali Roberta era andata da Flavia a mostrarle un pezzo della loro storia: "Roberta mi ha fatto vedere un video con un'intervista di noi due sedicenni o poco più. Risaliva proprio al successo a Parigi nel torneo junior del Roland Garros. Mi sono emozionata e lei mi ha preso in giro. Fa finta di essere una dura, ma non lo è...". Quando scendono sul campo dell'Arthur Ashe Stadium le emozioni calde delle "quasi sorelle" (la definizione è di Flavia) sono svanite. È il momento della freddezza. Forse hanno deciso di divertirsi e divertire o forse hanno inconsciamente affidato al risultato di oggi il redde rationem di venticinque anni di amicizia e rivalità. Poco importa.

La partita non delude. Fino al 2 pari nel primo set le due pugliesi più famose al mondo fanno vedere ottimi colpi e si tengono il servizio. Fanno il loro gioco: palle lunghe e piazzate per Flavia, palle corte e tocchi di back per Roby. Arrivano un break a testa per merito e, subito dopo, per colpa di Pennetta. I game sono lunghi ed elaborati. Rispetto al match con Serena, Vinci scende meno a rete perché teme i passanti della giocatrice che la conosce meglio di chiunque. Il tie break si risolve a favore della brindisina, che ha qualche timore in meno. Torna alla sua sedia parlando in italiano anziché, come fa quasi sempre, in spagnolo: chi la conosce sa che questo significa che la sua concentrazione è massima.

Sotto 0-4 nel secondo set, Roberta prova a ritrovare il ritmo che serve nel testa a testa della vita. Ricordo che in una festosa conferenza stampa del novembre 2010, dopo che le ragazze di Fed si erano prese la seconda coppa a Reggio Calabria, un giornalista le chiese se ormai si sentisse definitivamente una doppista. Moto di stizza. Dopo un'occhiata a capitan Barazzutti e alle altre ragazze, rispose: "Io sono una singolarista e giocherò sempre il singolo". Nei sei anni successivi s'è presa un Grande Slam di doppio, seppure a rate, con Sara Errani. E stasera si gioca lo Slam americano di singolare. Sullo 0-4 riesce a recuperare uno dei due break subiti e si riporta sotto: 2-4.

Flavia però è più tranquilla e fresca. La sua semifinale di ieri è stata meno tesa e faticosa di quella di Roberta. Il game decisivo è il settimo, da tradizione, e porta la numero 1 d'Italia (da domani 8 del mondo: durerà poche settimane, se rallenterà l'attività di questi ultimi scampoli di stagione) a rispondere per la vittoria. Se lo prende a zero. Molti giocatori hanno un rito, un tic, un tatuaggio. Roberta se l'è scritto sul braccio, tra il polso e il gomito sinistro: "Quanto manca alla vetta? Tu sali e non pensare...". Oggi forse ha pensato un filo di troppo.

Dunque, 7-6 6-2 per Pennetta. Dopo un lunghissimo abbraccio e prima della cerimonia di premiazione, Flavia e Roberta si siedono accanto, sorridono e chiacchierano fitto fitto, come quand'erano la coppia vincente del tennis giovanile italiano, poco più che bambine. Quando le intervistano in campo, si guardano continuamente. D'ora in poi la rivalità - che c'è stata, eccome! - non avrà più ragione d'essere. Si toccano, si cercano, Flavia racconta di quanto giocavano sugli stessi campi 25 anni fa. Poi il colpo di scena: l'avevo deciso da tempo, questa è la mia ultima partita in uno Slam. Una botta allo stomaco, una sensazione d'assenza che sarà difficile per tutti noi metabolizzare.

Nel giorno dell'apoteosi del tennis femminile italiano e dell'addio di Pennetta è però giusto guardare avanti. Roberta, Sara Errani, Camila Giorgi e Karin Knapp garantiscono per i prossimi anni un eccellente livello di risultati sia nei tornei WTA sia in Federation Cup. Dietro, però, non c'è una nuova leva già formata e in grado di provare a sostituirle. Lo mostra plasticamente il ranking WTA Under 21. Tra le prime cento al mondo non c'è nemmeno un'italiana. Sono presenti in forze le francesi, le americane, le serbe, le russe, perfino le messicane. Flavia potrebbe occuparsi di questo, d'ora in poi.
Twitter @claudiogiua