Italo Calvino sosteneva che, alle volte, chi si crede incompleto è soltanto giovane. Lorenzo Sonego è giovanissimo - compie ventun anni dopodomani - e fisicamente può migliorare parecchio con i consigli di un adeguato preparatore atletico. Dunque, fa bene a credersi incompleto. Anche Marco Cecchinato è giovane - ventiquattro anni il 30 settembre - ma alla sua età sentirsi incompleto tennisticamente sarebbe segno che certi traguardi sono forse già irraggiungibili. In campo oggi al Foro Italico, entrambi hanno sfiorato il successo, quasi a voler dimostrare a sé stessi e a migliaia di rumorosi e nazionalisti tifosi che il tempo dell'incompletezza sta per finire.
Sonego, torinese, 333 al mondo, non ha avuto alcun timore reverenziale nei confronti di uno dei giocatori più in forma del circuito, il portoghese Joao Sousa, 27 anni, trentesimo del ranking ATP, la scorsa settimana sconfitto a fatica in tre set da Rafael Nadal nei quarti di finale a Madrid. Sul campo 2, a spalti mai in passato tanto affollati, l'ex pulcino del Torino Football Club ha mostrato spessore tecnico e tattico grazie al gioco basato sull'efficacia del servizio, sulla propensione all'attacco, sulla determinazione in ogni scambio. È stato a due punti dalla vittoria, che è come dire l'ultimo metro di Dorando Petri. Il mestiere ha salvato Sousa (7-6 3-6 7-5 in 2 ore e 56 minuti), ma Lorenzo ha dato ragione a quanti sono convinti che per il futuro si debba puntare su di lui, la sorpresa spuntata all'ultima curva dopo le crisi Gianluigi Quinzi e Filippo Baldi, i rallentamenti di Matteo Donati, i ritardi di Stefano Napolitano, tutti pari età o giù di lì.
Sonego ha una qualità rara nell'ecosistema fogninian-kyrgiosiano: la modestia. Sentitelo a fine partita: "Mi sono mancate un po' di energie, dunque devo potenziare gli allenamenti"; "So di potermela giocare con questa gente tra i Top 100, lavorerò e cercherò di crescere"; "Guardando il video del match di Sousa con Nadal, con il mio maestro abbiamo individuato i suoi punti deboli e ci siamo concentrati su quelli"; "Sousa è gentile, mi ha detto che se gioco così potrò fare belle cose. Grazie". Giù il cappello.
Cecchinato, numero 119 del ranking ATP, ha tenuto testa a Milos Raonic, 10 al mondo, in un match giocato sul Centrale e incerto fino all'ultimo: sul 6-4 4-6 5-4, con il montenegrino-canadese che serviva per chiudere, Marco s'è portato avanti per 0-40. S'è fatto rimontare le tre occasioni di riportare il risultato in pari e poi ha ceduto alla strapotenza balistica dell'avversario. Le caratteristiche del palermitano - buon servizio molto variato, ottimo rovescio lungo linea, grande mobilità sia laterale sia in avanzamento - disturbano molto Raonic, che le ha nettamente subite nel secondo set. I due si erano già affrontati a Montecarlo qualche settimana fa, con un risultato negativo per l'azzurro ma non troppo (3-6 5-7), dunque la sua prestazione di oggi va segnalata come un netto miglioramento. Le dichiarazioni del dopopartita di Cecchinato mi sono tuttavia apparse autoassolutorie perché in ogni sport ai massimi livelli è sbagliato accontentarsi: "Ho avuto le mie chance di vincere ma non le ho sfruttate"; "Riuscire a dare filo da torcere a un Top Ten con uno dei migliori servizi del circuito è un eccellente risultato"; "Se l'avessi portato al tie break, poteva succedere di tutto". Meglio qualche "ma" e "se" in meno per concentrarsi su quanto fare per portare a casa le partite che contano.
Preferisco non commentare le sconfitte di Fabio Fognini (1-6 6-7 da Guillermo Garcia-Lopez) e Sara Errani (4-6 6-3 0-6 da Heather Watson): i due pezzi pregiati della collezione 1987 del tennis italiano mi sembrano protagonisti in cerca di un nuovo autore. Sospendo dunque il giudizio. Su quelle di Francesca Schiavone, Karin Knapp e Salvatore Caruso c'è poco da dire tant'era manifesta l'inferiorità nei confronti degli avversari, rispettivamente Lucie Safarova (WTA 15), Barbora Strycova (WTA 36) e Nick Kyrgios (ATP 20). Unica nota positiva della giornata è stata la sofferta vittoria di Andreas Seppi, che ha disputato due tie break perfetti ai danni del canadese Vasek Pospisil. Per lui il secondo turno sarà con il francese Richard Gasquet: missione rischiosa, non impossibile.
Twitter @claudiogiua
Sonego, torinese, 333 al mondo, non ha avuto alcun timore reverenziale nei confronti di uno dei giocatori più in forma del circuito, il portoghese Joao Sousa, 27 anni, trentesimo del ranking ATP, la scorsa settimana sconfitto a fatica in tre set da Rafael Nadal nei quarti di finale a Madrid. Sul campo 2, a spalti mai in passato tanto affollati, l'ex pulcino del Torino Football Club ha mostrato spessore tecnico e tattico grazie al gioco basato sull'efficacia del servizio, sulla propensione all'attacco, sulla determinazione in ogni scambio. È stato a due punti dalla vittoria, che è come dire l'ultimo metro di Dorando Petri. Il mestiere ha salvato Sousa (7-6 3-6 7-5 in 2 ore e 56 minuti), ma Lorenzo ha dato ragione a quanti sono convinti che per il futuro si debba puntare su di lui, la sorpresa spuntata all'ultima curva dopo le crisi Gianluigi Quinzi e Filippo Baldi, i rallentamenti di Matteo Donati, i ritardi di Stefano Napolitano, tutti pari età o giù di lì.
Sonego ha una qualità rara nell'ecosistema fogninian-kyrgiosiano: la modestia. Sentitelo a fine partita: "Mi sono mancate un po' di energie, dunque devo potenziare gli allenamenti"; "So di potermela giocare con questa gente tra i Top 100, lavorerò e cercherò di crescere"; "Guardando il video del match di Sousa con Nadal, con il mio maestro abbiamo individuato i suoi punti deboli e ci siamo concentrati su quelli"; "Sousa è gentile, mi ha detto che se gioco così potrò fare belle cose. Grazie". Giù il cappello.
Cecchinato, numero 119 del ranking ATP, ha tenuto testa a Milos Raonic, 10 al mondo, in un match giocato sul Centrale e incerto fino all'ultimo: sul 6-4 4-6 5-4, con il montenegrino-canadese che serviva per chiudere, Marco s'è portato avanti per 0-40. S'è fatto rimontare le tre occasioni di riportare il risultato in pari e poi ha ceduto alla strapotenza balistica dell'avversario. Le caratteristiche del palermitano - buon servizio molto variato, ottimo rovescio lungo linea, grande mobilità sia laterale sia in avanzamento - disturbano molto Raonic, che le ha nettamente subite nel secondo set. I due si erano già affrontati a Montecarlo qualche settimana fa, con un risultato negativo per l'azzurro ma non troppo (3-6 5-7), dunque la sua prestazione di oggi va segnalata come un netto miglioramento. Le dichiarazioni del dopopartita di Cecchinato mi sono tuttavia apparse autoassolutorie perché in ogni sport ai massimi livelli è sbagliato accontentarsi: "Ho avuto le mie chance di vincere ma non le ho sfruttate"; "Riuscire a dare filo da torcere a un Top Ten con uno dei migliori servizi del circuito è un eccellente risultato"; "Se l'avessi portato al tie break, poteva succedere di tutto". Meglio qualche "ma" e "se" in meno per concentrarsi su quanto fare per portare a casa le partite che contano.
Preferisco non commentare le sconfitte di Fabio Fognini (1-6 6-7 da Guillermo Garcia-Lopez) e Sara Errani (4-6 6-3 0-6 da Heather Watson): i due pezzi pregiati della collezione 1987 del tennis italiano mi sembrano protagonisti in cerca di un nuovo autore. Sospendo dunque il giudizio. Su quelle di Francesca Schiavone, Karin Knapp e Salvatore Caruso c'è poco da dire tant'era manifesta l'inferiorità nei confronti degli avversari, rispettivamente Lucie Safarova (WTA 15), Barbora Strycova (WTA 36) e Nick Kyrgios (ATP 20). Unica nota positiva della giornata è stata la sofferta vittoria di Andreas Seppi, che ha disputato due tie break perfetti ai danni del canadese Vasek Pospisil. Per lui il secondo turno sarà con il francese Richard Gasquet: missione rischiosa, non impossibile.
Twitter @claudiogiua