Monday's Net

Nel segno dei blitz di Andy e Roger

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A suo tempo mi venne di chiamare questa rubrica "Monday's Net" perché accoppiava il lunedì - a mio giudizio giorno imperdibile di qualsiasi torneo ATP e WTA, non importa se di una o due settimane - alla rete intesa sia come limite fisico del campo da gioco, sia come luogo digitale della comunicazione e dell'informazione. Non me ne sono mai pentito, nonostante i lettori abbiano talvolta chiesto ragione di un titolo così criptico. La conferma è arrivata puntuale oggi: il lunedì della seconda settimana di Wimbledon è la quintessenza del grande tennis.
 
Delle partite di oggi, due erano indicate da tutti come imperdibili: Andy Murray vs. Nick Kyrgios e Roger Federer vs. Steve Johnson, entrambe programmate sulla Centre Court. Come spesso accade, i match più divertenti e incerti hanno avuto come teatri altri campi, il numero 2 dove Milos Raonic ha recuperato il doppio svantaggio contro Milos Raonic (4-6 3-6 6-4 6-4 6-4) e il numero 12 dove Lucas Pouille ha eliminato al quinto set Bernard Tomic (6-4 4-6 3-6 6-4 10-8). Del francese ho scritto brevemente ieri per la vittoria su Juan Martin del Potro e più diffusamente in maggio dopo la lunga cavalcata che l'aveva portato, a sorpresa, fino alla semifinale di Roma. Ora si deve, in forza del gioco sfoggiato e dei risultati ottenuti, considerarlo la più interessante novità di questo scorso di stagione.
 
Il tennis migliore lo mostra invece Murray che umilia (7-5 6-1 6-4 in un'ora e 42 minuti) il più celebrato giovanotto del tennis attuale. Lo scozzese è irresistibile nei turni di servizio e anche alla risposta. Uno spettacolo. Mobilissimo, in grado di tessere una trama imprevedibile, formidabile nelle discese a rete, annichilisce punto dopo punto Kyrgios. Il ragazzo di Canberra appare incapace di interpretare il match e di sostenere la pressione continua al quale Murray lo sottopone. L'immagine-simbolo delle difficoltà nervose di Nick è immortalata dai cameramen e dai fotografi al cambio di campo dopo il settimo game del terzo set: sguardo a terra, mani a tenersi la testa, piegato dallo stupore di non sapere come reagire. Con questa vittoria, il numero 2 al mondo si candida come uomo forte della centotrentesima edizione degli Championships. Più di Roger Federer.
 
A 26 anni Steve Johnson è, in teoria, la macchina perfetta del tennis sull'erba: dal suo metro e 88 serve al livello dei migliori bombardieri del circuito, dispone di un diritto piatto che mette dove vuole caricandolo di forza, sfoggia appena possibile un rovescio slice non facile da controllare. La sua strategia prevede di accorciare al massimo gli scambi, e in questo va d'accordo con Federer. La scorsa settimana ha battuto Pablo Cuevas in finale sull'erba di Nottingham: un successo - il suo primo in un torneo ATP - che l'ha proiettato a quota 29 nel ranking mondiali. Le tre successive vittorie a Wimbledon (Jaziri, Chardy, Dimitrov) gli hanno fatto scalare almeno altri cinque posti. Mai stato tanto in alto.
 
Contro Roger Federer l'ex mattatore dei circuiti universitari americani fatica però più del previsto a carburare perché, come ha cominciato a fare tre anni fa su suggerimento di Stefan Edberg, lo svizzero usa subito qualsiasi colpo a disposizione per metterlo in difficoltà. Federer è consapevole che più un match si prolunga, più le sue chance diminuiscono. Il blitz come strada obbligata, a quasi 35 anni, per la vittoria. Così, persi i primi set per 6-2 6-3, Johnson riesce a ottenere il suo primo break al quarto gioco del terzo set. Vantaggio effimero. Federer recupera subito, nonostante appaia provato dopo un'ora e mezza di gioco, e all'ultimo tuffo mette a segno il break che lo porta sul 6-5. Al servizio, poi, è implacabile.
 
Il numero 3 al mondo contenderà l'accesso alla semifinale a Marin Cilic, che ha chiuso i conti con l'infortunato Kei Nishikori senza faticare più di tanto (6-1 5-1). Anche Richard Gasquet è stato fermato da un guaio alla schiena quando il derby tutto francese con Jo-Wilfried Tsonga era cominciato da pochi minuti. Peccato.
Twitter@claudiogiua