Dopo 60 anni di attente analisi antropologiche e comportamentali, Gianni Clerici dispone di metri di giudizio quasi rabdomantici: "Il bambino pranzava accanto a me, l'altro giorno. L'ho osservato, impugna le posate come chi ha colpi vincenti. Non mi sbaglio". La racchetta non è una forchetta e comunque Alexander Zverev - è lui il "bambino" nel gergo di Clerici - sa come farne buon uso. Il diciannovenne di Amburgo ha tutti i fondamentali: servizio potente e preciso, rovescio a due mani che fionda la palla millimetricamente sopra la rete, diritto anticipato e spesso imprevedibile, in più mano felice quando attacca e senso della posizione in campo. Gioca sicuro, accetta compostamente le decisioni del giudice di sedia. Pretende però rispetto durante gli scambi: a Miami l'ho visto lamentarsi della telecamera che attraversa il campo come una teleferica, qui ha avuto un gesto di stizza per i troppi flash. Un atteggiamento maturo. Concede qualcosa alla teatralità acchiappaconsensi quando all'inizio del secondo set va ad abbracciare il giudice di linea quasi travolto nel fallito tentativo di raggiungere un rovescio angolatissimo. Tanto che il pubblico del Centrale, federeriano DOC e diffidente per un'ora, poi lo adotta, consapevole com'è d'aver bisogno di nuovi beniamini nel prossimo futuro. Esce tra gli applausi.
Roger Federer, che appare recuperato dopo l'infortunio invernale e il discreto percorso a Monte Carlo (successi con Garcia-Lopez e Bautista Agut, eliminazione per mano di Tsonga), grazie alla rodata abitudine a leggere la gara annulla pezzetto dopo pezzetto l'handicap in termini di freschezza nei confronti di Zverev. Il match non resterà nella memoria collettiva per la qualità di gioco espressa ma piuttosto per essere stato il primo confronto tra protagonisti separati da un paio di generazioni tennistiche. Federer prevale per 6-3 7-5, Zverev conferma di essere il migliore dei ventenni ("Very talented", ha sentenziato il Divin Svizzero in conferenza stampa): come dicono nelle aziende, un risultato win-win.
Federer apre la giornata del Centrale, Rafael Nadal la chiude (prima della sessione serale) battendo per 6-3 6-3 il tedesco Philipp Kohlschreiber a sole tramontato da un pezzo. La pioggia infatti scombussola il programma, interrompendo alle 17.30 sei partite per almeno un'ora. Alla sospensione il match blockbuster nel Pietrangeli tra Milos Raonic e Nick Kyrgios è sul 2 pari. Alla ripartenza sotto i riflettori, il giovane australiano di origine greco-malese alza il ritmo degli scambi e non lascia scampo al canadese nato a Podgorica (7-6 6-3). In contemporanea nel Grandstand si consuma la clamorosa sorpresa della sconfitta della fresca vincitrice di Barcellona, Simona Halep, opposta a Daria Gavrilova, australiana nata a Mosca. Raonic, Kyrgios, Gavrilova, Konta (della quale dico più avanti) confermano che le migrazioni e il melting post migliorano l'umanità. Spero che Matteo Salvini convenga.
Il mercoledì delle stelle serba altre sorprese, tra cui le uscite di scena delle teste di serie Vika Azarenka (3-6 2-6 con Irina-Camelia Begu) e Ana Ivanovic (7-6 4-6 1-6 con Christina McHale). Passano il turno Novak Djokovic, Andy Murray, Dominic Thiem, David Ferrer, Eugenie Bouchard e Venus Williams.
Avrei preferito non stupissero le sconfitte degli ultimi italiani in tabellone, Andreas Seppi ancora menomato dopo l'intervento all'anca e regolato agevolmente da Richard Gasquet (6-3 6-4), e Roberta Vinci, tenuta a distanza (6-0 6-4) dalla britannica cresciuta in Australia da genitori ungheresi Johanna Konta, che a 24 anni ha fatto uno straordinario salto di qualità. Sono invece subito esplose sui social network infinite discussioni sulla débâcle italiana. A mio giudizio non è una Caporetto bensì la difficoltà di due gruppi - il maschile e il femminile - a lungo di prim'ordine, con le ragazze in alcuni periodi dominanti a livello mondiale: due di loro sono state le finaliste a New York soltanto 240 giorni fa! Con pazienza, adesso, attendiamo la maturazione di Lorenzo Sorego, Marco Cecchinato, Claudia Giovine e qualcun altro.
Twitter@claudiogiua
Roger Federer, che appare recuperato dopo l'infortunio invernale e il discreto percorso a Monte Carlo (successi con Garcia-Lopez e Bautista Agut, eliminazione per mano di Tsonga), grazie alla rodata abitudine a leggere la gara annulla pezzetto dopo pezzetto l'handicap in termini di freschezza nei confronti di Zverev. Il match non resterà nella memoria collettiva per la qualità di gioco espressa ma piuttosto per essere stato il primo confronto tra protagonisti separati da un paio di generazioni tennistiche. Federer prevale per 6-3 7-5, Zverev conferma di essere il migliore dei ventenni ("Very talented", ha sentenziato il Divin Svizzero in conferenza stampa): come dicono nelle aziende, un risultato win-win.
Federer apre la giornata del Centrale, Rafael Nadal la chiude (prima della sessione serale) battendo per 6-3 6-3 il tedesco Philipp Kohlschreiber a sole tramontato da un pezzo. La pioggia infatti scombussola il programma, interrompendo alle 17.30 sei partite per almeno un'ora. Alla sospensione il match blockbuster nel Pietrangeli tra Milos Raonic e Nick Kyrgios è sul 2 pari. Alla ripartenza sotto i riflettori, il giovane australiano di origine greco-malese alza il ritmo degli scambi e non lascia scampo al canadese nato a Podgorica (7-6 6-3). In contemporanea nel Grandstand si consuma la clamorosa sorpresa della sconfitta della fresca vincitrice di Barcellona, Simona Halep, opposta a Daria Gavrilova, australiana nata a Mosca. Raonic, Kyrgios, Gavrilova, Konta (della quale dico più avanti) confermano che le migrazioni e il melting post migliorano l'umanità. Spero che Matteo Salvini convenga.
Il mercoledì delle stelle serba altre sorprese, tra cui le uscite di scena delle teste di serie Vika Azarenka (3-6 2-6 con Irina-Camelia Begu) e Ana Ivanovic (7-6 4-6 1-6 con Christina McHale). Passano il turno Novak Djokovic, Andy Murray, Dominic Thiem, David Ferrer, Eugenie Bouchard e Venus Williams.
Avrei preferito non stupissero le sconfitte degli ultimi italiani in tabellone, Andreas Seppi ancora menomato dopo l'intervento all'anca e regolato agevolmente da Richard Gasquet (6-3 6-4), e Roberta Vinci, tenuta a distanza (6-0 6-4) dalla britannica cresciuta in Australia da genitori ungheresi Johanna Konta, che a 24 anni ha fatto uno straordinario salto di qualità. Sono invece subito esplose sui social network infinite discussioni sulla débâcle italiana. A mio giudizio non è una Caporetto bensì la difficoltà di due gruppi - il maschile e il femminile - a lungo di prim'ordine, con le ragazze in alcuni periodi dominanti a livello mondiale: due di loro sono state le finaliste a New York soltanto 240 giorni fa! Con pazienza, adesso, attendiamo la maturazione di Lorenzo Sorego, Marco Cecchinato, Claudia Giovine e qualcun altro.
Twitter@claudiogiua