La corsa solitaria di Nole mentre gli altri arrancano
Un uomo solo è al comando, il suo completo è biancoceleste, il suo nome è Novak Djokovic. Dopo giorni passati a vedere da vicino il numero 1 ATP, mi permetto di parafrasare l'incipit più famoso del giornalismo sportivo italiano, copyright Mario Ferretti 1949, riferito allora al campionissimo Fausto Coppi. Perché è così: nessuno è in grado di contrastare il campionissimo serbo, che da gennaio ha vinto lo Slam di Melbourne e i Masters 1000 americani di Indian Wells e Miami inanellando successi in match quasi mai dominati ma sempre in crescendo, fino alla perfezione delle finali. A Crandon Park - del quale gli ambientalisti e i residenti di Key Biscayne non intendono sacrificare una palma o cedere un metro quadrato in più, e così com'è la sede dell'evento è palesemente insufficiente - nell'ultima settimana ho seguito parecchie partite ad alta tensione, e nessuna ha avuto come protagonista …
Un uomo solo è al comando, il suo completo è biancoceleste, il suo nome è Novak Djokovic. Dopo giorni passati a vedere da vicino il numero 1 ATP, mi permetto di parafrasare l'incipit più famoso del giornalismo sportivo italiano, copyright Mario Ferretti 1949, riferito allora al campionissimo Fausto Coppi. Perché è così: nessuno è in grado di contrastare il campionissimo serbo, che da gennaio ha vinto lo Slam di Melbourne e i Masters 1000 americani di Indian Wells e Miami inanellando successi in match quasi mai dominati ma sempre in crescendo, fino alla perfezione delle finali. A Crandon Park - del quale gli ambientalisti e i residenti di Key Biscayne non intendono sacrificare una palma o cedere un metro quadrato in più, e così com'è la sede dell'evento è palesemente insufficiente - nell'ultima settimana ho seguito parecchie partite ad alta tensione, e nessuna ha avuto come protagonista Djokovic che le ha vinte tutte in due set, di fatto faticando un po' solo in semifinale contro il belga David Goffin. Peraltro, nelle dodici partite disputate nell'ultimo mese tra California e Florida, Novak ha lasciato agli avversari un solo set, il primo del suo primo turno a Indian Wells contro il ragazzone americano Bjorn Fratangelo, che i genitori d'origine italiana hanno battezzato con quel nome in onore di Borg.
Lo scatto di qualità di Djokovic arriva però puntuale nelle finali, affrontate con il massimo della determinazione. Se a Indian Wells aveva umiliato Milos Raonic con un 6-2 6-0, oggi ha fatto altrettanto con Kei Nishikori, messo ko con un doppio 6-3.
La capacità di concentrazione di Djokovic è talmente collaudata da consentirgli di partecipare a tornei come i Masters 1000 senza avere - come nel caso dei Miami Open - nel proprio angolo uno degli strapagati coach, Boris Becker e Marian Wajda. Con l'autocontrollo è in grado di calibrare in solitudine le determinazione agonistica e il dispendio fisico, quasi fossero vasi comunicanti. Quando cala la prima, accentua il secondo. O viceversa. Pochi tennisti hanno dimostrato in passato analoghe caratteristiche psicofisiche.
Quel che resta dei Fab Four non sembra in grado di fermare la corsa di Nole. Il numero 2 Andy Murray e il 3 Roger Federer, entrambi con meno della metà dei punti ATP di Djokovic (16540), non hanno alcuna possibilità di raggiungerlo in classifica da qui a fine anno. Lo scozzese è in evidente crisi di fiducia nei propri mezzi. Lo svizzero tarda a riprendersi dall'infortunio che da fine gennaio lo tiene lontano dai tornei. Rafael Nadal sembra aver perso lo smalto degli anni migliori, tanto da ritrovarsi ancora più sotto, al posto numero 5 del ranking mondiale, con poco più di un quarto dei punti del bulimico serbo. Stan Wawrinka, l'unico capace di umiliare Djokovic al Roland Garros 2015, è meno competitivo di un anno fa. I giovani come Nishikori, Raonic, Thiem e Goffin hanno ammirevolmente provato a fermarlo. Missione fallita.
Il presente e il prossimo futuro del tennis è dunque nel segno di Nole, che si affida alla più redditizia risposta al servizio degli ultimi decenni, a un proprio servizio di notevole continuità, alle invenzioni di diritto e rovescio che lo tirano fuori dagli scambi prolungati, a una elasticità muscolare che non risente dei 29 anni d'età in arrivo tra un mese. Se non accadrà qualcosa, il 2016 potrebbe essere l'anno del suo Grande Slam e non solo: non escludo l'incetta di Masters 1000 e il titolo olimpico. Di certo sarà l'anno dei record: con il successo di oggi, si prende per la sesta volta il Miami Open, come Agassi; per il terzo anno consecutivo ottiene la doppietta Miami-Indian Wells, un unicum; supera Nadal per numero di Masters 1000 conquistati, ora 28; diventa il giocatore che ha guadagnato di più nella storia del tennis, sponsorship escluse, con oltre 98 milioni dollari di soli premi.
Anche le donne potrebbero aver trovato a Indian Wells e a Miami una nuova dominatrice, almeno fino a quando Serena non si riprenderà dalla batosta subita per mano di Roberta Vinci a Flushing Meadows. È la bielorussa Vika Azarenka, che al momento sembra molto più forte di qualsiasi avversaria. Ma, si sa, la donna, anche se tennista, è mobile.
Twitter@claudiogiua
Lo scatto di qualità di Djokovic arriva però puntuale nelle finali, affrontate con il massimo della determinazione. Se a Indian Wells aveva umiliato Milos Raonic con un 6-2 6-0, oggi ha fatto altrettanto con Kei Nishikori, messo ko con un doppio 6-3.
La capacità di concentrazione di Djokovic è talmente collaudata da consentirgli di partecipare a tornei come i Masters 1000 senza avere - come nel caso dei Miami Open - nel proprio angolo uno degli strapagati coach, Boris Becker e Marian Wajda. Con l'autocontrollo è in grado di calibrare in solitudine le determinazione agonistica e il dispendio fisico, quasi fossero vasi comunicanti. Quando cala la prima, accentua il secondo. O viceversa. Pochi tennisti hanno dimostrato in passato analoghe caratteristiche psicofisiche.
Quel che resta dei Fab Four non sembra in grado di fermare la corsa di Nole. Il numero 2 Andy Murray e il 3 Roger Federer, entrambi con meno della metà dei punti ATP di Djokovic (16540), non hanno alcuna possibilità di raggiungerlo in classifica da qui a fine anno. Lo scozzese è in evidente crisi di fiducia nei propri mezzi. Lo svizzero tarda a riprendersi dall'infortunio che da fine gennaio lo tiene lontano dai tornei. Rafael Nadal sembra aver perso lo smalto degli anni migliori, tanto da ritrovarsi ancora più sotto, al posto numero 5 del ranking mondiale, con poco più di un quarto dei punti del bulimico serbo. Stan Wawrinka, l'unico capace di umiliare Djokovic al Roland Garros 2015, è meno competitivo di un anno fa. I giovani come Nishikori, Raonic, Thiem e Goffin hanno ammirevolmente provato a fermarlo. Missione fallita.
Il presente e il prossimo futuro del tennis è dunque nel segno di Nole, che si affida alla più redditizia risposta al servizio degli ultimi decenni, a un proprio servizio di notevole continuità, alle invenzioni di diritto e rovescio che lo tirano fuori dagli scambi prolungati, a una elasticità muscolare che non risente dei 29 anni d'età in arrivo tra un mese. Se non accadrà qualcosa, il 2016 potrebbe essere l'anno del suo Grande Slam e non solo: non escludo l'incetta di Masters 1000 e il titolo olimpico. Di certo sarà l'anno dei record: con il successo di oggi, si prende per la sesta volta il Miami Open, come Agassi; per il terzo anno consecutivo ottiene la doppietta Miami-Indian Wells, un unicum; supera Nadal per numero di Masters 1000 conquistati, ora 28; diventa il giocatore che ha guadagnato di più nella storia del tennis, sponsorship escluse, con oltre 98 milioni dollari di soli premi.
Anche le donne potrebbero aver trovato a Indian Wells e a Miami una nuova dominatrice, almeno fino a quando Serena non si riprenderà dalla batosta subita per mano di Roberta Vinci a Flushing Meadows. È la bielorussa Vika Azarenka, che al momento sembra molto più forte di qualsiasi avversaria. Ma, si sa, la donna, anche se tennista, è mobile.
Twitter@claudiogiua