Sarà un grande spettacolo quello delle semifinali maschili di Melbourne, ma non perché ci racconterà tennisticamente qualcosa di nuovo. Il quarantacinquesimo match (22 vittorie a testa) tra Roger Federer e Novak Djokovic ha il fascino della sfida infinita; il settimo (3 vittorie a testa) tra Andy Murray e il migliore dei ragazzi degli anni '90, Milos Raonic, è già quasi un classico.
Altra storia le donne, che hanno sempre la capacità - e parlo della vita, non solo dei campi da gioco - di stupirci: Serena tenterà di battere per la nona volta consecutiva Agnieszka Radwanska (16 a 1 il parziale dei set), dunque figuriamoci il clamore se la polacca riuscisse nell'impresa di andare in finale; nemmeno il più autolesionista degli scommettitori avrebbe puntato qualcosa dieci giorni fa su una semifinale tra la Angelique Kerber e la britannica Johanna Konta, della quale ho distesamente raccontato qui lunedì e che oggi ha fatto un sol boccone (6-4 6-1) della cinese Shuai Zhang, alla quale va la palma d'aver infilato la più fortunata serie di match consecutivi in uno Slam.
La coriacea tedesca, 6 WTA, ha già fatto un personale miracolo oggi battendo per la prima volta in carriera Viktoria Azarenka, attualmente 16 WTA, dopo sei tentativi andati a vuoto. La bielorussa, che aveva agevolmente avuto ragione di Angelique in finale a Brisbane due settimane fa, è riuscita a perdere il match cedendo il primo set a causa di qualche ritardo di carburazione (3-6) e andando in crisi nel secondo (5-7) dopo aver condotto per 5-2 e 40-0. Vika sarebbe ancora a lottare per la leadership mondiale come quattro e tre anni fa se avesse la tenuta nervosa di Angelique Kerber ("Angelico Cerbero" in italiano: nei nomi spesso si celano carattere e destino), che invece non può non invidiare la qualità del gioco all'avversaria.
I match maschili di oggi si sono entrambi risolti al quarto set. Andy Murray ha dovuto patire parecchio (6-3 6-7 6-2 6-3) prima far crollare il muro difensivo di David Ferrer. Milos Raonic ha invece disposto con una certa tranquillità di Gael Monfils (6-3 3-6 6-3 6-4). Il diverso coefficiente di difficoltà affrontato dai due vincitori si misura nella durata dei match: tre ore e venti Murray, un'ora in meno Raonic. Il canadese arriva in semifinale senza affatto essere sconfitto in partenza, tanto evidenti sono i miglioramenti nel suo gioco procurati dalla coppia Piatti-Ljubicic e, nelle ultime settimane, dal nuovo sodalizio Piatti-Moya. Il ragazzo classe 1990 non è più solo un bombardiere alla Isner: risponde al servizio con notevole efficacia, si muove bene sia lateralmente che in avanti, ha sviluppato un tocco sotto rete che gli consentono finezze non casuali. Mi è piaciuto oggi anche l'atteggiamento in campo, mai negativo. Milos va considerato una risorsa primaria del tennis del prossimo lustro.
Tra un game, un set, un match e tante chiacchiere è doveroso dedicare qualche riga alla conferenza stampa di oggi del boss ATP Chris Kermode, del presidente ITF David Haggerty e del responsabile della Tennis Integrity Board Philip Brook, che rispondono operativamente alle domande poste dieci giorni fa dai reportage della BBC e di BuzzFeed sulle presunte partite truccate e vendute per facilitare le "stangate" degli scommettitori. Il trio, con tutta evidenza dopo laboriose consultazioni con gli avvocati, ha confermato che un’inchiesta indipendente valuterà l’efficienza del programma anticorruzione della Tennis Intergrity Board. Dell'analisi si occuperà Adam Lewis, tra i più accreditati esperti di diritto sportivo del mondo, co-autore della Bibbia del settore, “Sport: Law and Practice”.
Al di là del gergo un po' da legulei, la reazione dei vertici del tennis globale significa che c'è una condivisa esigenza di rendere trasparenti le procedure d'indagine sui casi presunti di corruzione a livello professionistico, dalle note vicende di alcuni anni fa, peraltro mai chiarite, fino ad episodi più recenti emersi anche in ambito italiano. Casi, a mio giudizio, rispetto ai quali la Federazione Italiana Tennis ha agito senza nascondere la polvere sotto il tappeto.
È altrettanto vero che, pur non avendo portato alla luce fatti nuovi, le inchieste giornalistiche anglo-britanniche che hanno fatto riaprire la questione hanno il merito di avere costretto ATP e ITF a metter mano a metodi d'indagine non ottimali. Insomma, ogni tanto i media fanno qualcosa di buono, no?
Twitter @claudiogiua
Altra storia le donne, che hanno sempre la capacità - e parlo della vita, non solo dei campi da gioco - di stupirci: Serena tenterà di battere per la nona volta consecutiva Agnieszka Radwanska (16 a 1 il parziale dei set), dunque figuriamoci il clamore se la polacca riuscisse nell'impresa di andare in finale; nemmeno il più autolesionista degli scommettitori avrebbe puntato qualcosa dieci giorni fa su una semifinale tra la Angelique Kerber e la britannica Johanna Konta, della quale ho distesamente raccontato qui lunedì e che oggi ha fatto un sol boccone (6-4 6-1) della cinese Shuai Zhang, alla quale va la palma d'aver infilato la più fortunata serie di match consecutivi in uno Slam.
La coriacea tedesca, 6 WTA, ha già fatto un personale miracolo oggi battendo per la prima volta in carriera Viktoria Azarenka, attualmente 16 WTA, dopo sei tentativi andati a vuoto. La bielorussa, che aveva agevolmente avuto ragione di Angelique in finale a Brisbane due settimane fa, è riuscita a perdere il match cedendo il primo set a causa di qualche ritardo di carburazione (3-6) e andando in crisi nel secondo (5-7) dopo aver condotto per 5-2 e 40-0. Vika sarebbe ancora a lottare per la leadership mondiale come quattro e tre anni fa se avesse la tenuta nervosa di Angelique Kerber ("Angelico Cerbero" in italiano: nei nomi spesso si celano carattere e destino), che invece non può non invidiare la qualità del gioco all'avversaria.
I match maschili di oggi si sono entrambi risolti al quarto set. Andy Murray ha dovuto patire parecchio (6-3 6-7 6-2 6-3) prima far crollare il muro difensivo di David Ferrer. Milos Raonic ha invece disposto con una certa tranquillità di Gael Monfils (6-3 3-6 6-3 6-4). Il diverso coefficiente di difficoltà affrontato dai due vincitori si misura nella durata dei match: tre ore e venti Murray, un'ora in meno Raonic. Il canadese arriva in semifinale senza affatto essere sconfitto in partenza, tanto evidenti sono i miglioramenti nel suo gioco procurati dalla coppia Piatti-Ljubicic e, nelle ultime settimane, dal nuovo sodalizio Piatti-Moya. Il ragazzo classe 1990 non è più solo un bombardiere alla Isner: risponde al servizio con notevole efficacia, si muove bene sia lateralmente che in avanti, ha sviluppato un tocco sotto rete che gli consentono finezze non casuali. Mi è piaciuto oggi anche l'atteggiamento in campo, mai negativo. Milos va considerato una risorsa primaria del tennis del prossimo lustro.
Tra un game, un set, un match e tante chiacchiere è doveroso dedicare qualche riga alla conferenza stampa di oggi del boss ATP Chris Kermode, del presidente ITF David Haggerty e del responsabile della Tennis Integrity Board Philip Brook, che rispondono operativamente alle domande poste dieci giorni fa dai reportage della BBC e di BuzzFeed sulle presunte partite truccate e vendute per facilitare le "stangate" degli scommettitori. Il trio, con tutta evidenza dopo laboriose consultazioni con gli avvocati, ha confermato che un’inchiesta indipendente valuterà l’efficienza del programma anticorruzione della Tennis Intergrity Board. Dell'analisi si occuperà Adam Lewis, tra i più accreditati esperti di diritto sportivo del mondo, co-autore della Bibbia del settore, “Sport: Law and Practice”.
Al di là del gergo un po' da legulei, la reazione dei vertici del tennis globale significa che c'è una condivisa esigenza di rendere trasparenti le procedure d'indagine sui casi presunti di corruzione a livello professionistico, dalle note vicende di alcuni anni fa, peraltro mai chiarite, fino ad episodi più recenti emersi anche in ambito italiano. Casi, a mio giudizio, rispetto ai quali la Federazione Italiana Tennis ha agito senza nascondere la polvere sotto il tappeto.
È altrettanto vero che, pur non avendo portato alla luce fatti nuovi, le inchieste giornalistiche anglo-britanniche che hanno fatto riaprire la questione hanno il merito di avere costretto ATP e ITF a metter mano a metodi d'indagine non ottimali. Insomma, ogni tanto i media fanno qualcosa di buono, no?
Twitter @claudiogiua