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Djokovic contro Federer, la storia si fa a Londra

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Quasi a risarcimento del match decisivo saltato l'anno scorso per ragioni di forza maggiore (l'incombente finale di Davis per la Svizzera), sarà ancora Federer-Djokovic l'ultimo atto delle londinesi Barclays ATP World Tour Finals. La sfida più classica: dal 2003 lo svizzero e il serbo hanno vinto sei e quattro volte a testa il supertorneo di fine stagione. Di fatto, una faccenda che si sbrigano tra loro. Stavolta approdano alla finale dopo aver corso minimi rischi. Nel pomeriggio Nole si piazza a gambe larghe sulla riga di fondo e sfianca Rafael Nadal facendolo correre lateralmente fino all'errore. 6-3 6-3 in 79 minuti. In serata Roger sfoggia qualità e precisione quanto basta per tenere a distanza di sicurezza Stan Wawrinka, al quale poco serve la parziale conferma della crescita notata nel corso del torneo. 7-5 6-3 in 70 minuti.

Di Djokovic impressiona la consapevole superiorità. Nadal, che con tre vittorie aveva dominato il suo girone di qualificazione, subisce la mostruosa determinazione del numero 1 al mondo, che assume il controllo delle operazioni senza sbavature e con rare ma esaltanti concessioni allo spettacolo. Nel primo set Nole fa il break e non sbaglia più nulla. Nel secondo set toglie il servizio all'avversario in partenza e in chiusura, tanto per far capire chi comanda. Nadal risulta sempre in ritardo sui cross e sui lungolinea e, a lungo andare, talmente in affanno da dover mettere in rete o fuori campo. Come nel punto che chiude la partita. In ogni caso, l'attuale numero 5 ATP chiude l'anno in evidente crescita e con buone sensazioni per il 2016.

Federer ha un momento di difficoltà solo all'inizio del primo set, quando lascia che Wawrinka s'illuda con un break praticamente regalato. Poi mette in pratica le più recenti lezioni di Stefan Edberg che riguardavano probabilmente l'opportunità di abbassare il punto d'impatto del diritto. Rinfrancato dal controbreak ed efficace al servizio, Roger sta attento a spezzare continuamente il ritmo e dà il meglio di sé alla risposta, che è fattore decisivo contro un bombardiere come Stan. Il quale si scompone alla fine del primo set e all'inizio del secondo e comunque mostra di non credere nemmeno lui di potercela fare.

Non consideriamo per una volta il quarto uomo delle semifinali londinesi, Stan Wawrinka, che ha un storia diversa e una carriera da protagonista cominciata quando di solito s'avvertono i segni del declino. Gli altri tre, Federer, Nadal e Djokovic - 17, 14 e 10 gli Slam vinti a testa -, sono invece lì da più di dieci anni a lottare per il predominio, mai definitivo per uno di loro e tuttavia certificato, come collettivo, dalle statistiche: solo a quattro giocatori, Del Potro, Murray, Wawrinka e Cilic - hanno lasciato, da Parigi 2005, le briciole in forma di sei Slam; solo loro hanno alternativamente guidato la classifica mondiale dal 2 febbraio 2004 a oggi; solo Andy Murray s'è potuto avvicinare al trono, salendo sul gradino numero 2 ATP come nel 2009 e adesso.

Lo spagnolo e il serbo si sono affrontati 46 volte, la prima nel 2006 sulla terra rossa del Roland Garros, l'ultima oggi: in tutto, poco meno di 110 ore di successi e delusioni equamente spartiti, 23 vittorie e 23 sconfitte. Per quanto riguarda la permanenza in cima al ranking ATP, Novak ha superato quest'anno Rafa e adesso conduce per 174 settimane a 141.

Roger Federer ha capito a proprie spese di che pasta è fatto il ragazzino venuto dalle Baleari - mai visto prima - quando a Miami nella primavera del 2004 s'è trovato sotto per 6-3 6-3. Dei successivi 33 match, lo svizzero ne ha vinti soltanto un terzo, pagando lo scotto della differenza di rendimento sulla terra rossa (13 sconfitte su 16 match). Più forte Rafa, dunque? No, perché l'analisi storica del ranking mondiale ribalta le posizioni: Federer è stato per 302 settimane il numero 1 ATP, molto più del doppio di Rafa: un gap che lo spagnolo non potrà mai recuperare.

Tra Roger e Novak il conto è aperto: settimana dopo settimana si erode il divario tra i due nella classifica dei capifila ATP, mentre il bilancio dei testa-a-testa è di un niente - 22 a 21 - a favore di Roger, che ha prevalso l'ultima volta per 7-5 6-2 martedì scorso. La differenza il termini di Slam vinti è ancora molto alta - sette - ma il tempo è tutto dalla parte di Djokovic, che l'anno prossimo compirà 29 anni mentre Federer andrà per i 35. Non sarà dunque, domani, la solita finale: la posta in gioco non si misurerà solo in termini di sonanti montepremi e pesanti punti ATP ma di dati e statistiche che forniranno materiale agli storici del tennis.
Twitter@claudiogiua