Nole, Nadal e il terzo incomodo
Non ci fosse il terzo incomodo, Andy Murray, che s'avvia comodamente in prima classe verso l'epilogo di domenica, scriverei che la finale degli Internazionali di Roma s'è conclusa oggi alle 19.01 sul Centrale con la vittoria del numero 1 al mondo Novak Djokovic per 7-5 7-6. Non è così. Mancano due turni all'incoronazione del Re del Foro. Tutto può accadere.
Il serbo e Rafael Nadal hanno onorato il tennis e Roma con un match tra i più combattuti e sofferti di questa stagione. Tecnicamente non eccelso per i troppi errori di entrambi, ma comunque talmente incerto da entusiasmare il pubblico diviso in partiti contrapposti. In un pomeriggio parecchio ventoso, lo spagnolo ha giocato a livelli agonistici che non raggiungeva dal trionfo al Roland Garros del 2014, il suo nono agli Open di Francia.
Reattivo e veloce, ha difeso e attaccato con la continuità e l'aggressività di quand'era il giovane asso pigliatutto. …
Il serbo e Rafael Nadal hanno onorato il tennis e Roma con un match tra i più combattuti e sofferti di questa stagione. Tecnicamente non eccelso per i troppi errori di entrambi, ma comunque talmente incerto da entusiasmare il pubblico diviso in partiti contrapposti. In un pomeriggio parecchio ventoso, lo spagnolo ha giocato a livelli agonistici che non raggiungeva dal trionfo al Roland Garros del 2014, il suo nono agli Open di Francia.
Reattivo e veloce, ha difeso e attaccato con la continuità e l'aggressività di quand'era il giovane asso pigliatutto. …
Non ci fosse il terzo incomodo, Andy Murray, che s'avvia comodamente in prima classe verso l'epilogo di domenica, scriverei che la finale degli Internazionali di Roma s'è conclusa oggi alle 19.01 sul Centrale con la vittoria del numero 1 al mondo Novak Djokovic per 7-5 7-6. Non è così. Mancano due turni all'incoronazione del Re del Foro. Tutto può accadere.
Il serbo e Rafael Nadal hanno onorato il tennis e Roma con un match tra i più combattuti e sofferti di questa stagione. Tecnicamente non eccelso per i troppi errori di entrambi, ma comunque talmente incerto da entusiasmare il pubblico diviso in partiti contrapposti. In un pomeriggio parecchio ventoso, lo spagnolo ha giocato a livelli agonistici che non raggiungeva dal trionfo al Roland Garros del 2014, il suo nono agli Open di Francia.
Reattivo e veloce, ha difeso e attaccato con la continuità e l'aggressività di quand'era il giovane asso pigliatutto. Nole s'è impegnato per far dimenticare il mezzo infortunio di ieri, lo 0-6 patito nel primo set contro il brasiliano Thomaz Bellucci, è partito forte, ha subito il ritorno di Rafa e poi l'ha matato con il break unghiato quand'è stato avanti, alla risposta, per 6-5. Il secondo set ha visto Rafa in fuga grazie al break d'apertura finché all'ultima occasione il serbo s'è guadagnato il diritto a giocare il tie break, che ha vinto di misura (7-4).
Se il maiorchino ha da rimproverarsi solo d'aver sprecato l'occasione del secondo set di prolungare il match, Djokovic ha confermato che la sua qualità migliore è il camaleontismo. Zelig del tennis moderno, è maestro nell'adeguamento del proprio gioco a quello dell'avversario, utilizzando le energie strettamente necessarie a raggiungere il risultato. Chiunque si trovi dall'altra parte del campo, all'inizio Nole sembra sempre far fatica a prendere il largo. Poi accelera e chiude. Non ricordo nessuno altrettanto ecosostenibilmente efficace negli ultimi vent'anni. Per i periodi precedenti, bisogna chiedere a Gianni Clerici.
Mi ha invece parzialmente deluso il quarto di finale tra Andy Murray, di nuovo numero 2 al mondo da lunedì prossimo, e uno dei tennisti che ammiro di più, David Goffin. Se non l'avete presente ma siete sufficientemente anziani d'aver visto "I quattrocento colpi" di François Truffaut, è come se lo conosceste.
Il tennista belga è spiccicato Jean-Pierre Leaud, parigino, protagonista del film del regista di "Effetto notte". Il primo set (6-1) è stato un monologo dell'Highlander, il secondo (7-5) è stato più conteso ma non ha mai dato la sensazione di una prevalenza finale del piccolo folletto (si fa per dire: è alto 180 centimetri) di Rocourt, 13 ATP, che ha una sensibilità e una fantasia tennistiche non comuni.
Nemmeno il match serale tra Kei Nishikori e Dominic Thiem ha pareggiato in qualità Djokovic-Nadal. I quattro anni di esperienza in più del giapponese, 26 e contro 22, hanno fatto la differenza. L'austriaco, dotato di un colpo decisamente più incisivo, non è riuscito a sfruttarlo (troppo attento e preciso l'avversario) né ha cambiato strategia dopo il 6-3 iniziale. Il secondo set è durato di più ma al momento decisivo Kei ha strappato il break sul 6-5 a favore. Domani sera, la sfida con Djokovic.
Il quarto semifinalista, che si batterà con Murray, è la vera sorpresa di questa edizione degli Internazionali. Si chiama Lucas Pouille ed è un quasi-Carneade arrivato dal profondo Nord francese: uno che la scorsa settimana non aveva nemmeno superato i turni di qualificazione del Foro. Per capire cos'è accaduto serve una premessa sul significato dell'aggettivo "lucky", fortunato, accoppiato al sostantivo "loser", perdente. Alcuni eliminati delle qualificazioni (i "loser") possono entrare in tabellone in caso di defezioni imprevedibili: da qui il "lucky". Come Lucas Pouille.
Questi i fatti. Il ragazzo nato a Grande-Synthe a un passo da Dunkerque sulla Manica, luogo fatale dell'ultimo conflitto mondiale, ha 22 anni e una carriera ancora acerba ma promettente. Pur non avendo mai superato il primo turno a Melbourne, a Wimbledon e a Flushing Meadows, nel 2013 ha onorato la wild card ricevuta dagli organizzatori del Roland Garros eliminando l'americano Alex Kuznetsov.
L'anno scorso ha raggiunto la semifinale di Amburgo, dov'è stato sconfitto da Fabio Fognini. Quest'anno ha fatto di meglio e di più: eccellenti tornei a Miami, con l'eliminazione degli spagnoli Guillermo Garcia-Lopez e David Ferrer, e a Monte Carlo, con il terzo turno guadagnato battendo i connazionali Nicolas Mahut e Richard Gasquet. Gente tosta, tutt'altro che pivelli. Tre settimane fa ha ceduto in finale a Bucarest contro lo spagnolo Fernando Verdasco. Una serie positiva che gli ha assicurato il posto numero 52 della classifica mondiale (da lunedì sarà addirittura a ridosso dei Top 30).
Poi, il Foro. Sabato 7 maggio Lucas esordisce nel torneo di qualificazione e batte agevolmente (6-2 6-3) l'italiano Andrea Arnaboldi. Tutti lo danno per sicuro nel main draw. Invece domenica al secondo decisivo turno trova il coriaceo russo naturalizzato kazako Mikhail Kukushkin, lotta inutilmente nel primo set e viene malmenato nel secondo (5-7 2-6). Game over. Non prepara le valigie solo perché, in qualità di possibile lucky loser, ha il dovere di rimanere a Roma.
Il colpo di fortuna assume lunedì le gigantesche fattezze di Jo-Wilfried Tsonga, che a Miami all'inizio di aprile aveva sbarrato a Lucas la strada verso il terzo turno degli Open di Florida e ora a Roma gli fa il favore di ritirarsi prima dell'avvio del torneo. Tocca a lui sostituirlo. Regalo doppio: poiché il numero 1 di Francia e 7 del mondo è testa di serie, dunque Pouille salta il primo turno del tabellone principale come previsto per i primi otto del ranking ATP.
Nel secondo turno è guerra meno cruenta del previsto contro Ernests Gulbis, che al Foro dà sempre il massimo. Non stavolta, Lucas passa per 3-6 6-4 7-5. Giovedì gli tocca il numero 9 ATP David Ferrer, che a Miami ha già sofferto il suo tennis potente: lo mette sotto di nuovo per 6-4 6-1.
Oggi avrebbe dovuto contendere l'accesso alla semifinale al redivivo Juan Monaco, reduce dall'impresa di aver tramortito Stan Wawrinka in tre set (5-7 6-2 6-1). In tarda mattinata l'annuncio: l'argentino si ritira per un risentimento all'anca. Così domani pomeriggio Lucas sarà in campo per la sua prima semifinale in un grande torneo (Amburgo è un ATP 500). Dopo tre vittorie e una sconfitta, con Andy sembrerebbe una partita chiusa. A meno che il Fattore C. torni ad agire.
Twitter@claudiogiua
Il serbo e Rafael Nadal hanno onorato il tennis e Roma con un match tra i più combattuti e sofferti di questa stagione. Tecnicamente non eccelso per i troppi errori di entrambi, ma comunque talmente incerto da entusiasmare il pubblico diviso in partiti contrapposti. In un pomeriggio parecchio ventoso, lo spagnolo ha giocato a livelli agonistici che non raggiungeva dal trionfo al Roland Garros del 2014, il suo nono agli Open di Francia.
Reattivo e veloce, ha difeso e attaccato con la continuità e l'aggressività di quand'era il giovane asso pigliatutto. Nole s'è impegnato per far dimenticare il mezzo infortunio di ieri, lo 0-6 patito nel primo set contro il brasiliano Thomaz Bellucci, è partito forte, ha subito il ritorno di Rafa e poi l'ha matato con il break unghiato quand'è stato avanti, alla risposta, per 6-5. Il secondo set ha visto Rafa in fuga grazie al break d'apertura finché all'ultima occasione il serbo s'è guadagnato il diritto a giocare il tie break, che ha vinto di misura (7-4).
Se il maiorchino ha da rimproverarsi solo d'aver sprecato l'occasione del secondo set di prolungare il match, Djokovic ha confermato che la sua qualità migliore è il camaleontismo. Zelig del tennis moderno, è maestro nell'adeguamento del proprio gioco a quello dell'avversario, utilizzando le energie strettamente necessarie a raggiungere il risultato. Chiunque si trovi dall'altra parte del campo, all'inizio Nole sembra sempre far fatica a prendere il largo. Poi accelera e chiude. Non ricordo nessuno altrettanto ecosostenibilmente efficace negli ultimi vent'anni. Per i periodi precedenti, bisogna chiedere a Gianni Clerici.
Mi ha invece parzialmente deluso il quarto di finale tra Andy Murray, di nuovo numero 2 al mondo da lunedì prossimo, e uno dei tennisti che ammiro di più, David Goffin. Se non l'avete presente ma siete sufficientemente anziani d'aver visto "I quattrocento colpi" di François Truffaut, è come se lo conosceste.
Il tennista belga è spiccicato Jean-Pierre Leaud, parigino, protagonista del film del regista di "Effetto notte". Il primo set (6-1) è stato un monologo dell'Highlander, il secondo (7-5) è stato più conteso ma non ha mai dato la sensazione di una prevalenza finale del piccolo folletto (si fa per dire: è alto 180 centimetri) di Rocourt, 13 ATP, che ha una sensibilità e una fantasia tennistiche non comuni.
Nemmeno il match serale tra Kei Nishikori e Dominic Thiem ha pareggiato in qualità Djokovic-Nadal. I quattro anni di esperienza in più del giapponese, 26 e contro 22, hanno fatto la differenza. L'austriaco, dotato di un colpo decisamente più incisivo, non è riuscito a sfruttarlo (troppo attento e preciso l'avversario) né ha cambiato strategia dopo il 6-3 iniziale. Il secondo set è durato di più ma al momento decisivo Kei ha strappato il break sul 6-5 a favore. Domani sera, la sfida con Djokovic.
Il quarto semifinalista, che si batterà con Murray, è la vera sorpresa di questa edizione degli Internazionali. Si chiama Lucas Pouille ed è un quasi-Carneade arrivato dal profondo Nord francese: uno che la scorsa settimana non aveva nemmeno superato i turni di qualificazione del Foro. Per capire cos'è accaduto serve una premessa sul significato dell'aggettivo "lucky", fortunato, accoppiato al sostantivo "loser", perdente. Alcuni eliminati delle qualificazioni (i "loser") possono entrare in tabellone in caso di defezioni imprevedibili: da qui il "lucky". Come Lucas Pouille.
Questi i fatti. Il ragazzo nato a Grande-Synthe a un passo da Dunkerque sulla Manica, luogo fatale dell'ultimo conflitto mondiale, ha 22 anni e una carriera ancora acerba ma promettente. Pur non avendo mai superato il primo turno a Melbourne, a Wimbledon e a Flushing Meadows, nel 2013 ha onorato la wild card ricevuta dagli organizzatori del Roland Garros eliminando l'americano Alex Kuznetsov.
L'anno scorso ha raggiunto la semifinale di Amburgo, dov'è stato sconfitto da Fabio Fognini. Quest'anno ha fatto di meglio e di più: eccellenti tornei a Miami, con l'eliminazione degli spagnoli Guillermo Garcia-Lopez e David Ferrer, e a Monte Carlo, con il terzo turno guadagnato battendo i connazionali Nicolas Mahut e Richard Gasquet. Gente tosta, tutt'altro che pivelli. Tre settimane fa ha ceduto in finale a Bucarest contro lo spagnolo Fernando Verdasco. Una serie positiva che gli ha assicurato il posto numero 52 della classifica mondiale (da lunedì sarà addirittura a ridosso dei Top 30).
Poi, il Foro. Sabato 7 maggio Lucas esordisce nel torneo di qualificazione e batte agevolmente (6-2 6-3) l'italiano Andrea Arnaboldi. Tutti lo danno per sicuro nel main draw. Invece domenica al secondo decisivo turno trova il coriaceo russo naturalizzato kazako Mikhail Kukushkin, lotta inutilmente nel primo set e viene malmenato nel secondo (5-7 2-6). Game over. Non prepara le valigie solo perché, in qualità di possibile lucky loser, ha il dovere di rimanere a Roma.
Il colpo di fortuna assume lunedì le gigantesche fattezze di Jo-Wilfried Tsonga, che a Miami all'inizio di aprile aveva sbarrato a Lucas la strada verso il terzo turno degli Open di Florida e ora a Roma gli fa il favore di ritirarsi prima dell'avvio del torneo. Tocca a lui sostituirlo. Regalo doppio: poiché il numero 1 di Francia e 7 del mondo è testa di serie, dunque Pouille salta il primo turno del tabellone principale come previsto per i primi otto del ranking ATP.
Nel secondo turno è guerra meno cruenta del previsto contro Ernests Gulbis, che al Foro dà sempre il massimo. Non stavolta, Lucas passa per 3-6 6-4 7-5. Giovedì gli tocca il numero 9 ATP David Ferrer, che a Miami ha già sofferto il suo tennis potente: lo mette sotto di nuovo per 6-4 6-1.
Oggi avrebbe dovuto contendere l'accesso alla semifinale al redivivo Juan Monaco, reduce dall'impresa di aver tramortito Stan Wawrinka in tre set (5-7 6-2 6-1). In tarda mattinata l'annuncio: l'argentino si ritira per un risentimento all'anca. Così domani pomeriggio Lucas sarà in campo per la sua prima semifinale in un grande torneo (Amburgo è un ATP 500). Dopo tre vittorie e una sconfitta, con Andy sembrerebbe una partita chiusa. A meno che il Fattore C. torni ad agire.
Twitter@claudiogiua