Il gioco d'attacco di Camila Giorgi e quello improntato sulla difesa di Sara Errani non sono scelte concordate con il capitano Corrado Barazzutti ma frutti di decenni di lavoro e di caratteristiche fisiche e psicologiche molto diverse. Finora la romagnola, numero 22 WTA, già finalista al Roland Garros e agli Internazionali, a lungo Top Ten, ha raccolto di più in termini di titoli, eppure non è detto che da qui in poi la maceratese, 30 WTA, non riesca a prendersi qualche torneo di prima fascia. In via teorica, per prevalere entrambe devono eseguire al meglio la propria parte, pur con gli aggiustamenti necessari volta per volta. A Marsiglia oggi Camila l'ha fatto, mentre Sara ha sperimentato un tennis troppo forzato e l'ha pagata.
Visto come andò lo scorso anno a Genova, va comunque bene che alla fine della prima giornata di Francia-Italia, turno d'avvio del World Group della Fed Cup 2016, il risultato sia 1-1: allora, avanti 2-0 il sabato, la domenica le azzurre vissero l'incubo di una rimonta annichilente (2-3) che tra l'altro sancì il divorzio della coppia più salda e vincente del tennis femminile mondiale, Errani-Vinci.
In un Palais Des Sports dove il tifo della minoranza italiana è più rumoroso di quello locale, Camila e Sara, in ordine d'entrata, sono protagoniste di match opposti. Quando nel primo set Giorgi capisce che è un suicidio aspettare i servizi di Kristina Mladenovic come le ha insegnato il papà - "...tieni i piedi trenta centimetri dentro il campo" - è troppo tardi. Ha già subito il break, è sotto 1-3 e non ha modo di recuperare lo svantaggio contro la sua quasi clone francese: tutt'e due intendono il tennis come aggressione continua, ogni colpo come fosse l'ultimo del match, che decide il dentro-o-fuori. La ragazza di origini serbe nata sulla Manica a Saint-Pol-sur-Mer, 22 anni, numero 20 del ranking WTA, è una che serve al limite dei 200 all'ora, s'appoggia bene sui colpi dell'avversaria, tiene gli scambi più violenti un dito sopra la rete. Di soli sei mesi più anziana, l'azzurra di padre italo-argentino non serve così pesante (sfiora talvolta i 190) ma s'appoggia altrettanto efficacemente sui colpi di Kristina e non si tira certo indietro nel braccio di ferro a pallate. Il combinato disposto produce una specie di concorso di body building dove a contare i muscoli.
Le due non si sono mai affrontate in precedenza ma non perdono tempo a scrutarsi. Perso 1-6 il primo set, nel secondo Camila prova a ragionare un po' di più, come le chiede Corrado Barazzutti. L'effetto si vede. Va avanti di un break, si porta fino al 4-2, sembra destinata a controllare la frazione. Invece si fa raggiungere pur giocando assennatamente. Dimentica in fretta i consigli del capitano azzurro e torna giorgiamente a bombardare. Ha ragione lei, stavolta. Sul 5-4 risponde a ogni bordata di Kristina e si prende il set con un passante che fa più male di un uppercut al mento.
È la svolta a favore di Camila, che s'avvantaggia anche della diminuita sicurezza di Mladenovic al servizio dopo due falli di piede. Il terzo set è una pura formalità, con la numero 4 d'Italia che tiene un ritmo stellare e la 1 di Francia che fatica a starle dietro. Dopo questo 1-6 6-4 6-1 c'è da (ri)chiedersi dove sarebbe piazzata Camila nel ranking mondiale se al fianco di papà coach Sergio sedesse, nei tornei che portano più punti, uno come Barazzutti.
Sara Errani ha invece bisogno di più fiducia in se stessa. Esprime un tennis senza sbavature, si muove bene e sbaglia poco eppure sembra non credere come un tempo nei propri mezzi. Contro Caroline Garcia, 22 anni, 38 WTA, oggi soffre tanto quanto nei cinque testa-a-testa precedenti, di cui solo due vinti. Accetta la prova di forza e non cambia - come invece dovrebbe - il peso dei colpi e il ritmo degli scambi. Lo sappiamo da anni: Sara parte svantaggiata per colpa di un servizio che quasi mai supera i 130 chilometri all'ora e dunque non può che puntare a rendere vita difficile la vita a chi, come Garcia, lavora sulla regolarità spinta.
Nel primo set la scommessa su chi la spara più grossa la vince la francese per 6-3. Nel secondo Sara accorcia il gioco, alza più spesso, esegue millimetrici drop shot e smette di prendere due sberle per ciascuna sua. Tiene bene fino al 5 pari, poi concede il break che non lascia scampo: 7-5 per la numero 3 del ranking di Francia. Domani si riprende ad avversarie incrociate. Poi, nel caso, il doppio decisivo. Les jeux ne sont pas faits.
Twitter @claudiogiua
Visto come andò lo scorso anno a Genova, va comunque bene che alla fine della prima giornata di Francia-Italia, turno d'avvio del World Group della Fed Cup 2016, il risultato sia 1-1: allora, avanti 2-0 il sabato, la domenica le azzurre vissero l'incubo di una rimonta annichilente (2-3) che tra l'altro sancì il divorzio della coppia più salda e vincente del tennis femminile mondiale, Errani-Vinci.
In un Palais Des Sports dove il tifo della minoranza italiana è più rumoroso di quello locale, Camila e Sara, in ordine d'entrata, sono protagoniste di match opposti. Quando nel primo set Giorgi capisce che è un suicidio aspettare i servizi di Kristina Mladenovic come le ha insegnato il papà - "...tieni i piedi trenta centimetri dentro il campo" - è troppo tardi. Ha già subito il break, è sotto 1-3 e non ha modo di recuperare lo svantaggio contro la sua quasi clone francese: tutt'e due intendono il tennis come aggressione continua, ogni colpo come fosse l'ultimo del match, che decide il dentro-o-fuori. La ragazza di origini serbe nata sulla Manica a Saint-Pol-sur-Mer, 22 anni, numero 20 del ranking WTA, è una che serve al limite dei 200 all'ora, s'appoggia bene sui colpi dell'avversaria, tiene gli scambi più violenti un dito sopra la rete. Di soli sei mesi più anziana, l'azzurra di padre italo-argentino non serve così pesante (sfiora talvolta i 190) ma s'appoggia altrettanto efficacemente sui colpi di Kristina e non si tira certo indietro nel braccio di ferro a pallate. Il combinato disposto produce una specie di concorso di body building dove a contare i muscoli.
Le due non si sono mai affrontate in precedenza ma non perdono tempo a scrutarsi. Perso 1-6 il primo set, nel secondo Camila prova a ragionare un po' di più, come le chiede Corrado Barazzutti. L'effetto si vede. Va avanti di un break, si porta fino al 4-2, sembra destinata a controllare la frazione. Invece si fa raggiungere pur giocando assennatamente. Dimentica in fretta i consigli del capitano azzurro e torna giorgiamente a bombardare. Ha ragione lei, stavolta. Sul 5-4 risponde a ogni bordata di Kristina e si prende il set con un passante che fa più male di un uppercut al mento.
È la svolta a favore di Camila, che s'avvantaggia anche della diminuita sicurezza di Mladenovic al servizio dopo due falli di piede. Il terzo set è una pura formalità, con la numero 4 d'Italia che tiene un ritmo stellare e la 1 di Francia che fatica a starle dietro. Dopo questo 1-6 6-4 6-1 c'è da (ri)chiedersi dove sarebbe piazzata Camila nel ranking mondiale se al fianco di papà coach Sergio sedesse, nei tornei che portano più punti, uno come Barazzutti.
Sara Errani ha invece bisogno di più fiducia in se stessa. Esprime un tennis senza sbavature, si muove bene e sbaglia poco eppure sembra non credere come un tempo nei propri mezzi. Contro Caroline Garcia, 22 anni, 38 WTA, oggi soffre tanto quanto nei cinque testa-a-testa precedenti, di cui solo due vinti. Accetta la prova di forza e non cambia - come invece dovrebbe - il peso dei colpi e il ritmo degli scambi. Lo sappiamo da anni: Sara parte svantaggiata per colpa di un servizio che quasi mai supera i 130 chilometri all'ora e dunque non può che puntare a rendere vita difficile la vita a chi, come Garcia, lavora sulla regolarità spinta.
Nel primo set la scommessa su chi la spara più grossa la vince la francese per 6-3. Nel secondo Sara accorcia il gioco, alza più spesso, esegue millimetrici drop shot e smette di prendere due sberle per ciascuna sua. Tiene bene fino al 5 pari, poi concede il break che non lascia scampo: 7-5 per la numero 3 del ranking di Francia. Domani si riprende ad avversarie incrociate. Poi, nel caso, il doppio decisivo. Les jeux ne sont pas faits.
Twitter @claudiogiua