Fosse ancora tra noi, Giovannino Guareschi avrebbe scritto "Contrordine, compagni!" nella didascalia alla sua vignetta. Spiegando poi: "La frase: 'Nole dio a Monte Carlo' conteneva un errore di stampa e va correttamente letta: 'Nole addio a Montecarlo'". L'idea di citare questa roba preistorica - quasi settant'anni fa! - m'è venuta dopo aver letto un librino sul geniale creatore di Peppone e don Camillo e verificato che il primo Masters 1000 dell'anno sulla terra rossa ha visto, nell'ordine: Novak Djokovic, bulimico numero 1 mondiale, subito uscire di scena; Andy Murray e Rafael Nadal, tennisticamente dati per dispersi, conquistare l'accesso alla semifinale; Roger Federer combattere con vigore e perdere per un nonnulla il suo quarto di finale contro Jo-Wilfried Tsonga. Una situazione talmente imprevedibile da farmi ritenere che nessuno, alla vigilia del torneo del Principato, avesse osato scommettere un euro su un risultato così. Chissà.
Invece è accaduto che, senza Djokovic a spazzar via come birilli gli avversari dopo i soliti patemi del primo turno (all'esordio a Indian Wells aveva oltremodo sofferto contro l'americano Bjorn Fratangelo, mai entrato nei primi cento del ranking ATP), i tre che con il serbo hanno espresso il miglior tennis del millennio hanno tutti dimostrato di essere ancora in palla. I punteggi dei match dei quarti di finale sulla Court Rainier III ben rappresentano i valori delle forze in campo. Lo scozzese, numero 2 al mondo, ha piegato Milos Raonic, ATP 12, finalista poche settimane fa nel deserto californiano, per 6-2 6-0 in un'ora e 6 minuti. Il maiorchino. ATP 5, ha impiegato undici minuti in più per eliminare per 6-1 6-4 Stan Wawrinka, ATP 4, qui vincitore due anni fa. L'altro svizzero, Federer, ATP 3, al rientro dopo la lunga pausa per infortunio, ha invece faticato molto e alla fine perso con onore contro il franco-congolese ATP 9: 3-6 6-2 7-5 in due ore e 6 minuti.
Il capitombolo al Monte Carlo Rolex Masters interrompe il lungo predominio di Djokovic, che negli ultimi dodici mesi ha vinto due Slam, sei Masters 1000 e le ATP Finals londinesi, portando il suo vantaggio nella classifica mondiale a livelli mai raggiunti negli ultimi vent'anni: oltre sedicimila punti contro i nemmeno ottomila di Murray e Federer. Credo che, nel subconscio, mercoledì Nole abbia voluto non vincere la partita contro il ceco Jiri Vesely (6-4 2-6 6-4) perché bisognoso di un break di almeno un paio di settimane. Lo conferma la sua dichiarazione post-partita: "Ora solo riposo, poi torno a fare quello che ho sempre fatto".
Si apre dunque una fase nuova della stagione, che non per caso coincide con i due mesi sulla superficie meno gradita al serbo, durante i quali gli appuntamenti più importanti dopo Monte Carlo saranno Madrid, Roma e Parigi. Finalmente competitivi al massimo livello, sia Murray sia Nadal oggi sono sembrati incontenibili. Il loro match di domani dirà chi si candida come anti-Djokovic da qui a Wimbledon. Federer ha giocato uno splendido primo set, ha avuto un netto calo nel secondo ed è riuscito a tener testa a Tsonga fino al 5 pari nel terzo. Prova più che convincente.
Nelle capitali spagnola e italiana il nuovo equilibrio costringerà Djokovic a far girare al massimo il proprio potente motore psicofisico già nella prima partita, così da non rischiare l'incidente come a Monte Carlo, dove s'è lasciato battere da un giocatore piazzato oltre quota 50 nella classifica mondiale come non gli accadeva dal giugno 2010, quando il belga Malisse lo sconfisse sull'erba del Queens.
Il quarto semifinalista è Gael Monfils, ATP 16, che ha fatto il minimo sindacale contro lo spagnolo Marcel Granollers (6-2 6-4 in un'ora e 14 minuti). La semifinale tutta francese di domani riempirà sicuramente gli spalti, finora con vasti spazi vuoti, del centrale monegasco. Da notare che il più giovane dei quattro in campo domani è Murray, che compirà 29 anni a metà maggio: gli altri sono tutti over 30.
Sarà un week che provocherà qualche strabismo agli appassionati. A Lleyda in Spagna le azzurre tenteranno di non far uscire l'Italia dal World Group della Fed Cup. Impresa improba. In ottima forma, Garbine Muguruza e Carla Suarez Navarro (3 e 11 del ranking WTA) partono leggermente favorite, mentre le azzurre non potranno contare su Camila Giorgi, WTA 49, che con il padre-coach Sergio ha deciso di mandare a quel paese la nazionale. Sara Errani, WTA 20, scenderà subito in campo contro la numero 1 avversaria Muguruza. Poi toccherà a Roberta Vinci, WTA 10, sfidare Suarez Navarro. Ovviamente, la convivenza tra la romagnola e la tarantina, a lungo coppia vincente del tennis mondiale, sarà una sorta di racconto nel racconto della due giorni di tennis a squadre. Toccherà al solito Corrado Barazzutti e alla motivata motivatrice Francesca Schiavone ricostruire un'armonia che sembra perduta.
Twitter @claudiogiua
Invece è accaduto che, senza Djokovic a spazzar via come birilli gli avversari dopo i soliti patemi del primo turno (all'esordio a Indian Wells aveva oltremodo sofferto contro l'americano Bjorn Fratangelo, mai entrato nei primi cento del ranking ATP), i tre che con il serbo hanno espresso il miglior tennis del millennio hanno tutti dimostrato di essere ancora in palla. I punteggi dei match dei quarti di finale sulla Court Rainier III ben rappresentano i valori delle forze in campo. Lo scozzese, numero 2 al mondo, ha piegato Milos Raonic, ATP 12, finalista poche settimane fa nel deserto californiano, per 6-2 6-0 in un'ora e 6 minuti. Il maiorchino. ATP 5, ha impiegato undici minuti in più per eliminare per 6-1 6-4 Stan Wawrinka, ATP 4, qui vincitore due anni fa. L'altro svizzero, Federer, ATP 3, al rientro dopo la lunga pausa per infortunio, ha invece faticato molto e alla fine perso con onore contro il franco-congolese ATP 9: 3-6 6-2 7-5 in due ore e 6 minuti.
Il capitombolo al Monte Carlo Rolex Masters interrompe il lungo predominio di Djokovic, che negli ultimi dodici mesi ha vinto due Slam, sei Masters 1000 e le ATP Finals londinesi, portando il suo vantaggio nella classifica mondiale a livelli mai raggiunti negli ultimi vent'anni: oltre sedicimila punti contro i nemmeno ottomila di Murray e Federer. Credo che, nel subconscio, mercoledì Nole abbia voluto non vincere la partita contro il ceco Jiri Vesely (6-4 2-6 6-4) perché bisognoso di un break di almeno un paio di settimane. Lo conferma la sua dichiarazione post-partita: "Ora solo riposo, poi torno a fare quello che ho sempre fatto".
Si apre dunque una fase nuova della stagione, che non per caso coincide con i due mesi sulla superficie meno gradita al serbo, durante i quali gli appuntamenti più importanti dopo Monte Carlo saranno Madrid, Roma e Parigi. Finalmente competitivi al massimo livello, sia Murray sia Nadal oggi sono sembrati incontenibili. Il loro match di domani dirà chi si candida come anti-Djokovic da qui a Wimbledon. Federer ha giocato uno splendido primo set, ha avuto un netto calo nel secondo ed è riuscito a tener testa a Tsonga fino al 5 pari nel terzo. Prova più che convincente.
Nelle capitali spagnola e italiana il nuovo equilibrio costringerà Djokovic a far girare al massimo il proprio potente motore psicofisico già nella prima partita, così da non rischiare l'incidente come a Monte Carlo, dove s'è lasciato battere da un giocatore piazzato oltre quota 50 nella classifica mondiale come non gli accadeva dal giugno 2010, quando il belga Malisse lo sconfisse sull'erba del Queens.
Il quarto semifinalista è Gael Monfils, ATP 16, che ha fatto il minimo sindacale contro lo spagnolo Marcel Granollers (6-2 6-4 in un'ora e 14 minuti). La semifinale tutta francese di domani riempirà sicuramente gli spalti, finora con vasti spazi vuoti, del centrale monegasco. Da notare che il più giovane dei quattro in campo domani è Murray, che compirà 29 anni a metà maggio: gli altri sono tutti over 30.
Sarà un week che provocherà qualche strabismo agli appassionati. A Lleyda in Spagna le azzurre tenteranno di non far uscire l'Italia dal World Group della Fed Cup. Impresa improba. In ottima forma, Garbine Muguruza e Carla Suarez Navarro (3 e 11 del ranking WTA) partono leggermente favorite, mentre le azzurre non potranno contare su Camila Giorgi, WTA 49, che con il padre-coach Sergio ha deciso di mandare a quel paese la nazionale. Sara Errani, WTA 20, scenderà subito in campo contro la numero 1 avversaria Muguruza. Poi toccherà a Roberta Vinci, WTA 10, sfidare Suarez Navarro. Ovviamente, la convivenza tra la romagnola e la tarantina, a lungo coppia vincente del tennis mondiale, sarà una sorta di racconto nel racconto della due giorni di tennis a squadre. Toccherà al solito Corrado Barazzutti e alla motivata motivatrice Francesca Schiavone ricostruire un'armonia che sembra perduta.
Twitter @claudiogiua