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Comunque sia, grazie Francesca

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Su "Wimbledon" (2013, Mondadori, 22 euro) Gianni Clerici ricorda che esattamente trent'anni fa Ilie Nastase venne schiantato nella finale davanti ai reali britannici da Bjorn Borg, "terzo giocatore del dopoguerra ad aver vinto il torneo senza perdere un set, ed egualmente il terzo nella graduatoria (assoluta) dei più giovani". Non esisteva il tie-break, finì 6-4 6-2 9-7. Quella volta lo scriba si scoprì di parte e lo confessò ai lettori del Giorno: "Temo di non aver reso abbastanza onore allo svedese, tifando per il suo avversario, un mio vecchio amico".
 
Di ricordo in ricordo, di segnalazione in segnalazione. Un paio di lettori delle mie note su Wimbledon mi chiedono via Twitter qualche altro suggerimento tennislibrario. Non spezzo il filo annodato ieri, a un capo, dalle parti di Borg, in Svezia, e all'altro agli Championships e dunque suggerisco "La grammatica del bianco" di Angelo Carotenuto (2014, Rizzoli, 15 euro). E' il perfetto romanzo di genere, fidatevi. Un breve passaggio per assaporarne l'atmosfera: "Borg sta venendo verso di me, solleva gli occhi e io capisco che vuole una palla. Non concede mai un cenno che sia più del necessario, il suo soprannome è l'Orso, poveri animali, li consideriamo tutti uguali, i cani fedeli, gli asini pazienti, e gli orsi degli scorbutici come Borg".
 
Fognini non è affatto un orso, anzi viene generalmente indicato come esempio di espressività esasperata. Così, tra qualche imprecazione che i parecchi italiani sugli spalti colgono nella loro esaustiva compiutezza, riesce oggi a chiudere il suo primo turno, interrotto ieri e ieri l'altro dalla pioggia. Match altalenante anche tecnico-agonisticamente sul campo numero 11. Avanti per 6-4 1-6 4-1 sull'argentino Federico Delbonis, ATP 38 (tre gradini sotto l'azzurro), alla ripresa del gioco Fabio va in confusione, restituisce i due break messi in cascina nelle puntate precedenti, si trascina al tie break che perde malamente. Il quarto set comincia con un break a favore del ligure, che replica al quinto game senza che l'avversario riesca più a recuperare. Nel quinto set parte male, si disunisce nel secondo game quando, al servizio, fa tre errori banali e un doppio fallo. Sullo 0-3 giurerei che la sua partita è segnata e invece, come accade spesso, mi sbaglio. Il signor Pennetta s'ispira alla grinta della moglie, non sbaglia più nulla, Delbonis è in rotta come l'esercito a Caporetto: sei game consecutivi sono quelli che servono a Fognini per approdare al secondo turno (6-4 1-6 6-7 6-2 6-3 in due ore e 48 minuti spalmati su tre giorni).
 
Fabio è l'unico italiano ancora in tabellone (meglio: in  entrambi tabelloni dei singolari, visto che nessuna donna raggiunge il terzo turno) e trova adesso sul cammino un avversario alla sua portata, lo spagnolo Feliciano Lopez, 35 anni a settembre, testa di serie numero 22.
 
Esce di scena a testa alta Andreas Seppi, che appare in ritardo di forma eppure non delude il folto pubblico del campo numero 2, richianato dalla prospettiva di tennis muscolare ed intelligente garantita dal lui e da Milos Raonic. Tre set tirati, il primo risolto al tie break, il secondo dal break ottenuto dal canadese al settimo game, il terzo da quelli al quinto e al settimo game. Contro il servizio più potente tra i Top 30, ogni errore sul proprio servizio può essere la condanna, imparav una volta di più Seppi. Finisce 7-6 6-4 6-2 in meno di due ore.  
 
Sara Errani s'arrende per un niente (6-7 5-7) ad Alizé Cornet, che aveva  battuto negli ultimi quattro (su cinque) match, tre volte sul veloce, una sulla terra rossa. Anche lei, come Andreas, non demerita, costringe la francese (WTA 61) a scambi prolungati e incerti, sembra in grado di riagguantare la partita nel secondo set quando Cornet, avanti 4-5, serve per il match e fallisce. Poi la romagnola cede di schianto.  
 
Nel giorno che vede fare i bagagli la vincitrice del Roland Garros Garbine Muguruza (3-6 2-6 per mano della slovacca Jana Cepelova, 124 WTA), sua avversaria al primo turno, Schiavone non entra mai in partita (1-6 1-6) contro Simona Halep, numero 5 WTA. A 36 anni appena compiuti e al sedicesimo Wimbledon da protagonista, è la passione che le impedisce di dire basta. Grazie, Francesca.
Twitter @claudiogiua