Il servizio meteo degli Championships l'aveva previsto: verso le 16.30 pioverà. Alle 16.25 su tutti i campi gli addetti al manto erboso e i raccattapelle sono già eccitati, pronti a scattare alle prime gocce per sganciare e arrotolare la rete, sollevare e trasportare lontano i pali, stendere gli enormi teli grigioverdi che dopo poco si gonfiano d'aria calda sparata da ignote tubature che m'immagino provenire da un vetusto opificio stile Metropolis. All'ora annunciata si aprono i primi ombrelli. Il giudice arbitro del campo numero 3, dove Dominic Thiem e Florian Mayer sono al quarto game, tergiversa un po', poi s'arrende e manda i due e il pubblico a sorbire caressianamente un tè caldo. Lo stesso, immagino, accade negli altri stadi.
Martedì d'ordinaria umidità londinese. La pioggia non tradisce mai, mica come gli inglesi e i gallesi che nel segreto dell'urna scelgono d'andarsene dall'Europa che li infastidiva con i suoi petulanti polacchi e rampanti italiani (che sono quasi trecentomila solo nella Greater London) e scatenano una grandinata dantesca in un giorno che doveva essere di sole pieno. Il torneo prosegue sulla Centre Court, coperta, dove s'affrontano la russa Svetlana Kuznetsova e la danese Caroline Wozniacki.
Prima della pioggia, però, lo spettacolo non è mancato. Ha esordito Andy Murray, allenato per tre set da Liam Broady (6-2 6-3 6-4) in un match tutto britannico sulla Centre Court, storico in quanto inedito nell'era moderna. Stan Wawrinka ha ridimensionato qualsiasi velleità dell'emergente americanino Taylor Fritz, che s'è preso tuttavia il terzo set al tie break (7-6 6-1 6-7 6-4). Nick Kyrgios, che in all white appare un giocatore quasi normale, ha superato in quattro set l'ostico veterano Radek Stepanek (6-4 6-3 6-7 6-1). E' cominciata la corsa, attesissima, dell'erbivoro rasta tedesco Dustin Brown che ha eliminato Dusan Lajovic per 4-6 6-3 3-6 6-3 6-4: ben 47 game in due ore e 7 minuti, peccato non averlo visto. Serena Williams, s'è divertita con la sorprendente svizzera di origine macedone Amra Sadikovic (6-2 6-4), felice d'aver avuto l'opportunità d'affrontare sulla Centre Court il mito giocante del tennis femminile.
Poi tocca a lei, la finalista con Flavia Pennetta degli UsOpen 2015, scendere sul campo numero 2 degli Championships. Come tutti, tendo a dimenticarmi che Roberta Vinci è la numero 7 al mondo, che significa precedere nel ranking WTA Venus Williams, Madison Keys, Petra Kvitova, Carla Suarez Navarro, Belinda Bencic e Johanna Konta, per citare alcune delle Top 20. Dimenticandolo, diventa ancora più gratificante vederla lottare, soffrire e vincere in due ore e due minuti giusto prima che la pioggia interrompa tutti i match. Rema, sbuffa e urla parecchio per mettere sotto la spigolosa Alison Riske, 26 anni, WTA 80, indecisa tra un tennis d'attacco e uno di difesa così com'è indecisa tra le ciminiere di Pittsburgh, dov'è nata, e i ritmi country di Nashville, dove abita. Una partita da manuale psicologico. Avanti per 6-4 4-2 la tarantina riesce, come diretta conseguenza di un paio di colpi sbagliati sotto rete, che di solito chiude magistralmente, a farsi raggiungere e a cedere il set per 5-7. Subito dopo si trova a rincorrere l'americana, in fuga nel terzo set. Ma a 33 anni la tarantina sa come fare per ritrovare la sicurezza quando altri alzerebbero le braccia, finalmente arresi. Roberta stringe i denti e si rifà sotto a furia di rovesci in back e precisi lungolinea e grazie a un servizio spesso imprendibile. Dopo aver sprecato quattro match point, alla quinta occasione riesce a costringere l'avversaria all'errore di rovescio.
Una prova convincente. Vinci ha bisogno di riassaporare le emozioni di Flushing Meadows, di trovare gli stimoli che la portino ad affrontare ogni ostacolo, come accadde con Serena Williams, con la consapevolezza di avere le carte in regola per superarlo. Dopo quasi dieci mesi, questa di Wimbledon potrebbe essere la volta giusta.
Twitter @claudiogiua
Martedì d'ordinaria umidità londinese. La pioggia non tradisce mai, mica come gli inglesi e i gallesi che nel segreto dell'urna scelgono d'andarsene dall'Europa che li infastidiva con i suoi petulanti polacchi e rampanti italiani (che sono quasi trecentomila solo nella Greater London) e scatenano una grandinata dantesca in un giorno che doveva essere di sole pieno. Il torneo prosegue sulla Centre Court, coperta, dove s'affrontano la russa Svetlana Kuznetsova e la danese Caroline Wozniacki.
Prima della pioggia, però, lo spettacolo non è mancato. Ha esordito Andy Murray, allenato per tre set da Liam Broady (6-2 6-3 6-4) in un match tutto britannico sulla Centre Court, storico in quanto inedito nell'era moderna. Stan Wawrinka ha ridimensionato qualsiasi velleità dell'emergente americanino Taylor Fritz, che s'è preso tuttavia il terzo set al tie break (7-6 6-1 6-7 6-4). Nick Kyrgios, che in all white appare un giocatore quasi normale, ha superato in quattro set l'ostico veterano Radek Stepanek (6-4 6-3 6-7 6-1). E' cominciata la corsa, attesissima, dell'erbivoro rasta tedesco Dustin Brown che ha eliminato Dusan Lajovic per 4-6 6-3 3-6 6-3 6-4: ben 47 game in due ore e 7 minuti, peccato non averlo visto. Serena Williams, s'è divertita con la sorprendente svizzera di origine macedone Amra Sadikovic (6-2 6-4), felice d'aver avuto l'opportunità d'affrontare sulla Centre Court il mito giocante del tennis femminile.
Poi tocca a lei, la finalista con Flavia Pennetta degli UsOpen 2015, scendere sul campo numero 2 degli Championships. Come tutti, tendo a dimenticarmi che Roberta Vinci è la numero 7 al mondo, che significa precedere nel ranking WTA Venus Williams, Madison Keys, Petra Kvitova, Carla Suarez Navarro, Belinda Bencic e Johanna Konta, per citare alcune delle Top 20. Dimenticandolo, diventa ancora più gratificante vederla lottare, soffrire e vincere in due ore e due minuti giusto prima che la pioggia interrompa tutti i match. Rema, sbuffa e urla parecchio per mettere sotto la spigolosa Alison Riske, 26 anni, WTA 80, indecisa tra un tennis d'attacco e uno di difesa così com'è indecisa tra le ciminiere di Pittsburgh, dov'è nata, e i ritmi country di Nashville, dove abita. Una partita da manuale psicologico. Avanti per 6-4 4-2 la tarantina riesce, come diretta conseguenza di un paio di colpi sbagliati sotto rete, che di solito chiude magistralmente, a farsi raggiungere e a cedere il set per 5-7. Subito dopo si trova a rincorrere l'americana, in fuga nel terzo set. Ma a 33 anni la tarantina sa come fare per ritrovare la sicurezza quando altri alzerebbero le braccia, finalmente arresi. Roberta stringe i denti e si rifà sotto a furia di rovesci in back e precisi lungolinea e grazie a un servizio spesso imprendibile. Dopo aver sprecato quattro match point, alla quinta occasione riesce a costringere l'avversaria all'errore di rovescio.
Una prova convincente. Vinci ha bisogno di riassaporare le emozioni di Flushing Meadows, di trovare gli stimoli che la portino ad affrontare ogni ostacolo, come accadde con Serena Williams, con la consapevolezza di avere le carte in regola per superarlo. Dopo quasi dieci mesi, questa di Wimbledon potrebbe essere la volta giusta.
Twitter @claudiogiua