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Nel giorno delle sorprese cade Roger, si salva Nole

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A MEZZOGIORNO, mentre Giovanni Veronesi, in gioventù nella squadra agonistica del Circolo Etruria, spiega perché "se giochi, soffri: è il tennis", dallo stadio Centrale giungono i boati che accompagnano i rari colpi vincenti di Roger Federer, opposto al più strutturato e maturo degli under 23, Dominic Thiem, ufficiosamente già oggi numero 15 del ranking ATP. Lo scrittore pratese sta presentando al Foro Italico con Elena Stancanelli, Leonardo Colombati ed Edoardo Albinati la raccolta di inediti "Smash. Quindici racconti di tennis" (La Nave di Teseo, 15,72 euro in libreria, 9,99 euro in versione eBook), il cui filo conduttore è proprio la sofferenza solitaria del giocatore, la stessa che il campione più amato, lo svizzero numero 2 al mondo, sta provando a poche decine di metri.

Scappo a seguire il match quando il giovane austriaco ha appena recuperato il break subito in apertura. In apparenza c'è equilibrio in campo, ma osservatori più acuti di me come Gianni ed Enzo, seduti lì accanto, mi dicono subito che non è così: "Quando avanza, colpisce piatto, qualcosa non va", "Attende la palla del servizio troppo indietro, così Thiem ha tempo per affondare i vincenti appoggiandosi alla risposta". Utili tecnicismi. Ma la sofferenza di Roger, che dopo un po' riconosco anch'io, pur ufficialmente legata ai fastidi alla schiena che lo tormentano, mi sembra dovuta a qualcosa di più profondo e corrosivo, che dev'essere la sensazione di non avere più nella faretra le frecce che per quindici anni, dal torneo indoor di Milano del gennaio 2001, hanno tenuto lontani quasi tutti gli assedianti al suo regno.

Il primo set si risolve al tie break, che Federer quasi non gioca, mentre il secondo set non è più alla sua portata una volta lasciato all'avversario il turno di battuta sul 2 pari (6-4). Se ne va dal campo a testa bassa e saluta il pubblico debordante di Roma alzando la racchetta. Cosa succede? "Ho fatto quanto potevo, non è stato un match guidato dalla tattica. Spero di poter fare meglio al Roland Garros, e sono ottimista. Nel pomeriggio deciderò con il mio staff come organizzare i prossimi giorni, se restare qui, andare a Parigi oppure allenarmi in Svizzera". Poi Roger fa una considerazione che ben s'accoppia con quanto Veronesi e gli altri raccontano nel loro libro collettivo: "Devi essere felice di stare in campo. (Il tennis) non è solo una questione tecnica, è questione di divertimento". Sofferenza e divertimento, da qui passa la strada di ogni giocatore, a cominciare dai grandi campioni. 

Chi oggi soffre poco e si diverte come un matto è il giovane Thiem, al successo più importante in carriera, più significativo anche dei cinque tornei vinti e del terzo turno a Melbourne conquistati negli ultimi dodici mesi. I suoi punti di forza sono uno dei rovesci a una mano più efficaci del circuito, tanto da non sfigurare affatto nel confronto con quello di Federer, un'eccellente mobilità e, soprattutto, una tenuta nervosa che lo avvantaggiano, al momento, nei confronti degli altri rampanti ventenni come Kyrgios e Zverev. Ammette sincero: "È stata una grande emozione. Era evidente che Roger non fosse al 100 per cento ma ha comunque giocato colpi di grande qualità. Lui è l'idolo di qualsiasi ragazzo voglia diventare il numero 1, ed è così anche per me". Lo troveremo a breve, ne sono sicuro, tra i Top Ten.

Poteva essere il doppio evento che cambia la fisionomia del  tennis: Nick e Dominic, i migliori giovani rampanti, che nella stessa giornata fanno un solo boccone dei più medagliati vecchi campioni, Rafa e Roger, ai quali quand'erano ventenni era toccato in sorte di spazzare via la vecchia nomenclatura. Poteva essere qualcosa di mai visto negli ottavi di finale di un grande torneo ATP come gli Internazionali BNL d'Italia, un evento inimmaginabile soltanto un anno fa. Poteva essere e non è stato. Non è stato perché Nick Kyrgios, 21 anni, australiano numero 20 al mondo, non ha ancora la tenuta nervosa necessaria a ottenere risultati che entrino di diritto nella memoria collettiva. Dopo un primo set che ha visto il ragazzo di padre greco e madre malese costantemente all'attacco di Rafael Nadal, 29 anni, numero 5 ATP e recente vincitore del Masters 1000 di Monte Carlo, il secondo set ha registrato il suo crollo psicologico mascherato da dolore alla coscia destra. Al 6-7 iniziale per Nick ha fatto seguito un nettissimo 6-2 per lo spagnolo, che non ha più l'esplosività di qualche anno fa ma ha messo a punto un servizio risolutivo e si difende come pochi altri. Il terzo set ha visto Rafa confermare gli ottimi segni di ripresa dopo la lunga crisi che aveva caratterizzato la sua stagione 2015. Non ha più sbagliato nulla, ha conquistato  il break sul'1 pari e poi tenuto i propri turni di servizio fino al 6-4 che lo porta nei quarti di finale dove domani troverà Novak Djokovic.

Anche nel caso del serbo abbiamo creduto (e temuto), noi diecimila sul Centrale e le molte decine di milioni davanti alle tv dei cinque continenti, che potesse accadere l'impossibile. Forse disturbato dalla luce del tramonto, il numero 1 al mondo ha faticato moltissimo contro il brasiliano Thomaz Bellucci, ATP 37, classe 1987, facendosi travolgere nel primo set per 6-0, come pare non gli accadesse dal 2012 (Federer a Cincinnati). Una volta calata la notte, la lenta risalita: è finita per 0-6 6-3 6-2 in un'ora e 37 minuti.

Sono comunque anche altre le sorprese di questi stupefacenti ottavi di finale maschili. Il francese Lucas Pouille, 22 anni, numero 52 ATP, entrato in tabellone in extremis per il forfait del connazionale Jo-Wilfried Tsonga, ha sconfitto per 6-4 6-1 il numero 9 del mondo David Ferrer; la vecchia volpe argentina Juan Monaco, all'ennesimo risurrezione, ha mandato a casa addirittura il numero 4 ATP Stan Wawrinka (6-7 6-3 6-4); il numero 8 Tomas Berdych è stato umiliato dal belga David Goffin, ATP 13, per 6-0 6-0. A tenersi lontano dai guai è stato il solo Andy Murray opposto al veterano francese Jeremy Chardy sull'ambitissimo e stracolmo stadio Pietrangeli: 6-0 6-4. Domani, ai quarti di finale, ci divertiremo ancora di più, soprattutto con "el clásico" Djokovic-Nadal.

Twitter @claudiogiua