Le due semifinali femminili di Wimbledon hanno avuto andamenti simili e deludenti, dunque quasi senza storia. Opposti invece, i risultati per le sorelle Williams, che non si ritroveranno l'una contro l'altra in finale. Sarebbe stata la nona replica di un evento carico di pathos, sette anni dopo l'ultimo che fu proprio sull'erba e davanti agli spettatori della Centre Court. Forse, date le età di entrambe, non ci sarà un'altra occasione così in uno Slam.
Serena ha disposto a piacimento di Elena Vesnina, russa di nascita ucraina, trent'anni tra poche settimane, numero 50 al mondo (sarà 25 da lunedì prossimo), mai arrivata tanto avanti in uno Slam in quattordici anni di onorato servizio. Il match è durato talmente poco - 48 minuti, 6-2 6-0 - che, arrivato in ritardo, ho avuto modo di seguire solo il secondo set. Appena un po' più combattuto e prolungato il match tra Venus e la vincitrice di Melbourne Angelique Kerber. La mancina tedesca s'è accontentata del 6-4 6-4 dopo 72 minuti durante i quali il risultato non è mai sembrato in forse. Il colpo del ko, un passante incrociato di diritto dall'angolo sinistro della metà campo, è stato forse il suo più bello. L'americana è invece apparsa in condizioni fisiche non perfette per colpa di un torneo troppo impegnativo rispetto al suo standard attuale.
Dopo sei mesi si ritroveranno di fronte in una finale di Slam la numero 1 e la numero 4 del mondo (ma 2 da lunedì). Agli Australian Open finì con l'inatteso successo della ragazza di Brema, classe 1988, alla fine di tre set molto combattuti (6-4 3-6 6-4). Fu, quella, una sconfitta psicologicamente debilitante per Serena, reduce dal trauma dell'uscita di scena a New York quand'era a un passo dal Grande Slam. Riuscire sabato a battere Angelique significherebbe, per lei, ripartire senza più timori proprio dall'ultimo teatro di un trionfo in uno Slam.
Non credo che le due semifinali maschili di domani saranno altrettanto rapide formalità da sbrigare per i due giocatori più forti, che sono Andy Murray, opposto a Tomas Berdych, e Roger Feder che affronterà Milos Raonic.
Per una volta vale la pena dare un'occhiata alle quotazioni dei principali siti di scommesse online. Gioco Digitale propone lo scozzese a 1.15, che vuol dire non recuperare neanche il valore del tempo e della fatica necessari per fare la puntata. Pochi credono che il ceco abbia seriamente qualche chance di raggiungere la finale di domenica: Bet365 lo quota a 6.00. Tuttavia, ieri Murray contro Tsonga ha palesato limiti fisici e nervosi che, a mio parere, dovrebbero portare i quotisti a rivedere le proprie valutazioni. È invece previsto come più equilibrato il confronto tra lo svizzero e il canadese. Due anni fa, sempre in semifinale, finì con la vittoria di Roger tanto netta quanto risicata (6-4 6-4 6-4). Stavolta il numero 3 del ranking ATP viene dato a 1.65 da Betclic, nemmeno tanto lontano dal rating di Raonic, che è 2.43 secondo 888Sport.
Non essendo un esperto di scommesse, prendo solo atto di quanto esprimono asetticamente questi numeri. Per il resto faccio notare come ieri Roger Federer, prevalendo in cinque set su Marin Cilic, abbia giocato una partita eccezionale e tutta in salita. Non credo che il dispendio di forze sia stato tale da condizionarlo domani. E, sia nel corso della rimonta dopo i due set lasciati al croato, sia al termine del match, ha mostrato un entusiasmo e una fame di successo da lasciare a bocca aperta.
Al contrario, mi ha deluso l'atteggiamento di Murray soprattutto per l'incapacità di adeguarsi al gioco del francese diventato spumeggiante dopo i primi due set persi. Ieri sera ho visto il Tsonga uscire metaforicamente dal campo nel secondo set, risparmiare le forze e lasciare che lo scozzese facesse il mattatore. Poi, anziché accelerare e chiudere in tre set, Andy ha lasciato che le parti invertissero, prendendosi una vacanza, subendo il break e non riuscendo più a recuperare. Sotto lo sguardo vieppiù preoccupato di Ivan Lendl, Andy ha affrontato il quarto set deciso a non farsi mettere nell'angolo da Tsonga: invece gli è toccato cedere di nuovo. Il quinto set è, tecnicamente, contato poco. Insomma, non sono affatto sicuro che la partita con Berdych, in spolvero contro l'ostico Pouille, sarà una passeggiata per Murray
Twitter@claudiogiua
Serena ha disposto a piacimento di Elena Vesnina, russa di nascita ucraina, trent'anni tra poche settimane, numero 50 al mondo (sarà 25 da lunedì prossimo), mai arrivata tanto avanti in uno Slam in quattordici anni di onorato servizio. Il match è durato talmente poco - 48 minuti, 6-2 6-0 - che, arrivato in ritardo, ho avuto modo di seguire solo il secondo set. Appena un po' più combattuto e prolungato il match tra Venus e la vincitrice di Melbourne Angelique Kerber. La mancina tedesca s'è accontentata del 6-4 6-4 dopo 72 minuti durante i quali il risultato non è mai sembrato in forse. Il colpo del ko, un passante incrociato di diritto dall'angolo sinistro della metà campo, è stato forse il suo più bello. L'americana è invece apparsa in condizioni fisiche non perfette per colpa di un torneo troppo impegnativo rispetto al suo standard attuale.
Dopo sei mesi si ritroveranno di fronte in una finale di Slam la numero 1 e la numero 4 del mondo (ma 2 da lunedì). Agli Australian Open finì con l'inatteso successo della ragazza di Brema, classe 1988, alla fine di tre set molto combattuti (6-4 3-6 6-4). Fu, quella, una sconfitta psicologicamente debilitante per Serena, reduce dal trauma dell'uscita di scena a New York quand'era a un passo dal Grande Slam. Riuscire sabato a battere Angelique significherebbe, per lei, ripartire senza più timori proprio dall'ultimo teatro di un trionfo in uno Slam.
Non credo che le due semifinali maschili di domani saranno altrettanto rapide formalità da sbrigare per i due giocatori più forti, che sono Andy Murray, opposto a Tomas Berdych, e Roger Feder che affronterà Milos Raonic.
Per una volta vale la pena dare un'occhiata alle quotazioni dei principali siti di scommesse online. Gioco Digitale propone lo scozzese a 1.15, che vuol dire non recuperare neanche il valore del tempo e della fatica necessari per fare la puntata. Pochi credono che il ceco abbia seriamente qualche chance di raggiungere la finale di domenica: Bet365 lo quota a 6.00. Tuttavia, ieri Murray contro Tsonga ha palesato limiti fisici e nervosi che, a mio parere, dovrebbero portare i quotisti a rivedere le proprie valutazioni. È invece previsto come più equilibrato il confronto tra lo svizzero e il canadese. Due anni fa, sempre in semifinale, finì con la vittoria di Roger tanto netta quanto risicata (6-4 6-4 6-4). Stavolta il numero 3 del ranking ATP viene dato a 1.65 da Betclic, nemmeno tanto lontano dal rating di Raonic, che è 2.43 secondo 888Sport.
Non essendo un esperto di scommesse, prendo solo atto di quanto esprimono asetticamente questi numeri. Per il resto faccio notare come ieri Roger Federer, prevalendo in cinque set su Marin Cilic, abbia giocato una partita eccezionale e tutta in salita. Non credo che il dispendio di forze sia stato tale da condizionarlo domani. E, sia nel corso della rimonta dopo i due set lasciati al croato, sia al termine del match, ha mostrato un entusiasmo e una fame di successo da lasciare a bocca aperta.
Al contrario, mi ha deluso l'atteggiamento di Murray soprattutto per l'incapacità di adeguarsi al gioco del francese diventato spumeggiante dopo i primi due set persi. Ieri sera ho visto il Tsonga uscire metaforicamente dal campo nel secondo set, risparmiare le forze e lasciare che lo scozzese facesse il mattatore. Poi, anziché accelerare e chiudere in tre set, Andy ha lasciato che le parti invertissero, prendendosi una vacanza, subendo il break e non riuscendo più a recuperare. Sotto lo sguardo vieppiù preoccupato di Ivan Lendl, Andy ha affrontato il quarto set deciso a non farsi mettere nell'angolo da Tsonga: invece gli è toccato cedere di nuovo. Il quinto set è, tecnicamente, contato poco. Insomma, non sono affatto sicuro che la partita con Berdych, in spolvero contro l'ostico Pouille, sarà una passeggiata per Murray
Twitter@claudiogiua