Quando piove e i match sono sospesi, leggo volentieri. Sul Kindle cerco una frase wimbledoniana che avevo scovato su "Open" di Andre Agassi, uno dei libri più venduti degli ultimi anni, e ricordo malamente. La trovo: "Io però non credo che Wimbledon mi abbia cambiato. Anzi ho la sensazione di essere stato messo a parte di un piccolo, ignobile segreto: vincere non cambia niente. Adesso che ho vinto uno Slam, so qualcosa che a pochissimi al mondo è concesso sapere. Una vittoria non è così piacevole quant'è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Nemmeno lontanamente". Una volta di più prendo atto come alla prosa accattivante di J.R. Moehringer, ghost writer della biografia del campione americano, vada il merito di aver imposto sugli scaffali delle Barnes & Noble, delle FNAC e delle Feltrinelli i romanzi, le biografie e i manuali di tennis altrimenti confinati nell'angolo in fondo a sinistra e, più spesso, in magazzino.
Ovviamente, non tutto quanto è stato pubblicato su tennis e dintorni dai giorni del fulmineo successo di "Open", datato 2009, vale la pena d'essere preso in considerazione o addirittura citato. Merita invece una lettura non distratta "Game set match. Borg, Edberg, Wilander e la Svezia del grande tennis" di Mats Holm e Ulf Roosvald (2016, add editore, 16 euro) perché racconta con vivezza dello straordinario fenomeno, più sociale che sportivo, che quasi quarant'anni fa trasformò il paese scandinavo e le esistenze di migliaia di ragazzi affascinati da Borg e dagli altri. A me il libro l'ha regalato mia moglie: di carta, mica un eBook.
Torniamo ad Agassi, che vinse all'All England una sola volta, nel 1992, battendo in finale Goran Ivanisevic. Se fu un momento felice, durò poco, come ha tenuto a comunicarci. Non si fa fatica a crederlo. Eppure un attimo di gioia può contare più di mesi di malinconie. E penso che a scoprire cos'è la felicità, centellinata momento dopo momento, sia stato in questi giorni Marcus Willis, 25 anni, numero 772 del ranking ATP, che dalle prequalificazioni è approdato al secondo turno del torneo più seguito della stagione. Se ancora non la sapete, questa è la sua storia in versione compact: maestro al Warwick Boat Club nei sobborghi di Birmingham, mesi fa Marcus si iscrive alle prequali dello Slam sull'erba; una, due, tre vittorie per accedere alle qualificazioni proprio il giorno in cui lo chiamano per offrirgli un lavoro da coach a Philadelphia, dall'altra parte dell'Atlantico; entra in scena la fidanzata Jennifer che lo convince a rifiutare e puntare al sogno degli Championships; altre tre vittorie ai danni del Top 100 Yuichi Sugita, della promessa Andrey Rublev e di Daniil Medvedev; approdo trionfale nel main draw; lunedì l'impresa di eliminare in tre set Ricardas Berankis, numero 54 ATP. Oggi gli tocca Roger Federer. Chi meglio dello svizzero per chiudere, sognando, un sogno indimenticabile? Il match comincia alle 17 sulla Centre Court - l'unico stadio fino a quell'ora praticabile grazie al tetto mobile - mentre Novak Djokovic si prende un tè dopo aver faticato (6-4 6-3 7-6) contro il talentuoso francese Adrian Mannarino, 55 ATP.
Divertimento puro. L'inglese tenta di dare del filo da torcere al numero 3 del mondo, che accetta giocosamente la sfida e mostra preziosismi da esibizione, veroniche a metà campo e rovesci da dietro la schiena, totalmente al buio. Sotto 0-5, Willis ha la chance di togliere un game all'avversario, ma se la lascia sfuggire. Sugli spalti si spellano le mani, sul campo i due sorridono spesso, rilassati. È una festa di popolo, e Dio sa di quanto se ne sente il bisogno nella Londra del dopo Brexit.
A tratti Willis non appare un giocatore da Futures periferici. Dispone di un servizio potente, gli piacciono i colpi tagliati, tiene i piedi ben saldi sulla riga di fondo, azzarda spesso il serve-and-volley. Talvolta, invece, mostra ingenuità mai viste nel tempio del tennis. Nel secondo set lo svizzero si distrae all'inizio e alla fine, lasciando che il ragazzo si prenda tre game. Nel terzo set sale la tensione e si stempera il clima da party sull'erba. Marcus crede per un po' che sia alla sua portata l'impresa di sottrarre un set al mito globale. Riesce a mantenere il proprio servizio, poi cede di schianto (6-0 6-3 6-4). Firma autografi e dispensa sorrisi per un quarto d'ora. I più lasciano il centrale mentre, dietro le nubi spesse, il sole è ancora alto. C'è però il bonus inatteso di un match femminile, Bencic vs. Pironkova, e qualcuno resta fino all'ora di cena.
Fabio Fognini e Karin Knapp, i due italiani messi in campo nel tardo pomeriggio nel vano tentativo di concludere gli incontri del primo turno, soffrono con risultati opposti. La sudtirolese cede in due set (6-3 6-3) alla diciottenne croata Ana Konjuh, numero 103 WTA ma data dai tecnici in rapida ascesa. Il ligure è avanti per 6-4 1-6 4-1 contro l'ostico argentino Federico Delbonis al momento della sospensione per pioggia poco dopo le 18 di Greenwich. Si riprende domani.
Twitter @claudiogiua
Ovviamente, non tutto quanto è stato pubblicato su tennis e dintorni dai giorni del fulmineo successo di "Open", datato 2009, vale la pena d'essere preso in considerazione o addirittura citato. Merita invece una lettura non distratta "Game set match. Borg, Edberg, Wilander e la Svezia del grande tennis" di Mats Holm e Ulf Roosvald (2016, add editore, 16 euro) perché racconta con vivezza dello straordinario fenomeno, più sociale che sportivo, che quasi quarant'anni fa trasformò il paese scandinavo e le esistenze di migliaia di ragazzi affascinati da Borg e dagli altri. A me il libro l'ha regalato mia moglie: di carta, mica un eBook.
Torniamo ad Agassi, che vinse all'All England una sola volta, nel 1992, battendo in finale Goran Ivanisevic. Se fu un momento felice, durò poco, come ha tenuto a comunicarci. Non si fa fatica a crederlo. Eppure un attimo di gioia può contare più di mesi di malinconie. E penso che a scoprire cos'è la felicità, centellinata momento dopo momento, sia stato in questi giorni Marcus Willis, 25 anni, numero 772 del ranking ATP, che dalle prequalificazioni è approdato al secondo turno del torneo più seguito della stagione. Se ancora non la sapete, questa è la sua storia in versione compact: maestro al Warwick Boat Club nei sobborghi di Birmingham, mesi fa Marcus si iscrive alle prequali dello Slam sull'erba; una, due, tre vittorie per accedere alle qualificazioni proprio il giorno in cui lo chiamano per offrirgli un lavoro da coach a Philadelphia, dall'altra parte dell'Atlantico; entra in scena la fidanzata Jennifer che lo convince a rifiutare e puntare al sogno degli Championships; altre tre vittorie ai danni del Top 100 Yuichi Sugita, della promessa Andrey Rublev e di Daniil Medvedev; approdo trionfale nel main draw; lunedì l'impresa di eliminare in tre set Ricardas Berankis, numero 54 ATP. Oggi gli tocca Roger Federer. Chi meglio dello svizzero per chiudere, sognando, un sogno indimenticabile? Il match comincia alle 17 sulla Centre Court - l'unico stadio fino a quell'ora praticabile grazie al tetto mobile - mentre Novak Djokovic si prende un tè dopo aver faticato (6-4 6-3 7-6) contro il talentuoso francese Adrian Mannarino, 55 ATP.
Divertimento puro. L'inglese tenta di dare del filo da torcere al numero 3 del mondo, che accetta giocosamente la sfida e mostra preziosismi da esibizione, veroniche a metà campo e rovesci da dietro la schiena, totalmente al buio. Sotto 0-5, Willis ha la chance di togliere un game all'avversario, ma se la lascia sfuggire. Sugli spalti si spellano le mani, sul campo i due sorridono spesso, rilassati. È una festa di popolo, e Dio sa di quanto se ne sente il bisogno nella Londra del dopo Brexit.
A tratti Willis non appare un giocatore da Futures periferici. Dispone di un servizio potente, gli piacciono i colpi tagliati, tiene i piedi ben saldi sulla riga di fondo, azzarda spesso il serve-and-volley. Talvolta, invece, mostra ingenuità mai viste nel tempio del tennis. Nel secondo set lo svizzero si distrae all'inizio e alla fine, lasciando che il ragazzo si prenda tre game. Nel terzo set sale la tensione e si stempera il clima da party sull'erba. Marcus crede per un po' che sia alla sua portata l'impresa di sottrarre un set al mito globale. Riesce a mantenere il proprio servizio, poi cede di schianto (6-0 6-3 6-4). Firma autografi e dispensa sorrisi per un quarto d'ora. I più lasciano il centrale mentre, dietro le nubi spesse, il sole è ancora alto. C'è però il bonus inatteso di un match femminile, Bencic vs. Pironkova, e qualcuno resta fino all'ora di cena.
Fabio Fognini e Karin Knapp, i due italiani messi in campo nel tardo pomeriggio nel vano tentativo di concludere gli incontri del primo turno, soffrono con risultati opposti. La sudtirolese cede in due set (6-3 6-3) alla diciottenne croata Ana Konjuh, numero 103 WTA ma data dai tecnici in rapida ascesa. Il ligure è avanti per 6-4 1-6 4-1 contro l'ostico argentino Federico Delbonis al momento della sospensione per pioggia poco dopo le 18 di Greenwich. Si riprende domani.
Twitter @claudiogiua