Monday's Net

È il pubblico a spingere l'ex ragazzo di Manacor

2 minuti di lettura
Fosse un battutista alla Djokovic, domani prima di scendere in campo Rafael Nadal chiederebe al pubblico monegasco che lo adora: "Dov'eravamo rimasti?". Lo spagnolo si presenta infatti all'appuntamento con l'avvio della stagione europea all'aperto con in tasca la finale, come fece ogni anno dal 2005 al 2013: delle nove precedenti, ne aveva persa una sola, l'ultima, nel 2013 contro Novak (2-6 6-7). 

Erano tempi di maggiori certezze rispetto agli attuali: da aprile a fine giugno non ce n'era per nessuno sulla terra rossa, la superficie di gioco più comune sulle coste mediterranee. Il ragazzone un po' truzzo di Manacor spadroneggiava ovunque, dal Principato a Madrid, da Roma al Roland Garros. Dal 2013 lo rallentarono un paio d'infortuni e qualche difficoltà a mettere a punto colpi e strategie che prescindessero dalla fisicità debordante dei vent'anni o poco più. Ora, a meno di due mesi dal trentesimo compleanno, Rafa ricompone l'equilibrio perfetto e dunque si candida come l'unico che può impedire a Novak Djokovic di riprendere presto la marcia trionfale interrotta mercoledì scorso dal ceco Jiri Vesely, uno dei tanti John Doe - i "Signor Rossi", diremmo noi - del circuito ATP. 

Superato oggi di slancio Andy Murray, penultimo ostacolo prima del nono titolo a Monte Carlo (2-6 6-4 6-2 in 2 ore e 43 minuti), Nadal è di nuovo consapevole di avere qualcosa da dire nel tennis che conta. Lo aiuta il pubblico. L'atteggiamento in campo sempre positivo, la proverbiale correttezza (non è raro che sia lui a correggere decisioni arbitrali che pure lo favorirebbero), l'intatta grinta, le finezze stilistiche che hanno via via sostituito le spacconate ne stanno facendo un beniamino in tutto il mondo, perfino più di quanto lo fosse nei suoi anni dei titoli come caramelle, stimato e amato più di Nole e appena un gradino sotto Roger Federer. 

Lo stesso non si può dire di Andy Murray, spesso fischiato anche dagli spalti dello stadio  Rainier III per l'eccesso nelle proteste e la tendenza a inventarsi malanni, componenti fisse della sua strategia di gara. La sconfitta di oggi offusca gli entusiasmi dei tabloid londinesi per la netta vittoria nei quarti di finale su Milos Raonic, uno dei giovani più in forma del circuito. Nell'anno delle Olimpiadi, che a Londra 2102 lo consacrarono miglior tennista britannico del secondo dopoguerra prima ancora del successo a Wimbledon 2013, Murray rischia di non trovare la continuità che gli è indispensabile. Dopo un primo set controllato senza fatica, oggi lo scozzese è andato spegnendosi nel secondo fino a scomparire di fatto nel terzo set, con la sola fiammata nel combattuto game finale. È evidente che Ivan Lendl, il coach del ciclo di copiose soddisfazioni, riusciva dove Amelie Mauresmo fatica adesso ad arrivare. 

Nell'altra semifinale che tutti si aspettavano lunga e incerta il parigino Gael Monfils ha avuto vita facile contro il numero 1 di Francia Jo-Wilfried Tsonga, 6-1 6-3 in 69 minuti. La sofferta vittoria nei quarti ai danni di Roger Federer ha evidentemente appagato il franco-congolese, incapace di ripetersi ai livelli dei turni precedenti. Monfils approda alla finale dopo un percorso netto - mai giocati tre set nella settimana a Monte Carlo - con avversari, prima di Tsonga, quasi innocui come Gilles Muller, Paolo Lorenzi, Jiri Vesely e Marcel Granollers. Al contrario Nadal ha dovuto eliminare gente del calibro di Dominic Thiem, Stan Wawrinka e, oggi, Murray. Ma questo rafforza la sensazione che lo spagnolo potrà facilmente disporre del francese. 

Dalla Spagna arrivano, come si temeva, notizie tutt'altro che rassicuranti sullo stato di salute del tennis femminile azzurro. Le sconfitte subite in Fed Cup dalle ultraveterane Francesca Schiavone - che almeno nel primo set ha dato del filo da torcere a Garbine Muguruza - e Roberta Vinci - totalmente in balìa di Carla Suarez Navarro - ribadiscono che il ricambio generazionale non c'è. Il ritiro di Flavia Pennetta, il forfait "politico" di Camila Giorgi e le difficoltà fisiche di Sara Errani completano il quadro. In queste condizioni, è inutile sperare in un miracolo. L'addio al World Group sembra inevitabile.
Twitter @claudiogiua