La macchina da guerra serba e il vecchio maestro di Basilea
Il tennis è, tra gli sport, uno dei più esatti, nel senso che (quasi) sempre premia i migliori. Nel pathos della finale nella O2 Arena, chi sta al mio fianco mi grida: "Sono loro, Nole e Roger, i più forti di questo secolo". Di sicuro sono i più forti del 2015. La stagione che si chiude oggi ha avuto un dominatore, Djokovic, che è arrivato in finale in quindici dei sedici tornei disputati, comprese le Barclay's ATP World Tour Finals. Soltanto in Quatar, in gennaio, è uscito di scena prima dell'ultimo match, per mano del croato Ivo Karlovic nei quarti. Undici le coppe sollevate, quattro le sconfitte in finale: a Dubai in febbraio (Federer), a Parigi in giugno (Wawrinka), a Montreal (Murray) e a Cincinnati in agosto (Federer). La terza volta di Roger vincitore sul serbo è stata a inizio settimana nel torneo di qualificazione delle Finals. Numeri alla mano, possiamo dire che è lo svizzero - per lui, su diciassette …
Il tennis è, tra gli sport, uno dei più esatti, nel senso che (quasi) sempre premia i migliori. Nel pathos della finale nella O2 Arena, chi sta al mio fianco mi grida: "Sono loro, Nole e Roger, i più forti di questo secolo". Di sicuro sono i più forti del 2015. La stagione che si chiude oggi ha avuto un dominatore, Djokovic, che è arrivato in finale in quindici dei sedici tornei disputati, comprese le Barclay's ATP World Tour Finals. Soltanto in Quatar, in gennaio, è uscito di scena prima dell'ultimo match, per mano del croato Ivo Karlovic nei quarti. Undici le coppe sollevate, quattro le sconfitte in finale: a Dubai in febbraio (Federer), a Parigi in giugno (Wawrinka), a Montreal (Murray) e a Cincinnati in agosto (Federer). La terza volta di Roger vincitore sul serbo è stata a inizio settimana nel torneo di qualificazione delle Finals. Numeri alla mano, possiamo dire che è lo svizzero - per lui, su diciassette tornei disputati, undici le finali con cinque sconfitte e sei vittorie - il solo ad aver rallentato la marcia trionfale del serbo anche se nelle tre finali che davvero contano - a Wimbledon, a Flushing Meadows e oggi a North Greenwich - ha dovuto cedere. Dunque, se Nole è il dominatore, Roger è il legittimo co-dominatore.
Come in tutti i recenti confronti tra i due, le chiavi tattiche del match vanno cercate nella capacità di Djokovic di tenere lontano dalla rete lo svizzero e nello sforzo di Federer di non arretrare oltre la linea di fondo campo, di anticipare l'avversario nella ricerca degli angoli, di variare quanto possibile l'altezza della palla. Compito più difficile per Federer che non per il serbo. Il primo set si può descrivere con questi numeri: 57 per cento di prime palle di servizio per Roger contro 77 di Nole, quattro gli ace firmati dal serbo contro uno solo. Comandando col servizio, Djokovic comanda il gioco: decide lui la profondità, tenendo Federer lontano dalla rete; impone i suoi angoli; non sbaglia nulla quando è necessaria la massima precisione; ha eccezionale tenuta nervosa (due volte va sotto 0-30 al servizio e recupera). Le magie di Roger non sono rare, ma non servono a cambiare il momentum della gara. Basta il break subito al quarto game per determinare il 6-3 a suo sfavore.
Nel secondo set la qualità del gioco s'innalza, perché Federer non ha intenzione di lasciare che il match sfili via così, senza che sia mai in forse il risultato finale. Sul 3 pari i due si esibiscono in uno scambio di colpi magistrali - cross, drop shot, lungolinea con Roger che attacca e Novak che si difende - fino a sollevare in un'infinita standing ovation i diciottomila della O2 Arena.
La svolta sembra arrivare, sul 4-3 a favore, con le tre occasioni di break che Djokovic non trasforma. Da antologia i cinque eccezionali punti ottenuti da Federer che gli consentono di riportarsi sul pari. Eppure il numero 1 ATP controlla il game successivo come se, tre minuti prima, la sua piccola Caporetto non sia accaduta. Poi, alla risposta sul 5-4, costruisce con pazienza due match point: vistosi annullare il primo, deve solo guardare Roger che fa un doppio fallo, il secondo della partita, e chiude i giochi.
È il quarto vittorioso Masters consecutivo per Djokovic: nessuno ha mai fatto altrettanto. I titoli messi in fila - cui va sommato quello del 2008 - segnano quella che forse verrà ricordata come la sua epoca. La fame di successo del serbo è però tutt'altro che placata. Se non c'è riuscito il commovente Federer modello Edberg 2015, difficile immaginare che qualcuno possa detronizzarlo nel 2016. Di certo, ci proverà ancora il vecchio maestro di Basilea.
Twitter@claudiogiua
Come in tutti i recenti confronti tra i due, le chiavi tattiche del match vanno cercate nella capacità di Djokovic di tenere lontano dalla rete lo svizzero e nello sforzo di Federer di non arretrare oltre la linea di fondo campo, di anticipare l'avversario nella ricerca degli angoli, di variare quanto possibile l'altezza della palla. Compito più difficile per Federer che non per il serbo. Il primo set si può descrivere con questi numeri: 57 per cento di prime palle di servizio per Roger contro 77 di Nole, quattro gli ace firmati dal serbo contro uno solo. Comandando col servizio, Djokovic comanda il gioco: decide lui la profondità, tenendo Federer lontano dalla rete; impone i suoi angoli; non sbaglia nulla quando è necessaria la massima precisione; ha eccezionale tenuta nervosa (due volte va sotto 0-30 al servizio e recupera). Le magie di Roger non sono rare, ma non servono a cambiare il momentum della gara. Basta il break subito al quarto game per determinare il 6-3 a suo sfavore.
Nel secondo set la qualità del gioco s'innalza, perché Federer non ha intenzione di lasciare che il match sfili via così, senza che sia mai in forse il risultato finale. Sul 3 pari i due si esibiscono in uno scambio di colpi magistrali - cross, drop shot, lungolinea con Roger che attacca e Novak che si difende - fino a sollevare in un'infinita standing ovation i diciottomila della O2 Arena.
La svolta sembra arrivare, sul 4-3 a favore, con le tre occasioni di break che Djokovic non trasforma. Da antologia i cinque eccezionali punti ottenuti da Federer che gli consentono di riportarsi sul pari. Eppure il numero 1 ATP controlla il game successivo come se, tre minuti prima, la sua piccola Caporetto non sia accaduta. Poi, alla risposta sul 5-4, costruisce con pazienza due match point: vistosi annullare il primo, deve solo guardare Roger che fa un doppio fallo, il secondo della partita, e chiude i giochi.
È il quarto vittorioso Masters consecutivo per Djokovic: nessuno ha mai fatto altrettanto. I titoli messi in fila - cui va sommato quello del 2008 - segnano quella che forse verrà ricordata come la sua epoca. La fame di successo del serbo è però tutt'altro che placata. Se non c'è riuscito il commovente Federer modello Edberg 2015, difficile immaginare che qualcuno possa detronizzarlo nel 2016. Di certo, ci proverà ancora il vecchio maestro di Basilea.
Twitter@claudiogiua