Un anno dopo l'inattesa batosta genovese con le francesi, non basta la voglia di successo di Camila Giorgi a riportare l'Italia di Fed Cup nella fascia alta del tennis femminile per nazionali. Le sconfitte patite nella mancata rivincita a Marsiglia dalla maceratese e, in apertura di giornata, da Sara Errani confermano che, senza Flavia Pennetta e Roberta Vinci in campo, le azzurre superstiti dello squadrone che fece tremare il mondo faticano a tenere il passo di team giovani e affamati di gloria come quello francese. Chiamare in causa il fondo del Palais des Sports marsigliese - un tappeto veloce che favorisce chi ha più potenza - non ha alcun senso. Un ciclo sembra davvero finito.
L'Italia alla Camila, quella di o-la-va-o-la-spacca, rompe una tradizione centenaria di sportivi catenacciari e attendisti. Serena o Caroline, Simona o Kiki, questa o quella per lei pari sono. Le certezze di Camila sono il suo tennis e suo padre Sergio, ed entrambi le suggeriscono - le impongono? - di alzare costantemente forza dei colpi e ritmo degli scambi, non importa chi ci sia dall'altra parte. A nulla valgono le convenienze di team e le circostanze come quella di giocare il match decisivo dopo l'insuccesso di Sara in forza del quale l'Italia si ritrova sotto per 1-2 alle 2 del pomeriggio: contro Caroline Garcia, che la precede di due posti nel ranking WTA (38 a 40), Camila ripropone i suoi servizi al limite che le procurano una quantità inaccettabile di doppi falli, le accelerazioni di dritto e rovescio che sono una continua sfida alla fortuna, le risposte alla prima di servizio che puntano a chiudere subito ogni discorso.
Garcia è però una delle più attrezzate Under 23 al mondo. Ha un eccellente servizio e, alla risposta, sfrutta la potenza dei colpi dell'avversaria. Soprattutto, sbaglia poco. Nel primo set le basta non perdere contatto all'inizio, andare avanti in un momento di buio dell'italiana per portare a casa il risultato positivo (6-3). Va allo stesso modo, senza mutamenti significativi, anche nel secondo set (6-4). Poi è un tripudio di Marsigliese, nel senso dell'inno.
Credo invece che ieri sera Sara Errani abbia ripassato "Vincere sporco", il manuale di Brad Gilbert che spiega come il gioco pulito sia roba da campionissimi: gli altri devono rassegnarsi a utilizzare i trucchi del mestiere, senza risparmiare nemmeno sui colpi sotto la cintura. Se ieri l'italiana di punta non era riuscita a giocare sporco nel match perso contro Caroline Garcia ("...sapevo cosa avrei dovuto fare, ma talvolta il tennis non ti segue"), oggi in apertura c'ha provato contro la numero 1 di Francia, Kristina "Kiki" Mladenovic. Che a sua volta, però, ha risposto con una strategia assai differente da quella che 24 ore prima l'aveva condotta alla disfatta nel confronto a pallate con Camila Giorgi: meno potenza esplosiva, più frequenti discese a rete, uso delle smorzate perfino da metà campo. Sofferto ed equilibrato il primo set, deciso (7-6) dal predominio di Kiki nel tie break grazie a un servizio molto più efficiente. Brevissimo ma doloroso calvario diventa il secondo set (6-1), durante il quale la romagnola perde via via fiducia fino a rinunciare alla lotta. Solo un accurato mental coaching potrà risolvere una crisi di autostima che da troppo tempo non s'attenua.
Nulla da rimproverare a Corrado Barazzutti che ha messo in campo quanto di meglio offra oggi l'Italtennis rosa. È esattamente questo il problema suo e della FIT: con Flavia pensionata, Roberta pensionanda, Karin Knapp fragile, Francesca Vinci non più competitiva, a sua disposizione ci sono solo Sara e Camila. Dietro loro non s'intravvede una nuova generazione altrettanto competitiva. Ci aspettano anni non facili.
Twitter @claudiogiua
L'Italia alla Camila, quella di o-la-va-o-la-spacca, rompe una tradizione centenaria di sportivi catenacciari e attendisti. Serena o Caroline, Simona o Kiki, questa o quella per lei pari sono. Le certezze di Camila sono il suo tennis e suo padre Sergio, ed entrambi le suggeriscono - le impongono? - di alzare costantemente forza dei colpi e ritmo degli scambi, non importa chi ci sia dall'altra parte. A nulla valgono le convenienze di team e le circostanze come quella di giocare il match decisivo dopo l'insuccesso di Sara in forza del quale l'Italia si ritrova sotto per 1-2 alle 2 del pomeriggio: contro Caroline Garcia, che la precede di due posti nel ranking WTA (38 a 40), Camila ripropone i suoi servizi al limite che le procurano una quantità inaccettabile di doppi falli, le accelerazioni di dritto e rovescio che sono una continua sfida alla fortuna, le risposte alla prima di servizio che puntano a chiudere subito ogni discorso.
Garcia è però una delle più attrezzate Under 23 al mondo. Ha un eccellente servizio e, alla risposta, sfrutta la potenza dei colpi dell'avversaria. Soprattutto, sbaglia poco. Nel primo set le basta non perdere contatto all'inizio, andare avanti in un momento di buio dell'italiana per portare a casa il risultato positivo (6-3). Va allo stesso modo, senza mutamenti significativi, anche nel secondo set (6-4). Poi è un tripudio di Marsigliese, nel senso dell'inno.
Credo invece che ieri sera Sara Errani abbia ripassato "Vincere sporco", il manuale di Brad Gilbert che spiega come il gioco pulito sia roba da campionissimi: gli altri devono rassegnarsi a utilizzare i trucchi del mestiere, senza risparmiare nemmeno sui colpi sotto la cintura. Se ieri l'italiana di punta non era riuscita a giocare sporco nel match perso contro Caroline Garcia ("...sapevo cosa avrei dovuto fare, ma talvolta il tennis non ti segue"), oggi in apertura c'ha provato contro la numero 1 di Francia, Kristina "Kiki" Mladenovic. Che a sua volta, però, ha risposto con una strategia assai differente da quella che 24 ore prima l'aveva condotta alla disfatta nel confronto a pallate con Camila Giorgi: meno potenza esplosiva, più frequenti discese a rete, uso delle smorzate perfino da metà campo. Sofferto ed equilibrato il primo set, deciso (7-6) dal predominio di Kiki nel tie break grazie a un servizio molto più efficiente. Brevissimo ma doloroso calvario diventa il secondo set (6-1), durante il quale la romagnola perde via via fiducia fino a rinunciare alla lotta. Solo un accurato mental coaching potrà risolvere una crisi di autostima che da troppo tempo non s'attenua.
Nulla da rimproverare a Corrado Barazzutti che ha messo in campo quanto di meglio offra oggi l'Italtennis rosa. È esattamente questo il problema suo e della FIT: con Flavia pensionata, Roberta pensionanda, Karin Knapp fragile, Francesca Vinci non più competitiva, a sua disposizione ci sono solo Sara e Camila. Dietro loro non s'intravvede una nuova generazione altrettanto competitiva. Ci aspettano anni non facili.
Twitter @claudiogiua