Se è semplice, funziona. La regola vale per il lavandino di casa e la navetta spaziale, per la dichiarazione dei redditi e i budget aziendali. Complicare fa perdere tempo, pazienza e denaro, e alla fine il risultato è spesso mediocre. Prendiamo la cervellotica formula delle Barclays ATP World Tour Finals, dove contano i set e i game vinti e persi, oltre ai match: alla terza e ultima giornata del primo girone all'italiana - il "round robin" intitolato a Stan Smith - si presentavano un signore che aveva vinto entrambe le sue partite (Roger Federer), due che ne avevano persa una su due (Djokovic e Nishikori), un ultimo che era malinconicamente rimasto a secco (Berdych). Bene, in forza di calcoli che vi annoierebbero, prima dei match Roger non era affatto sicuro di poter chiudere da capofila del gruppo, Kei prendeva seriamente in considerazione la chance di passare il turno, Novak rischiava di non approdare alla semifinale e nemmeno al povero Tomas veniva negata dai numeri una flebilissima speranza di farcela.
Per fortuna la realtà si fa beffe dei ragionieri. Federer ha vinto in scioltezza per 7-5 4-6 6-4, lasciando a Nishikori la soddisfazione di un set. Tanto bello e impossibile (mi dicono che le tifose adorino la barba che cresce man mano che va avanti nelle Finals) quanto efficace soprattutto al servizio, ha sfruttato l'occasione di un allenamento mozzafiato sotto gli occhi di Severin Luthi, capitano della nazionale rossocrociata, del babbo Robert e di Stefan Edberg. Anche qui: il Federer migliore è quello che fa le cose semplici. Nel primo set ha alternato fasi di attacco - sia al servizio, sia alla risposta, comunque sempre d'anticipo come gli chiede il coach svedese - a fasi in cui ha lasciato che il giapponese sfogasse la propria voglia di menare le mani. Appena ha accelerato, per il finalista di UsOpen 2014 è stato buio fitto. Poi, incassato il set, che era il risultato imposto dai ragionieri per consentirgli il primato nel girone, Federer ha fatto la felicità del pubblico della O2 Arena. Ha sprecato molto ma non ha regalato niente a Nishikori che, sostenuto dalla solita foltissima claque giapponese, ha fatto mostra di un repertorio di colpi e, soprattutto, di un senso della posizione tra i più redditizi del circo. A missione compiuta senza danni collaterali, Roger può ora godersi la giornata di sosta prima delle semi, negata a Rafa Nadal e all'altro qualificato del girone "Ilie Nastase" che devono ancora giocare.
Un altro che ha bisogno di semplificare per rendere di più è Novak Djokovic, anche se a dargli la carica sono, di solito, la sfida esplicita e la difficoltà inattesa. Tomas Berdych lo ha aiutato disputando la sua prova più convincente di questa settimana londinese, complicandogli la vita sia nel primo sia nel secondo set. Ma come nel caso di Federer, al numero 1 ATP sarebbe bastato un set vinto per passare il turno come secondo qualificato, qualsiasi fosse poi stato il risultato del match. È così è andata. Non avendo entrambi, dopo il 6-3 iniziale, più nulla da guadagnare né perdere, il serbo e il ceco si sono concessi una sorta d'esibizione allegra e perfino scanzonata. Sono stati dieci game equilibrati e con magie d'equilibrio (come le due palle di Tomas in bilico sul nastro prima di gocciolare nella metà campo avversaria), poi Nole ha alzato il livello del suo tennis e ha chiuso 7-5.
Nadal, Federer e Djokovic, pari al 75 per cento dei Fab Four, in semifinale sabato. Tocca a Andy Murray prendersi l'altro 25 e ricomporre il quartetto che ha dominato il tennis degli ultimi otto anni. Se lo meritano e ce lo meritiamo.
Twitter @claudiogiua
Per fortuna la realtà si fa beffe dei ragionieri. Federer ha vinto in scioltezza per 7-5 4-6 6-4, lasciando a Nishikori la soddisfazione di un set. Tanto bello e impossibile (mi dicono che le tifose adorino la barba che cresce man mano che va avanti nelle Finals) quanto efficace soprattutto al servizio, ha sfruttato l'occasione di un allenamento mozzafiato sotto gli occhi di Severin Luthi, capitano della nazionale rossocrociata, del babbo Robert e di Stefan Edberg. Anche qui: il Federer migliore è quello che fa le cose semplici. Nel primo set ha alternato fasi di attacco - sia al servizio, sia alla risposta, comunque sempre d'anticipo come gli chiede il coach svedese - a fasi in cui ha lasciato che il giapponese sfogasse la propria voglia di menare le mani. Appena ha accelerato, per il finalista di UsOpen 2014 è stato buio fitto. Poi, incassato il set, che era il risultato imposto dai ragionieri per consentirgli il primato nel girone, Federer ha fatto la felicità del pubblico della O2 Arena. Ha sprecato molto ma non ha regalato niente a Nishikori che, sostenuto dalla solita foltissima claque giapponese, ha fatto mostra di un repertorio di colpi e, soprattutto, di un senso della posizione tra i più redditizi del circo. A missione compiuta senza danni collaterali, Roger può ora godersi la giornata di sosta prima delle semi, negata a Rafa Nadal e all'altro qualificato del girone "Ilie Nastase" che devono ancora giocare.
Un altro che ha bisogno di semplificare per rendere di più è Novak Djokovic, anche se a dargli la carica sono, di solito, la sfida esplicita e la difficoltà inattesa. Tomas Berdych lo ha aiutato disputando la sua prova più convincente di questa settimana londinese, complicandogli la vita sia nel primo sia nel secondo set. Ma come nel caso di Federer, al numero 1 ATP sarebbe bastato un set vinto per passare il turno come secondo qualificato, qualsiasi fosse poi stato il risultato del match. È così è andata. Non avendo entrambi, dopo il 6-3 iniziale, più nulla da guadagnare né perdere, il serbo e il ceco si sono concessi una sorta d'esibizione allegra e perfino scanzonata. Sono stati dieci game equilibrati e con magie d'equilibrio (come le due palle di Tomas in bilico sul nastro prima di gocciolare nella metà campo avversaria), poi Nole ha alzato il livello del suo tennis e ha chiuso 7-5.
Nadal, Federer e Djokovic, pari al 75 per cento dei Fab Four, in semifinale sabato. Tocca a Andy Murray prendersi l'altro 25 e ricomporre il quartetto che ha dominato il tennis degli ultimi otto anni. Se lo meritano e ce lo meritiamo.
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